Il 24 marzo 2026, la NASA ha annunciato la sospensione del programma Gateway nella sua forma attuale, il progetto di stazione spaziale in orbita lunare sviluppato negli ultimi anni in collaborazione con ESA, JAXA, CSA e ASI nell’ambito di Artemis.
Le risorse vengono reindirizzate verso la costruzione di una base lunare permanente sulla superficie, articolata in tre fasi progressive. Contestualmente, l’agenzia ha annunciato il lancio del primo veicolo spaziale interplanetario a propulsione nucleare, denominato Space Reactor-1 Freedom, previsto per il 2028 con destinazione Marte, e ha ridefinito la strategia per la bassa orbita terrestre con un approccio modulare agganciato alla Stazione Spaziale Internazionale.
Il programma Gateway era stato concepito come una piccola stazione spaziale in orbita lunare distante, da costruire per fasi tra la metà degli anni Venti e l’inizio degli anni Trenta, con il ruolo di nodo logistico per le missioni sulla superficie della Luna. Il progetto prevedeva moduli di propulsione e alimentazione (Power and Propulsion Element, PPE), moduli abitativi, un airlock e strutture di docking per i sistemi di allunaggio. A differenza della Stazione Spaziale Internazionale, Gateway sarebbe rimasta perlopiù non abitata, con equipaggi che vi sostavano soltanto durante le missioni lunari.
La partecipazione internazionale era ampia: ESA aveva contratto lo sviluppo del modulo ESPRIT e di componenti dell’HALO (Habitation and Logistics Outpost); JAXA aveva contribuito con hardware per l’alimentazione e il controllo ambientale; CSA (agenzia spaziale canadese) si era impegnata sul sistema robotico canadarm3; ASI (Agenzia Spaziale Italiana) aveva firmato accordi per componenti dei moduli abitativi. Diversi di questi contratti erano già in fase esecutiva avanzata al momento dell’annuncio.
Il comunicato NASA del 24 marzo 2026, firmato dall’amministratore Jared Isaacman e dall’associate administrator Amit Kshatriya, indica che il programma viene sospeso “nella sua forma attuale” (pause Gateway in its current form) per spostare il focus verso infrastrutture che abilitino operazioni di superficie prolungate. La formulazione è precisa: non si tratta di una cancellazione formale ma di una ridefinizione dell’architettura, che sposta il baricentro degli investimenti dalla stazione orbitale alla superficie lunare. L’hardware già sviluppato o in sviluppo non viene necessariamente dismesso: la NASA precisa che “utilizzerà le attrezzature applicabili e sfrutterà gli impegni dei partner internazionali” a supporto dei nuovi obiettivi. Questo passaggio è rilevante perché alcune componenti Gateway potrebbero essere reindirizzate o integrate in configurazioni diverse rispetto alla stazione orbitale originale.
Le ragioni tecniche ed economiche della sospensione non vengono esplicitate in dettaglio nel documento NASA, ma l’architettura di riferimento fornisce il contesto. Gateway richiedeva una complessità logistica elevata: ogni missione lunare doveva prevedere un rendezvous in orbita lunare distante, un trasferimento verso il sistema di allunaggio e poi la discesa in superficie. Questo aggiungeva fasi di missione e punti di guasto rispetto a un accesso diretto alla superficie. Parallelamente, i costi di sviluppo e i tempi di realizzazione rendevano difficile rispettare l’obiettivo di raggiungere la superficie lunare entro la scadenza temporale imposta dalla politica spaziale nazionale.
L’alternativa a Gateway è un programma strutturato su tre fasi progressive che punta a costruire infrastrutture direttamente sulla superficie della Luna, con un approccio modulare e un aumento graduale delle capacità.
La Fase 1 (Build, Test, Learn) abbandona il modello delle missioni uniche e complesse a favore di un approccio modulare e ripetibile. Il mezzo operativo principale è il programma CLPS (Commercial Lunar Payload Services), che affida a operatori commerciali la consegna di rover, strumenti scientifici e dimostratori tecnologici sulla superficie. Affianca CLPS il programma LTV (Lunar Terrain Vehicle), il rover pressurizzato che estenderà il raggio d’azione degli astronauti. In questa fase vengono testate e validate tecnologie per la mobilità di superficie, la generazione di energia (incluse unità termoelettriche a radioisotopi e riscaldatori a radioisotopi), le comunicazioni e la navigazione in ambiente lunare. L’obiettivo non è ancora una presenza umana continuativa, ma la creazione di un database operativo affidabile su cui basare le fasi successive.
La Fase 2 (Establish Early Infrastructure) introduce infrastruttura semi-abitabile e logistica ricorrente. Gli astronauti inizieranno a condurre operazioni regolari sulla superficie, supportati da contributi internazionali già contrattualizzati. Tra questi, il più strutturato è il rover pressurizzato di JAXA, che permetterà sortite di lunga durata senza tuta spaziale completa, aumentando significativamente la produttività e il raggio operativo dell’equipaggio. La fase prevede anche la possibilità di incorporare payload scientifici, rover aggiuntivi e capacità di trasporto da altri partner internazionali.
La Fase 3 (Enable Long-Duration Human Presence) segna il passaggio dalla spedizione periodica alla base permanente. Diventa operativo hardware di atterraggio capace di trasportare carichi pesanti (cargo-capable Human Landing Systems), rendendo possibile la consegna di infrastrutture massive sulla superficie. In questa fase vengono integrati contributi già pianificati con partner internazionali: gli habitat multiuso (MPH) dell’ASI, il Lunar Utility Vehicle della CSA e ulteriori capacità nei settori dell’abitazione, della mobilità e della logistica di superficie. Al termine della Fase 3, la presenza umana sulla Luna cessa di essere intermittente e diventa continua.
Sul piano del cadenzamento delle missioni con equipaggio, la NASA ha indicato che, superata la fase delle missioni Artemis, l’obiettivo è inizialmente un allunaggio ogni sei mesi, con incremento della frequenza al maturare delle capacità. L’agenzia punta a targettare fino a 30 allunaggi robotici a partire dal 2027, attraverso il programma CLPS, per consegnare payload scientifici e tecnologici in anticipo rispetto alle missioni con equipaggio.
La sospensione di Gateway ha ripercussioni dirette sull’architettura delle singole missioni Artemis. Secondo il documento NASA, la missione Artemis III, attualmente pianificata per il 2027, viene ridefinita: anziché essere la prima missione con allunaggio, si concentrerà sul test dei sistemi integrati e delle capacità operative in orbita terrestre, in preparazione dell’allunaggio effettivo con Artemis IV. Questa riformulazione è coerente con la sospensione di Gateway, che nella configurazione originale di Artemis III avrebbe fatto da nodo intermedio prima della discesa con lo Human Landing System di SpaceX (Starship HLS).
La NASA ha anche confermato la standardizzazione della configurazione del razzo SLS (Space Launch System) e l’aggiunta di una missione nel 2027, con l’obiettivo di un allunaggio sulla superficie lunare ogni anno a partire da quel momento. A partire da Artemis V, l’architettura incorporerà progressivamente hardware commerciale riutilizzabile per ridurre i costi e aumentare la frequenza delle missioni.
Tra gli annunci del 24 marzo 2026, la componente con le implicazioni tecnologiche più profonde a lungo termine è il programma Space Reactor-1 Freedom (SR-1 Freedom), il primo veicolo spaziale interplanetario alimentato da un reattore nucleare che la NASA intende lanciare. Il lancio è previsto entro la fine del 2028, con destinazione Marte.
La tecnologia impiegata è la propulsione nucleare elettrica (Nuclear Electric Propulsion, NEP): un reattore nucleare a fissione genera elettricità, che viene utilizzata per alimentare propulsori ionici ad alta efficienza. Rispetto alla propulsione chimica tradizionale, la NEP offre un impulso specifico (Isp) molto più elevato, il che si traduce in una capacità di trasportare massa utile verso destinazioni distanti in modo sostanzialmente più efficiente. Il vantaggio aumenta con la distanza dalla stella: oltre l’orbita di Giove, dove i pannelli solari non riescono più a generare potenza sufficiente, la NEP è l’unica alternativa pratica a combustibili chimici di enorme massa.
SR-1 Freedom viene descritto dalla NASA come una missione con molteplici funzioni simultanee. La prima è la dimostrazione tecnologica in volo (flight heritage) di hardware nucleare in ambiente interplanetario profondo, superando la fase sperimentale che ha caratterizzato decenni di studi. La seconda è la definizione di precedenti regolatori e di lancio per veicoli a propulsione nucleare, un aspetto cruciale che finora ha rappresentato uno dei principali ostacoli pratici allo sviluppo di questa tecnologia. La terza è l’attivazione della base industriale necessaria per sistemi di fissione applicati alla propulsione, alle superfici planetarie e alle missioni di lunga durata. Il programma è sviluppato in collaborazione con il Dipartimento dell’Energia degli Stati Uniti (U.S. Department of Energy), che mantiene le competenze in materia di reattori nucleari e materiali fissili.
Al raggiungimento di Marte, SR-1 Freedom rilascerà il payload denominato Skyfall, composto da un insieme di elicotteri della classe Ingenuity (il rotore che ha dimostrato per la prima volta il volo motorizzato su un altro pianeta nel 2021) per proseguire l’esplorazione della superficie marziana.
Il Commercial Lunar Payload Services (CLPS) è il programma NASA con cui l’agenzia stipula contratti commerciali con aziende private per la consegna di payload scientifici e tecnologici sulla superficie lunare. I fornitori selezionati, tra cui Intuitive Machines, Astrobotic e Firefly Aerospace, sviluppano e operano i propri lander in modo autonomo, con NASA come cliente principale ma non esclusivo.
Con il nuovo piano, la NASA punta ad accelerare fortemente la cadenza del programma, targetizzando fino a 30 allunaggi robotici a partire dal 2027. La varietà di piattaforme di consegna include rover, hoppers (veicoli che si spostano per piccoli salti balistici, adatti a esplorare terreni accidentati o pozzi lunari) e droni. I payload possono provenire da industria, università e partner internazionali, con un Request for Information rilasciato il 24 marzo 2026 che sollecita proposte di strumenti scientifici per le missioni 2027 e 2028, incluse opportunità per studenti e ricercatori di tutto il territorio statunitense.
Tra i payload di prossima consegna citati esplicitamente nel documento NASA figurano il rover VIPER (Volatiles Investigating Polar Exploration Rover), progettato per mappare le riserve di ghiaccio d’acqua nelle regioni polari lunari, e la missione LuSEE-Night, un radiotelescopio da posizionare sul lato nascosto della Luna per condurre osservazioni nella banda delle frequenze radio basse, inaccessibili dalla Terra a causa dell’interferenza ionosferica.
Il documento anticipa anche l’estensione del programma CLPS verso Marte: i future RFI solleciteranno payload per la Mars Telecom Network (MTN), una rete di comunicazione interplanetaria, e per una missione dimostrativa di tecnologia nucleare sulla superficie marziana.
Parallelamente alla ridefinizione dell’architettura lunare, la NASA ha annunciato una nuova strategia per la bassa orbita terrestre (Low Earth Orbit, LEO) dopo il deorbiting della Stazione Spaziale Internazionale (ISS), previsto per il 2030.
La ISS rappresenta uno dei più complessi oggetti ingegneristici mai realizzati: ha richiesto 37 missioni Shuttle, 160 passeggiate spaziali, due decenni di assemblaggio e oltre 100 miliardi di dollari di investimento. Ha ospitato visitatori da 26 paesi, supportato più di 5.000 ricercatori e condotto oltre 4.000 investigazioni scientifiche. La sua dismissione non può essere improvvisata, e la transizione verso stazioni commerciali deve avvenire in modo da non creare interruzioni nella presenza umana statunitense in orbita e da permettere allo stesso tempo lo sviluppo di un ecosistema commerciale sostenibile.
La strategia aggiuntiva che NASA sta esplorando, su cui ha aperto un RFI il 25 marzo 2026, prevede un approccio in fasi agganciato alla ISS. Nella prima fase, NASA acquisirebbe un Core Module di proprietà governativa da collegare alla ISS esistente. Nella seconda fase, moduli commerciali sviluppati da operatori privati si aggancerebbero alla ISS e verrebbero operati sfruttando le capacità della stazione, validando sistemi e operazioni in un ambiente già funzionante. Una volta raggiunta la maturità tecnica e operativa e verificata la domanda di mercato, questi moduli si svincolerebbero dalla ISS e continuerebbero il volo autonomo come stazioni indipendenti, con NASA che diventerebbe uno tra i molti clienti che acquistano servizi commerciali in orbita.
Per stimolare la domanda, NASA intende espandere le opportunità commerciali nella ISS nel periodo di transizione, includendo missioni private con astronauti, vendita di posti commander, missioni congiunte, competizioni per più moduli e premi basati su risultati (prize-based awards).
Il documento NASA del 24 marzo 2026 contiene un aggiornamento sulle principali missioni scientifiche in sviluppo o prossime al lancio. Il Nancy Grace Roman Space Telescope, successore di Hubble nel dominio dell’infrarosso wide-field, è atteso al lancio entro l’autunno 2026. Con un campo visivo 100 volte più ampio di quello di Hubble nella stessa risoluzione, Roman è progettato per indagare la natura dell’energia oscura attraverso rilevamenti di supernovae di tipo Ia e lensing gravitazionale debole, e per condurre il più completo censimento di esopianeti mai realizzato tramite microlensing gravitazionale.
La missione Dragonfly, il rotorcraft nucleare destinato a Titano, la luna di Saturno, è confermata al lancio nel 2028 con arrivo previsto nel 2034. Il veicolo è un ottocottero a propulsione nucleare (radioisotope power system), capace di spostarsi autonomamente tra siti diversi sulla superficie di Titano per campionare la chimica organica complessa dell’ambiente. L’obiettivo scientifico primario è comprendere se e in che misura Titano, con il suo ciclo del metano, i laghi di idrocarburi e l’abbondanza di molecole organiche, possa fornire informazioni sui processi chimici prebiotici.
Nel 2028, NASA consegnerà su Marte il rover Rosalind Franklin di ESA, contribuendo con il proprio spettrometro di massa MOMA (Mars Organic Molecule Analyzer). MOMA è lo strumento progettato per analizzare molecole organiche estratte da campioni del sottosuolo marziano fino a due metri di profondità, dove i composti organici sono schermati dalla radiazione ultravioletta e cosmica. Se la missione ha successo come previsto, MOMA produrrà la più avanzata analisi di materia organica mai condotta su Marte.
Sul fronte della fisica dei temporali, una nuova missione Earth Science in fase di sviluppo, con lancio previsto nel 2027, misurerà per la prima volta l’evoluzione della dinamica interna delle tempeste convettive per migliorare le previsioni di eventi meteorologici estremi fino a sei ore prima del verificarsi della perturbazione.
Infine, nell’ambito dell’evento del 24 marzo 2026, la NASA ha rilasciato una coppia di immagini inedite del pianeta Saturno acquisite dal James Webb Space Telescope e da Hubble, che mostrano il pianeta in dettaglio senza precedenti rispettivamente nel dominio dell’infrarosso e nel visibile.
L’annuncio del 24 marzo 2026 comprende anche una serie di misure di riorganizzazione interna. La NASA sta convertendo migliaia di posizioni da contrattisti a dipendenti civili di ruolo, con l’obiettivo dichiarato di ricostruire competenze ingegneristiche, tecniche e operative interne all’agenzia. Il programma di assunzioni si estende agli stagisti e ai professionisti all’inizio carriera, con nuovi percorsi per l’inserimento di talenti dall’industria privata attraverso incarichi a termine (term-based appointments) sviluppati in collaborazione con l’Office of Personnel Management.
Una misura operativa specifica è il dispiegamento di esperti NASA direttamente presso i fornitori della filiera: ogni grande fornitore primario, subcontraente e componente critico del percorso di sviluppo (critical-path component) riceverà un esperto dell’agenzia sul posto, con il mandato di identificare criticità, accelerare la produzione e garantire il raggiungimento degli obiettivi. Questa pratica di embedded oversight, storicamente adottata in alcune fasi dei programmi NASA ma mai su questa scala, mira a ridurre i tempi di risposta ai problemi tecnici e a eliminare i disallineamenti informativi tra l’agenzia e i propri fornitori.