Missioni spaziali

SLS e Orion sono arrivati sulla rampa di lancio: Artemis II verso il lancio del 1° aprile

Il 20 marzo 2026 l’SLS (Space Launch System) con la capsula Orion è arrivato al Launch Pad 39B del Kennedy Space Center, aprendo la fase finale dei preparativi per il lancio di Artemis II, la prima missione con equipaggio umano verso la Luna dai tempi dell’Apollo 17 nel 1972. La finestra di lancio si apre il 1° aprile 2026 e si estende fino al 6 aprile, con un’ulteriore opportunità il 30 aprile.

Il rollout: 4 miglia a meno di un chilometro all’ora

Nella notte tra il 19 e il 20 marzo 2026, il Crawler-Transporter 2 (CT-2) ha iniziato il trasporto del razzo integrato con il Mobile Launcher-1 (ML-1) fuori dal Vehicle Assembly Building (VAB) del Kennedy Space Center in Florida. La partenza, originariamente fissata per le 20:00 locali del 19 marzo, ha subito un ritardo di alcune ore a causa di raffiche di vento che rendevano rischiosa l’apertura delle porte del VAB: alcuni pannelli in compensato necessari per proteggere il suolo dall’enorme peso dei cingoli erano stati scardinati dal vento.

Una volta normalizzate le condizioni atmosferiche, il CT-2 ha intrapreso il percorso di 6,4 chilometri (4 miglia) lungo il Crawlerway, la strada appositamente costruita e rivestita di rocce fluviali che vengono letteralmente triturate dai cingoli al passaggio dello stack. Il peso combinato di crawler, razzo e Mobile Launcher supera i 18 milioni di chilogrammi. La velocità massima raggiunta è stata di circa 1,3 km/h (0,82 mph): il viaggio ha richiesto circa 11 ore, con arrivo alla rampa alle 11:21 EDT del 20 marzo.

Il vettore trasportato è alto 98 metri (322 piedi) e rappresenta il sistema di lancio più potente mai costruito per missioni con equipaggio verso lo spazio profondo. Si tratta del secondo rollout di Artemis II a Pad 39B: il primo era avvenuto a gennaio 2026 per una serie di prove a terra, tra cui un wet dress rehearsal completato con successo il 19 febbraio. Poco dopo, il 21 febbraio, era emerso un problema al sistema di pressurizzazione a elio dello stadio superiore del razzo, che aveva costretto al rientro nel VAB per le riparazioni.

Il problema tecnico che ha ritardato la missione

Durante le analisi post-WDR del 21 febbraio, gli ingegneri avevano individuato un’anomalia nel sistema di pressurizzazione a elio dell’ICPS (Interim Cryogenic Propulsion Stage), lo stadio superiore del razzo. Una guarnizione all’interno di un connettore Quick Disconnect (QD), il raccordo tra lo stadio e l’ombelicale a terra, si era spostata e ostruiva parzialmente il flusso di elio sotto pressione, impedendo la corretta pressurizzazione del serbatoio.

Il 25 febbraio il CT-2 ha riportato lo stack all’interno del VAB, dove i tecnici hanno risolto il problema. Contestualmente sono stati sostituiti i pacchi batterie del sistema di terminazione del volo (FTS) sui booster solidi, sullo stadio centrale e sullo stadio superiore, e sono stati completati altri interventi di manutenzione preventiva. Il 12 marzo la NASA ha completato il Flight Readiness Review (FRR), ottenendo l’autorizzazione al secondo rollout e dichiarando sette finestre di lancio di due ore ciascuna tra il 1° e il 6 aprile, con la prima alle 22:24 UTC del 1° aprile.

L’SLS Block 1: architettura e prestazioni

L’SLS Block 1 impiegato per Artemis II è un vettore a stadi multipli con configurazione a propellenti criogenici e booster solidi. Lo stadio centrale (Core Stage) è alimentato da quattro motori RS-25, derivati dai motori del programma Space Shuttle, che bruciano una miscela di idrogeno liquido e ossigeno liquido. I due booster solidi a cinque segmenti, prodotti da Northrop Grumman, forniscono circa il 75% della spinta totale al decollo e rimangono attivi per i primi due minuti di volo prima di separarsi e ricadere in mare.

Sopra al Core Stage si trova l’ICPS (Interim Cryogenic Propulsion Stage), basato sul Delta Cryogenic Second Stage di Boeing/United Launch Alliance, che userà i suoi motori RL-10 per le manovre in orbita terrestre alta e per il Trans-Lunar Injection (TLI), la bruciatura che metterà la capsula Orion su traiettoria verso la Luna. La spinta totale al decollo dell’SLS Block 1 supera i 39,1 meganewton, superiore a quella del Saturn V che portò gli astronauti sulla Luna durante il programma Apollo.

In cima all’SLS si trova la capsula Orion, composta da due moduli principali: il Crew Module (CM), il modulo conico che alloggia i quattro astronauti e riporterà a terra solo quest’ultima parte al termine della missione, e l’European Service Module (ESM-2), costruito dall’ESA su base del veicolo di rifornimento ATV (Automated Transfer Vehicle). L’ESM fornisce propulsione principale, energia elettrica tramite quattro pannelli solari, controllo termico e sistemi di supporto vitale (aria, acqua, regolazione termica) per l’intera durata della missione nello spazio profondo.

Il profilo di missione di Artemis II

Artemis II è una missione di flyby lunare con traiettoria di free return: Orion raggiungerà la vicinanza della Luna senza entrare in orbita lunare e utilizzerà la gravità del nostro satellite per tornare naturalmente verso la Terra, senza necessità di un’ulteriore bruciatura propulsiva. La durata complessiva è di circa 10 giorni, dal lancio all’ammaraggio nel Pacifico.

Nella prima fase, immediatamente dopo il lancio da Pad 39B, l’ICPS effettua due bruciature per portare Orion in un’orbita terrestre altamente ellittica con perigeo a 185 km e apogeo a circa 71.600 km. In questa fase, circa 40 minuti dopo il lancio, l’equipaggio esegue una dimostrazione di manovra di prossimità con l’ICPS appena separato, simulando le tecniche di rendezvous e docking che saranno necessarie nelle missioni future per agganciarsi alla stazione Gateway in orbita lunare. Dopo circa un giorno in orbita terrestre alta e la verifica di tutti i sistemi, l’ICPS accende i motori per il TLI.

Il viaggio verso la Luna dura circa quattro giorni. Orion raggiunge la sfera di influenza gravitazionale lunare e la sorvola sul lato nascosto a una distanza di 6.400–9.700 km dalla superficie. In questa fase l’equipaggio è fuori dal contatto radio con la Terra per alcune ore. La distanza massima dalla Terra raggiunta durante la missione sarà di circa 450.000 km, superando il record stabilito dagli astronauti dell’Apollo 13 nel 1970 (400.171 km). Se questa distanza verrà confermata, Artemis II sarà ufficialmente la missione con equipaggio più lontana dalla Terra nella storia dell’esplorazione spaziale.

Il rientro avviene con una tecnica di skip reentry: la capsula entra nell’atmosfera terrestre, rimbalza fuori usando la portanza aerodinamica, poi rientra definitivamente per dissipare l’energia cinetica accumulata durante il viaggio di ritorno. La velocità di rientro sarà di circa 40.000 km/h. Il modulo di servizio europeo si separa dal crew module appena prima del rientro e si distrugge nell’atmosfera, mentre il crew module attiva il sistema di scudi termici in materiale AVCOAT ablativo per resistere alle temperature generate dall’attrito con l’aria. L’ammaraggio finale avviene nell’Oceano Pacifico, a largo delle coste di San Diego, dove una squadra di recupero NASA e Dipartimento della Difesa attende l’equipaggio.

Lo scudo termico: il problema ereditato da Artemis I

Dopo la missione Artemis I del novembre 2022, gli ingegneri avevano riscontrato un’erosione anomala dello scudo termico in AVCOAT della capsula Orion: alcune zone del materiale ablativo avevano perso frammenti di maggiori dimensioni rispetto a quanto previsto dai modelli pre-volo, un comportamento definito “char loss”. Le temperature all’interno del crew module erano rimaste entro i limiti di progetto, ma il fenomeno aveva richiesto analisi approfondite per garantire la sicurezza dell’equipaggio in una missione con rientro a velocità ancora più elevate di quelle di Artemis I.

La NASA ha condotto una revisione pluriennale del problema, identificando cause legate alla geometria di rientro e alle interazioni aerodinamiche. Lo scudo di Artemis II incorpora modifiche basate su questi risultati. Il rientro con tecnica skip implica due fasi di attrito con l’atmosfera, il che rende la validazione della capsula in condizioni reali di volo con equipaggio un obiettivo critico della missione stessa.

I sistemi scientifici e tecnologici a bordo

Artemis II non è solo una missione di collaudo dei sistemi di trasporto. A bordo di Orion sono integrati diversi esperimenti e sistemi tecnologici di nuova generazione. L’Orion Artemis II Optical Communications System (O2O) testerà comunicazioni ottiche ad alta velocità tra Orion e le stazioni a terra in California e New Mexico, con una velocità di downlink fino a 260 megabit al secondo: oltre cento volte superiore alle comunicazioni radio convenzionali usate nell’esplorazione lunare. Questo sistema è un precursore fondamentale per le missioni su Marte, dove i ritardi di comunicazione rendono critica la larghezza di banda disponibile.

La missione include anche una serie di esperimenti biomedici, tra cui la verifica in volo reale del sistema di supporto vitale ambientale (ECLSS) di Orion, che nelle missioni più brevi precedenti non era attivo. Per la prima volta nello spazio profondo, il sistema dovrà garantire aria, pressione, umidità e temperatura adeguati per quattro astronauti in un ambiente dove non è possibile alcun rifornimento esterno.

L’equipaggio: record storici e profili professionali

Reid Wiseman (Commander) è un pilota collaudatore della US Navy con oltre 4.000 ore di volo su più di 65 tipi di aerei. Ha volato sulla Stazione Spaziale Internazionale nel 2014 come Flight Engineer della Spedizione 41. Wiseman ha ricoperto il ruolo di Chief of the Astronaut Office alla NASA dal 2020 al 2022.

Victor Glover (Pilot) è un pilota collaudatore della US Navy con oltre 3.000 ore di volo. Ha partecipato alla missione Crew-1 su SpaceX Crew Dragon nel 2020-2021, soggiornando a bordo della ISS per circa sei mesi. Con Artemis II, Glover sarà la prima persona di colore a viaggiare verso la Luna e a raggiungere lo spazio profondo.

Christina Koch (Mission Specialist) è un’ingegnera elettrica con esperienza in ricerca nelle regioni polari. Nel 2019-2020 ha stabilito il record di permanenza continua nello spazio per una donna, con 328 giorni consecutivi a bordo della ISS, durante i quali ha effettuato sei EVA (passeggiate spaziali). Con Artemis II sarà la prima donna nella storia a raggiungere la Luna.

Jeremy Hansen (Mission Specialist) è un pilota da caccia dell’Aeronautica Militare canadese, selezionato come astronauta dalla Canadian Space Agency nel 2009. Artemis II è il suo primo volo spaziale. Hansen sarà il primo non americano a viaggiare verso la Luna e il primo canadese nello spazio profondo.

Artemis II nel contesto del programma Artemis

Il programma Artemis della NASA ha l’obiettivo di riportare esseri umani sulla superficie lunare in modo permanente, come preparazione alle future missioni verso Marte. Artemis I, il volo non equipaggiato del novembre 2022, aveva già certificato in orbita lunare l’accoppiamento tra SLS e Orion. Artemis II è la prima missione con equipaggio del programma e ha un carattere di volo di collaudo (test flight): non è previsto alcun allunaggio, ma la verifica completa di tutti i sistemi di Orion nelle condizioni reali dello spazio profondo.

Artemis III, attualmente prevista per il 2027, prevede prove di rendezvous e docking di Orion in orbita terrestre. Artemis IV, pianificata per il 2028, sarà il primo allunaggio del programma, con il trasferimento dell’equipaggio su un lander lunare commerciale, attualmente il Human Landing System (HLS) sviluppato da SpaceX basato su una versione modificata di Starship. La destinazione prevista per l’allunaggio è la regione del polo sud lunare, dove le sonde robotiche hanno confermato la presenza di ghiaccio d’acqua in permanente ombra, una risorsa essenziale per la futura base lunare.

La base internazionale che la NASA intende costruire nell’orbita lunare, il Lunar Gateway, ospiterà astronauti in missioni di lunga durata e fungerà da nodo logistico per le operazioni sulla superficie. ESA, JAXA, CSA e altri partner contribuiscono a moduli abitativi, propulsione e sistemi di supporto del Gateway, rendendo il programma Artemis il più ampio programma di esplorazione umana dello spazio profondo nella storia.

Fonti