Il ritardo del volo presidenziale diretto a Davos è stato causato da un’anomalia elettrica a bordo di uno degli aerei Air Force One.
Si tratta di un evento tecnico circoscritto, che non ha compromesso la sicurezza del volo ma ha richiesto il rientro alla base per motivi precauzionali.
Il volo presidenziale che trasportava Donald Trump verso la Svizzera per il World Economic Forum di Davos ha subito una deviazione imprevista poco dopo il decollo dalla Joint Base Andrews, nel Maryland. L’aereo è stato costretto a rientrare alla base a causa di un malfunzionamento elettrico definito “minore” dalla Casa Bianca.
L’incidente si è verificato nelle prime fasi del volo, senza compromettere le operazioni di bordo in termini di sicurezza, ma ha comportato una temporanea interruzione dell’illuminazione nella cabina stampa, come riportato dai giornalisti al seguito.
Secondo le procedure standard per il trasporto del Presidente degli Stati Uniti, qualsiasi anomalia tecnica, anche di lieve entità, impone una verifica immediata presso strutture certificate. Per questa ragione, l’equipaggio ha deciso di invertire la rotta e tornare alla base di partenza.
Il velivolo coinvolto è uno dei due Boeing VC-25A, basati sul modello commerciale 747-200B, in servizio dal 1990 e gestiti dalla United States Air Force. Ogni aereo della coppia può assumere la designazione “Air Force One” quando trasporta il Presidente in carica, ma si tratta tecnicamente di un codice radio di chiamata, non di un aereo specifico.
Nonostante una serie di aggiornamenti apportati nel corso degli anni, le cellule e i motori di questi aeromobili presentano costi di manutenzione sempre più elevati. La complessità delle apparecchiature elettroniche e dei sistemi di bordo, progettati anche per sopravvivere a scenari di guerra nucleare, impone un controllo costante e altamente specializzato.
Il problema verificatosi durante il volo verso Davos è stato classificato come un guasto elettrico secondario, probabilmente legato a uno dei numerosi sottosistemi di bordo. Le informazioni fornite non riportano anomalie nei sistemi di volo principali né nei circuiti critici per la navigazione o la propulsione.
Nel trasporto del Presidente degli Stati Uniti, la gestione della sicurezza segue protocolli rigidissimi. In caso di qualunque anomalia tecnica, anche non critica, l’equipaggio ha l’obbligo di adottare decisioni conservative per garantire la piena integrità operativa del volo.
Una volta atterrato nuovamente alla Joint Base Andrews, Donald Trump e il suo entourage sono stati trasferiti su un secondo aereo, che ha completato il volo verso la Svizzera con un ritardo di circa tre ore. Il Presidente è atterrato a Zurigo intorno alle 12:40 locali (11:40 GMT), per poi dirigersi verso Davos dove è previsto il suo intervento.
I due Boeing 747-200B in dotazione all’Air Force costituiscono la spina dorsale del trasporto presidenziale dagli anni ’90. Tuttavia, l’età della piattaforma e le difficoltà nella manutenzione di sistemi ormai datati hanno spinto l’amministrazione Trump, già nel 2018, a valutare opzioni alternative per il rinnovo della flotta.
Il piano prevede la sostituzione degli attuali VC-25A con due nuovi VC-25B basati sul modello Boeing 747-8, più moderni, efficienti e conformi agli standard tecnologici contemporanei. Tuttavia, il progetto ha incontrato ritardi significativi nella consegna e nello sviluppo.
Nel 2023, la Casa Bianca è stata oggetto di critiche per aver accettato da parte del Qatar un Boeing 747-8 come “dono incondizionato”. Sebbene legale, l’accettazione del velivolo ha suscitato discussioni sull’opportunità politica e sui costi di riconversione a carico del governo statunitense.
La configurazione di un VC-25A include:
* una suite presidenziale dotata di ufficio, sala conferenze e zona notte;
* una struttura medica di bordo, in grado di fornire primo soccorso e interventi urgenti;
* protezioni elettroniche e comunicazioni criptate per garantire la continuità del comando anche in situazioni di crisi internazionale;
* una sezione riservata alla stampa e al personale operativo, che può ospitare fino a 70 passeggeri e 26 membri dell’equipaggio.
I sistemi elettrici sono duplicati e isolati su più livelli. Una singola anomalia come quella segnalata potrebbe riguardare un modulo non critico, come l’alimentazione della cabina stampa, senza impatti sui sistemi di volo.
Il discorso di Trump a Davos era originariamente previsto per le 14:30 locali (13:30 GMT). Il ritardo causato dall’imprevisto tecnico non ha compromesso la sua presenza ma ha comportato una rimodulazione degli incontri bilaterali in programma, inclusi quelli con rappresentanti di Stati europei e del settore privato.
L’episodio non ha avuto ripercussioni sulla sicurezza dell’equipaggio o dei passeggeri, né sono state rilevate violazioni dei protocolli presidenziali. Tuttavia, il rientro forzato evidenzia le criticità operative legate all’impiego di piattaforme aeree con oltre 30 anni di servizio attivo.
La trasferta a Davos si inserisce in un momento diplomatico delicato per l’amministrazione Trump, che ha recentemente rilanciato la proposta di acquisizione della Groenlandia, territorio semi-autonomo del Regno di Danimarca e geostrategicamente rilevante nell’Artico.
Il Presidente ha ribadito l’idea durante un’intervista poco prima della partenza, affermando che gli Stati Uniti devono ottenere la Groenlandia per ragioni di sicurezza nazionale, senza escludere l’opzione dell’impiego militare. La proposta è stata respinta con fermezza sia da Copenaghen che dalle autorità groenlandesi.
Alcuni Paesi europei, tra cui Francia, Svezia e Germania, hanno inviato propri contingenti nella regione per attività di sicurezza e cooperazione. L’escalation di dichiarazioni ha alimentato tensioni tra Washington e vari partner NATO, accentuate da minacce di tariffe commerciali aggiuntive avanzate da Trump nei confronti degli Stati membri che si oppongono al piano.
L’episodio accaduto durante il volo verso Davos rappresenta una casistica operativa rilevante ma non anomala per aeromobili con un elevato grado di complessità tecnologica. L’intervento tempestivo dell’equipaggio e la disponibilità immediata di un secondo aereo confermano l’efficacia dei protocolli di ridondanza previsti per il trasporto presidenziale.
La necessità di sostituire entro breve tempo i VC-25A con aeromobili moderni è ormai riconosciuta anche a livello strategico. Tuttavia, i ritardi accumulati e i costi di conversione rappresentano ostacoli concreti.
Gli eventi registrati rafforzano la necessità di accelerare l’entrata in servizio della nuova flotta VC-25B, per garantire livelli di affidabilità, efficienza e sicurezza compatibili con le esigenze del vertice esecutivo statunitense nel contesto globale.