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Artemis II: stato della missione, rinvii e data di lancio aggiornata dopo gli ultimi test di rifornimento

Artemis II: tutti gli aggiornamenti 2026 tra rinvii, test criogenici, problema all’elio e lancio non prima di aprile.

Artemis II è la missione che riporta un equipaggio umano oltre l’orbita terrestre bassa dopo la fine del programma Apollo. Il volo prevede un profilo circumlunare: decollo su Space Launch System (SLS), viaggio di circa dieci giorni con Orion, passaggio attorno alla Luna e rientro sulla Terra. L’equipaggio comprende Reid Wiseman (comandante), Victor Glover (pilota), Christina Koch (specialista di missione) e Jeremy Hansen (CSA, specialista di missione).

Nel 2026 la campagna di preparazione ha assunto una forma tipica dei grandi programmi di lancio criogenici: progressi importanti, verifiche ripetute, limiti operativi dettati dalla sicurezza e un calendario che si adatta ai dati raccolti. Dopo una seconda prova completa di rifornimento considerata riuscita, un problema sopraggiunto nelle ore successive ha cambiato la traiettoria del planning: la NASA ha avviato le attività per un rollback del veicolo dal Launch Complex 39B al Vehicle Assembly Building (VAB) a causa di un’interruzione del flusso di elio verso lo stadio superiore ICPS (Interim Cryogenic Propulsion Stage). Un rollback implica l’uscita dalla finestra di marzo e sposta l’orizzonte operativo verso un lancio non prima di aprile, con l’obiettivo dichiarato di preservare, per quanto possibile, le opportunità di aprile in funzione di diagnostica e riparazione.

Che cosa deve dimostrare Artemis II prima del via libera al lancio

Artemis II è un volo con equipaggio, quindi l’asticella di verifica su hardware e procedure risulta più alta rispetto a una missione senza astronauti. Le aree critiche coinvolgono:

  • Propulsione e criogenia: l’SLS usa propellenti criogenici (idrogeno liquido e ossigeno liquido) che richiedono gestione termica, sequenze di caricamento controllate e un’infrastruttura di terra in grado di mantenere pressioni e temperature entro limiti stretti.
  • Integrazione tra veicolo e sistema di terra: molti eventi che, su carta, appartengono “alla rampa” hanno effetti diretti sul veicolo come umbilicali, valvole, filtri, sistemi di purge, comunicazioni, alimentazioni e logiche di countdown.
  • Orion e procedure di chiusura: anche la preparazione della capsula, dalla chiusura portelli alle verifiche di tenuta e configurazione dei sistemi, rientra nelle prove integrate di pre-lancio.

In questo quadro, i test chiave del 2026 hanno riguardato soprattutto il Wet Dress Rehearsal (WDR) e, a seguire, la gestione di un’anomalia legata al sistema elio dello stadio superiore.

Wet Dress Rehearsal: perché conta più di un semplice “rifornimento”

Il WDR, in italiano “Prova generale con rifornimento completo”, è una prova a scala reale che simula una giornata di lancio senza arrivare all’accensione dei motori. Include l’avvio del countdown, l’attivazione dei sistemi, il caricamento completo dei propellenti e l’avanzamento nelle fasi finali del conto alla rovescia, comprese le sequenze automatizzate di “terminal count”.

Per SLS il WDR esercita, in modo integrato, un insieme di operazioni che si influenzano a vicenda; infatti, la sequenza di rifornimento prevede il raffreddamento preliminare delle linee criogeniche (line chilldown), il passaggio dal riempimento a bassa portata al riempimento nominale ad alta portata (transition from slow fill to fast fill), la fase di rabbocco finale (topping phase) e la successiva modalità di mantenimento del livello con reintegro continuo (replenish mode), necessaria per compensare l’evaporazione naturale dei propellenti criogenici (boil-off).

Nelle comunicazioni NASA relative al WDR del 19 febbraio 2026 compaiono anche valori termici indicativi del livello di estremizzazione del ciclo criogenico: idrogeno liquido a circa -423°F e ossigeno liquido a circa -297°F. In una prospettiva evergreen, il punto tecnico essenziale è questo: un sistema criogenico può apparire “funzionante” a serbatoi vuoti e mostrarsi fragile o sensibile soltanto sotto stress termico e di flusso. Ecco perché i WDR costituiscono una barriera di rischio, non un passaggio formale.

Cronologia operativa 2026: dal target di febbraio al salto della finestra di marzo

Il 2026 di Artemis II ha visto un’accelerazione delle attività di rampa, seguita da rinvii legati a risultati di test e a vincoli meteorologici. La sequenza qui sotto raccoglie i punti che hanno determinato lo spostamento dell’orizzonte di lancio verso aprile.

  • 2-3 febbraio 2026: primo WDR con criticità legate a perdite di idrogeno liquido (LH2) nell’area del tail service mast umbilical, con interruzione anticipata della prova e conseguente rivalutazione del calendario.
  • 19 febbraio 2026: secondo WDR completato; la NASA descrive il raggiungimento della modalità replenish senza superare i limiti di sicurezza per concentrazione di idrogeno, e l’esecuzione delle fasi di terminal count secondo piano.
  • Notte del 21 febbraio 2026: rilevata un’interruzione del flusso di elio verso l’ICPS durante operazioni “normali” successive al WDR; attivazione di una modalità di backup per mantenere condizioni ambientali e configurazione sicura del veicolo.
  • 22 febbraio 2026: NASA annuncia l’intenzione di rollare il veicolo fuori dalla rampa e rientrare al VAB “as soon as” 24 febbraio, con l’obiettivo di preservare, se possibile, la finestra di aprile; rilascio dell’equipaggio dalla quarantena la sera del 21 febbraio.
  • 23 febbraio 2026: aggiornamento NASA sul rollback spostato a mercoledì 25 febbraio per meteo (temperature basse e venti forti); percorso di circa 4 miglia con durata stimata fino a 12 ore; una volta al VAB, installazione di piattaforme per accedere all’area dell’anomalia elio.

Questa cronologia spiega un punto spesso frainteso: un WDR positivo non equivale automaticamente a “via libera al lancio”, perché l’assetto post-test e le riconfigurazioni operative possono far emergere anomalie su linee e interfacce che durante la prova hanno lavorato in condizioni diverse.

Il problema dell’elio nello stadio ICPS: che cosa significa sul piano tecnico

Il nodo tecnico riportato dalla NASA riguarda lo stadio superiore ICPS e un’interruzione nel flusso di elio osservata nelle ore successive al WDR del 19 febbraio. L’ICPS, basato su un motore RL10, fornisce la spinta in orbita necessaria a collocare Orion nella traiettoria prevista prima del flyby lunare.

Secondo l’aggiornamento NASA del 21 febbraio, l’elio nello stadio superiore ha due funzioni operative centrali: mantenere condizioni ambientali corrette per il motore dello stadio e pressurizzare i serbatoi di idrogeno e ossigeno liquidi.

Qui la parola “elio” merita un chiarimento. L’elio è un gas nobile, quindi poco reattivo, spesso usato in sistemi spaziali come gas di pressurizzazione perché non introduce rischi di combustione e perché mantiene stabilità chimica in presenza di ossigeno. In un sistema criogenico, la pressurizzazione controllata è necessaria per garantire che valvole, linee e serbatoi lavorino nel campo previsto di pressione, prevenendo instabilità di alimentazione e mantenendo margini di sicurezza strutturali. Se il flusso elio non risulta adeguato, l’intero assetto dello stadio superiore entra in una zona di incertezza che non è accettabile in vista di un lancio con equipaggio.

La NASA ha indicato un insieme di possibili cause in valutazione, tutte tipiche delle anomalie di interfaccia tra terra e veicolo: un problema nell’interfaccia tra linee di terra e linee del razzo usate per instradare l’elio, una valvola nello stadio superiore, oppure un filtro tra terra e razzo. È stata citata anche l’esperienza di Artemis I, che aveva richiesto troubleshooting su pressurizzazione elio dello stadio superiore prima del volo.

Perché il rollback al VAB sposta il lancio “non prima di aprile”

Il rollback rappresenta una scelta logistica che interrompe la sequenza lineare verso il lancio, perché introduce attività aggiuntive: trasporto, configurazione del veicolo per l’ingresso nell’edificio, installazione di piattaforme e accessi, ispezione e riparazione, verifica e successiva ripartenza di una campagna di preparazione al pad.

La NASA è stata esplicita su un punto: un rollback esclude il lancio nella finestra di marzo. L’agenzia ha anche sottolineato che la preparazione rapida al rollback è stata avviata per tentare di preservare la finestra di aprile, compatibilmente con esiti dei dati, riparazioni e andamento del programma nelle settimane successive.

Diversi osservatori esterni hanno tradotto questa condizione in termini più diretti: dopo la scoperta del problema elio, “aprile” diventa l’orizzonte più vicino realisticamente perseguibile, quindi non prima di aprile.

Il trasferimento Pad-VAB: un’operazione ingegneristica con vincoli meteo

I comunicati NASA del 22 e 23 febbraio forniscono dettagli utili per capire cosa comporta fisicamente il rollback. Il veicolo SLS con Orion viene spostato restando integrato sul mobile launcher lungo un tragitto di circa 4 miglia (circa 6,4 km) tra Pad 39B e VAB. La durata prevista arriva a 12 ore. La scelta di anticipare preparativi e la modifica della data sono state motivate da meteo avverso: temperature basse e venti forti sulla Space Coast, con la necessità di rimuovere o gestire piattaforme e accessi soggetti a vincoli di vento.

Una volta rientrati al VAB, le squadre installano piattaforme per raggiungere l’area dell’anomalia: la NASA ha indicato che il lavoro parte “immediately” dopo il rientro, proprio per ridurre il tempo perso sulla sequenza e salvaguardare la finestra di aprile.

Il WDR del 19 febbraio: perché resta un passaggio chiave nonostante il rinvio

Il punto più importante da conservare, anche in un articolo evergreen, è la distinzione tra validazione di una parte del sistema e prontezza complessiva al lancio. Il WDR del 19 febbraio ha fornito una validazione preziosa della filiera criogenica:

La NASA ha descritto l’avanzamento del caricamento, la transizione dei serbatoi a replenish e l’esecuzione delle fasi finali del countdown, con gestione di aspetti pratici come la continuità delle comunicazioni e la conduzione delle sequenze automatizzate. ([NASA][3])

Nella parte dedicata all’idrogeno, il dettaglio operativo è significativo: il raggiungimento di “replenish” nel core stage senza superare il limite di sicurezza di concentrazione di idrogeno indica che le attività di ripristino dopo il primo WDR (sostituzione guarnizioni e verifica della tenuta) hanno prodotto un miglioramento misurabile nel parametro che aveva fermato la precedente prova. ([NASA][3])

Questo non sminuisce l’anomalia elio: la colloca nel suo posto tecnico. La campagna 2026 mostra due famiglie di criticità diverse: gestione LH2 e interfacce di rampa durante il rifornimento; flusso elio dello stadio superiore nelle operazioni successive e nella riconfigurazione post-test.

Che cosa resta da fare prima di fissare una data: dati, riparazione, verifiche

La NASA ha indicato che i team stanno rivedendo i dati e mantenendo il veicolo in configurazione sicura tramite metodi di backup per le condizioni ambientali dello stadio superiore. L’indagine sulle possibili cause comprende l’interfaccia tra linee di terra e razzo, una valvola dell’upper stage e un filtro.

La logica di accettazione di un’anomalia di questo tipo segue una sequenza abbastanza standard nei programmi spaziali con criogenia e pressurizzazione:

  • Identificazione del failure mode. Definizione precisa del comportamento osservato (interruzione, instabilità, degrado) e sua ripetibilità.
  • Isolamento della catena causa-effetto. Separazione tra componenti di terra, componenti di bordo, sensori e logiche di controllo.
  • Rimedio e verifica. Riparazione o sostituzione, seguita da test di conferma in condizioni operative rappresentative.
  • Reintegrazione nella timeline. Ritorno al pad, riconnessione umbilicali, ripetizione delle verifiche essenziali e chiusura delle certificazioni di sistema.

A livello di comunicazione pubblica, la NASA ha già anticipato un media event nei giorni successivi per discutere rollback e piani di volo.

Perché le finestre di lancio esistono e perché “aprile” non è un dettaglio di calendario

Il concetto di finestra di lancio non è un’imposizione amministrativa. È una conseguenza dell’orbita terrestre, dell’orientamento della traiettoria verso la Luna, delle geometrie di rientro e di vincoli di sicurezza.

Per un profilo circumlunare con Orion, la NASA valuta opportunità che soddisfano simultaneamente: geometria del trasferimento (energia richiesta, durata, allineamenti), illuminazione e comunicazioni, condizioni di rientro e corridoio di ammaraggio, meteo al sito di lancio e meteo lungo i corridoi di recupero.

L’aggiornamento NASA del 21 febbraio collega in modo diretto il rollback alla perdita della finestra di marzo e alla possibilità di salvare aprile. Questa relazione rende “aprile” il primo periodo utile plausibile, quindi l’espressione non prima di aprile descrive una conseguenza operativa, non una previsione arbitraria.

Quarantena dell’equipaggio: indicatore di readiness e variabile di planning

Un dettaglio spesso trascurato riguarda la gestione sanitaria dell’equipaggio. La NASA ha comunicato che i membri di Artemis II sono stati rilasciati dalla quarantena la sera del 21 febbraio 2026 e sono rimasti a Houston.

La quarantena pre-lancio viene pianificata in prossimità di una data target, con lo scopo di ridurre il rischio di infezioni e indisponibilità a ridosso del decollo. Il rilascio indica che, con l’insorgere dell’anomalia elio e l’avvio del rollback, la timeline non giustificava più la prosecuzione di quel regime operativo. In chiave evergreen, questo passaggio mostra come i rinvii non impattino soltanto hardware e infrastrutture, ma anche la gestione umana e organizzativa della missione.

Stato attuale e quadro aggiornato: cosa è certo e cosa dipende dai prossimi giorni

Alla data degli ultimi aggiornamenti NASA disponibili (21–23 febbraio 2026), alcuni elementi risultano ben definiti:

  • Il problema tecnico attuale riguarda il flusso di elio verso l’ICPS, osservato dopo la conclusione del WDR del 19 febbraio, con il veicolo mantenuto in stato sicuro tramite procedure alternative.
  • È in corso il rollback verso il VAB, con pianificazione rivista per meteo e target indicato su 25 febbraio 2026, tragitto di circa 4 miglia e durata fino a 12 ore.
  • Il lancio nella finestra di marzo viene escluso in caso di rollback e l’orizzonte operativo passa a un non prima di aprile, con l’obiettivo di preservare, se possibile, la finestra di aprile in base a riparazioni e analisi dati.

Il resto dipende da una variabile tecnica precisa: la natura dell’interruzione di flusso e la rapidità con cui può essere isolata e corretta senza introdurre ulteriori test di qualifica estesi.

Perché questa fase di rinvii è rilevante per l’intero programma Artemis

Artemis II ha una funzione di sistema: certifica la combinazione SLS + Orion con astronauti a bordo in un profilo che avvicina in modo sostanziale le condizioni di volo delle missioni successive. Ogni rinvio legato a un’anomalia reale, misurata e tracciata, fornisce dati che aumentano la robustezza del programma.

L’aspetto più utile è riconoscere il tipo di complessità in gioco: sistemi criogenici di grande scala, pressurizzazione con gas inerte, integrazione con infrastrutture di rampa e vincoli meteorologici. Artemis II si trova esattamente nel punto in cui queste variabili si incontrano e devono convergere in una sequenza senza ambiguità.