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NASA, la mancanza di soldi l’ha spinta a chiudere una missione epocale | Che danno: ci vorranno 25 anni per ritornare su Plutone

Illustrazione di una missione spaziale cancellata (Canva FOTO) - aerospacecue.it

Illustrazione di una missione spaziale cancellata (Canva FOTO) - aerospacecue.it

Purtroppo, anche i giganti come la NASA possono soffrire per la mancanza di soldi. E ciò comporta la cancellazione di alcune missioni.

Non sempre una missione spaziale si conclude perché ha terminato il suo lavoro o perché i sistemi non funzionano più. A volte la chiusura arriva in modo brusco, dettata da ragioni economiche o da scelte politiche che interrompono i finanziamenti. 

Può succedere, ad esempio, che i costi di manutenzione diventino troppo alti rispetto al budget disponibile, oppure che le agenzie spaziali decidano di dirottare le risorse verso missioni più nuove e considerate più strategiche. È una scelta dolorosa!

In altri casi, pesano difficoltà tecniche o gestionali: ritardi, problemi nei contratti con i partner industriali, oppure mancanza di coordinamento internazionale. Tutto questo può portare a ridimensionare il progetto o addirittura a cancellarlo prima che dia frutti concreti.

Queste interruzioni lasciano spesso un senso di incompiuto, ma fanno parte della realtà dell’esplorazione spaziale, che non vive solo di sogni scientifici, bensì anche di compromessi pratici e decisioni prese dietro le scrivanie.

Una situazione particolare

Certe missioni spaziali finiscono per entrare nel cuore delle persone. Non soltanto per le immagini spettacolari che ci regalano, ma perché ci fanno sentire un po’ più vicini a mondi lontanissimi. È stato così per New Horizons, la sonda che nel 2015 ci ha mostrato Plutone come nessuno lo aveva mai visto prima. Dopo quel viaggio memorabile ai confini del Sistema Solare, sembrava quasi destinata a continuare a sorprenderci all’infinito.

La realtà, però, a volte è meno romantica di quanto si vorrebbe. Le sonde non sono eterne, e spesso il loro futuro dipende non solo dai limiti tecnici, ma anche da decisioni di carattere economico e organizzativo. È in questo intreccio di scienza e politica che si colloca l’ultima notizia sul destino della piccola esploratrice interplanetaria.

Illustrazione di una missione spaziale (Depositphotos foto) - www.aerospacecue.it
Illustrazione di una missione spaziale (Depositphotos foto) – www.aerospacecue.it

Cosa sta succedendo?

Secondo quanto riportato da HWUpgrade, la NASA ha deciso di mettere New Horizons in un nuovo periodo di ibernazione programmata, il più lungo della sua storia. La scelta è legata non soltanto alla distanza enorme a cui ormai si trova la sonda, ma anche ai tagli al budget che hanno ridimensionato la missione. Al momento, quindi, i suoi strumenti sono spenti e il progetto resta in una sorta di pausa indefinita, in attesa di capire se e quando potrà riprendere le attività.

Un aggiornamento pubblicato anche dalla NASA conferma che si tratta del periodo di “hibernation” più esteso mai registrato dall’inizio della missione. In pratica, New Horizons sta dormendo come non aveva mai fatto prima, e non è detto che si risvegli. Resta comunque una delle imprese più iconiche dell’esplorazione spaziale recente, e l’idea che un frammento di tecnologia terrestre stia viaggiando silenzioso ai margini del Sistema Solare ha un che di poetico, anche se il suo futuro rimane incerto.