Missioni spaziali

Artemis II: tutto sul lancio del 1° aprile 2026 e dove guardare la diretta

Il conto alla rovescia per il lancio di Artemis II è ufficialmente iniziato: il 1° aprile 2026, quattro astronauti partiranno dal Kennedy Space Center a bordo del razzo SLS e della capsula Orion per un viaggio di 10 giorni intorno alla Luna, il primo con equipaggio umano da Apollo 17 nel 1972. Ecco tutto quello che c’è da sapere sulla missione, dove guardare la diretta e chi sono i protagonisti di questo storico volo.

Il conto alla rovescia è partito

Il 30 marzo 2026, alle 16:44 ora della costa est degli Stati Uniti, l’orologio ufficiale del lancio ha cominciato a scorrere all’interno del Rocco Petrone Launch Control Center del Kennedy Space Center, in Florida. Il lancio è fissato per le 18:24 EDT del mercoledì 1° aprile 2026, con una finestra di due ore disponibile per il decollo. Artemis II è la seconda missione del programma Artemis, il primo volo con equipaggio della capsula Orion e del razzo Space Launch System, nonché la prima missione con astronauti oltre l’orbita bassa terrestre dalla missione Apollo 17 del dicembre 1972.

Le operazioni di preparazione sono entrate nella fase finale. Gli ingegneri stanno accendendo l’hardware di volo, verificando i collegamenti di comunicazione e preparando i sistemi criogenici del razzo per la sequenza di rifornimento che richiede il caricamento di centinaia di migliaia di galloni di idrogeno liquido e ossigeno liquido raffreddati a temperature estremate. Al Launch Pad 39B vengono anche riempiti i grandi serbatoi del sistema di soppressione del suono con acqua, che al momento del decollo genererà un diluvio protettivo per schermare il veicolo dalla potenza acustica dei propri motori.

Dove guardare la diretta di Artemis II

La NASA trasmetterà il lancio su più canali accessibili gratuitamente da tutto il mondo. La copertura inizierà con immagini in diretta e commento audio delle operazioni di rifornimento a partire dalle 7:45 del mattino del 1° aprile sul canale YouTube ufficiale della NASA, mentre i team caricheranno il propellente nel razzo SLS. La copertura completa su NASA+ inizierà alle 12:50.

Per seguire il lancio esistono diverse opzioni:

  • YouTube NASA (youtube.com/@NASA): trasmissione gratuita con commento in inglese a partire dalle 7:45 EDT
  • NASA+ (plus.nasa.gov): copertura completa dalle 12:50 EDT, disponibile via browser e app
  • NASA TV: disponibile via satellite e tramite i canali digitali
  • App NASA: streaming diretto disponibile su iOS e Android
  • Sito ufficiale NASA (nasa.gov): live streaming integrato con aggiornamenti in tempo reale

Per chi si trova nel fuso orario italiano, le 18:24 EDT corrispondono alle 00:24 del 2 aprile ora italiana (CEST, UTC+2). La copertura completa su NASA+ inizierà invece attorno alle 18:50 ora italiana del 1° aprile.

Le previsioni meteo e le condizioni di lancio

Le previsioni meteo per il giorno del lancio mostrano un 80% di probabilità di condizioni favorevoli, con le principali preoccupazioni legate alla copertura nuvolosa e al potenziale di venti forti nell’area. Gli ufficiali meteorologici della U.S. Space Force’s Space Launch Delta 45 continuano a monitorare attentamente la situazione, in particolare la cosiddetta Thick Cloud Rule che potrebbe causare un rinvio del lancio in caso di presenza di nuvole dense nel corridoio di volo.

La storia recente di Artemis II è già segnata da numerosi rinvii legati a problemi tecnici e condizioni atmosferiche avverse. La finestra di lancio di febbraio 2026 era stata annullata dopo che gli ingegneri avevano riscontrato un problema con il flusso di elio verso lo stadio superiore del razzo, alla fine di febbraio. In precedenza, una data ancora più anticipata del 6 e 7 febbraio era stata posticipata a causa del freddo e dei venti al Kennedy Space Center che avevano fatto slittare la prova generale del conto alla rovescia. Dopo il rollback nella struttura di assemblaggio il 25 febbraio, il razzo è tornato al pad di lancio il 20 marzo 2026.

Cosa succede durante il conto alla rovescia

Le ultime ore prima del lancio sono scandite da una sequenza rigidissima di operazioni tecniche. I team stanno completando i controlli dei sistemi di comunicazione, verificando la configurazione di tutti i circuiti di volo e preparando l’hardware criogenico. Il rifornimento del razzo avverrà nelle ore mattutine del 1° aprile e consiste nel caricare oltre 700.000 litri tra idrogeno liquido (LH2, raffreddato a circa -253°C) e ossigeno liquido (LOX, a circa -183°C) nei serbatoi dello stadio principale e dell’Interim Cryogenic Propulsion Stage (ICPS).

I quattro astronauti si trovano nel frattempo nelle Astronaut Crew Quarters all’interno del Neil A. Armstrong Operations and Checkout Building. L’equipaggio ha trascorso la fase finale del conto alla rovescia concentrato sulla verifica tecnica e sulla preparazione, restando in quarantena con monitoraggio sanitario rigoroso e completando controlli medici per garantire l’idoneità al volo. Seguono un programma di sonno e nutrizione controllato per mantenere energia e idratazione ottimali prima del lancio, ricevendo aggiornamenti regolari sulla configurazione del razzo e sulle condizioni meteorologiche.

Chi sono i quattro astronauti di Artemis II

La selezione dell’equipaggio di Artemis II è stata annunciata il 3 aprile 2023 dall’amministratore NASA Bill Nelson durante il suo discorso “State of NASA”. I quattro astronauti portano con sé storie professionali e personali di grande intensità, e insieme stabiliscono diversi primati storici.

Reid Wiseman, comandante

Reid Wiseman, nato l’11 novembre 1975 a Baltimora, Maryland, è un astronauta e aviatore navale americano. Wiseman è stato selezionato come comandante del volo Artemis II, il primo comandante di una missione lunare dai tempi di Gene Cernan su Apollo 17 nel 1972 e, a 50 anni, la persona più anziana ad aver mai lasciato l’orbita bassa terrestre.

Wiseman ha conseguito una laurea in ingegneria informatica e dei sistemi al Rensselaer Polytechnic Institute di New York e un master in ingegneria dei sistemi alla Johns Hopkins University di Baltimora. Artemis II sarà il suo secondo viaggio nello spazio: in precedenza aveva partecipato come ingegnere di volo alla missione Expedition 41 sulla Stazione Spaziale Internazionale, durante la quale lui e il suo equipaggio stabilirono un record con 82 ore di ricerca scientifica in una sola settimana.

La moglie Carroll è morta di cancro nel 2020, lasciandolo con due figlie adolescenti da crescere da solo. Quando gli è stato chiesto di guidare la prima missione lunare con equipaggio da mezzo secolo, ha dovuto valutare attentamente questa nuova partenza. Le sue figlie, in particolare la maggiore, avevano manifestato scarso entusiasmo per un secondo lancio del padre. Ha dichiarato che per lui crescere le figlie da solo è la sfida più grande della sua vita, ben più impegnativa di un volo verso la Luna.

Victor Glover, pilota

Victor Glover diventerà il primo afroamericano a viaggiare oltre l’orbita bassa terrestre. Nato a Pomona, in California, è padre di quattro figlie e ha accumulato oltre 3.500 ore di volo su più di 40 tipi di aeromobile, completando più di 400 atterraggi su portaerei e 24 missioni di combattimento. Ha servito come pilota del primo volo operativo della SpaceX Crew Dragon verso la Stazione Spaziale Internazionale nel 2020-2021, trascorrendo 168 giorni in orbita e completando quattro attività extraveicolari.

Glover è uno dei pochi astronauti afroamericani della NASA e considera la sua presenza su questa missione come una responsabilità morale oltre che professionale. Prima di ogni lancio, ascolta due brani musicali: “Whitey on the Moon” di Gil Scott-Heron e “Make Me Wanna Holler” di Marvin Gaye, canzoni dell’era Apollo che, a suo dire, “catturano quello che abbiamo fatto bene e quello che abbiamo fatto male”.

Christina Koch, specialista di missione

Christina Koch, 47 anni, ingegnera elettrica del North Carolina, detiene il record per il più lungo volo spaziale singolo compiuto da una donna: 328 giorni. Quella missione, iniziata il 14 marzo 2019, la vide anche protagonista della prima passeggiata spaziale interamente femminile insieme a Jessica Meir.

Con Artemis II, Koch diventerà la prima donna a viaggiare oltre l’orbita bassa terrestre. Ha trascorso un anno presso una stazione di ricerca al Polo Sud prima di essere selezionata dalla NASA, e possiede lauree in ingegneria elettrica e fisica alla North Carolina State University. La sua esperienza con i sistemi di supporto vitale e la ricerca biomedica in condizioni estreme la rende una risorsa chiave per una missione che metterà a dura prova tutti i sistemi della capsula Orion in un ambiente mai testato con equipaggio umano a bordo.

Jeremy Hansen, specialista di missione (CSA)

Jeremy Hansen sarà il primo cittadino non americano a viaggiare oltre l’orbita bassa terrestre. Nato a London, Ontario, in Canada, Hansen è cresciuto in una fattoria, ha conseguito una laurea in scienze spaziali al Royal Military College e ha iniziato la carriera come pilota di CF-18 e ufficiale delle operazioni di combattimento, lavorando con il NORAD e nelle operazioni artiche. L’Agenzia Spaziale Canadese lo ha selezionato per l’addestramento come astronauta nel 2009. Artemis II sarà il suo primo volo spaziale.

Il suo posto a bordo è stato garantito nell’ambito dell’accordo tra Canada e Stati Uniti che prevede la partecipazione canadese al programma Artemis in cambio del contributo di Canadarm3, il braccio robotico che farà parte del Gateway, la stazione spaziale in orbita lunare che la NASA intende costruire.

Il razzo SLS e la capsula Orion: caratteristiche tecniche

Lo Space Launch System (SLS) Block 1 è il razzo più potente mai costruito dalla NASA. Nella sua configurazione attuale genera circa 8,8 milioni di libbre di spinta (circa 39 MN) al decollo, prodotta dai quattro motori RS-25 dello stadio principale combinati con due booster a propellente solido da cinque segmenti. È capace di portare oltre 95 tonnellate metriche in orbita bassa terrestre e di inviare direttamente la capsula Orion verso la Luna senza necessità di assemblaggi orbitali intermedi.

La capsula Orion è progettata per ospitare fino a quattro astronauti in missioni di lunga durata nello spazio profondo. Il modulo di servizio europeo (ESM), sviluppato dall’Agenzia Spaziale Europea (ESA), fornisce propulsione, energia solare, controllo termico e parte del supporto vitale. Il sistema di fuga di lancio, posizionato in cima alla capsula, è in grado di estrarre l’equipaggio in sicurezza in qualsiasi fase del volo ascensionale, dalla rampa fino alla separazione dallo stadio principale.

Dopo la separazione dal razzo, i quattro astronauti non si dirigeranno immediatamente verso la Luna. Trascorreranno le prime 24 ore in un’orbita terrestre alta. Si tratta di un approccio prioritariamente orientato alla sicurezza, progettato per mantenere gli astronauti vicini alla Terra mentre verificano che i sistemi di supporto vitale della Orion, come il distributore di acqua potabile e il sistema di eliminazione del biossido di carbonio, funzionino perfettamente. Durante questa fase, il pilota Victor Glover eseguirà una dimostrazione di Proximity Operations, pilotando manualmente Orion in prossimità dello stadio superiore esaurito del razzo (l’ICPS), esercitando le delicate manovre di volo in formazione che le future missioni richiederanno per l’attracco con il Gateway o con il sistema di atterraggio SpaceX Starship.

La traiettoria della missione: un viaggio di 10 giorni intorno alla Luna

Artemis II non è una missione di atterraggio: l’obiettivo è eseguire un flyby lunare a traiettoria di ritorno libero, ovvero un percorso che sfrutta la gravità della Luna per riportare automaticamente la capsula verso la Terra senza necessità di una manovra di propulsione aggiuntiva. Questo tipo di traiettoria fu utilizzato per la prima volta dall’Apollo 13 come manovra di emergenza nel 1970.

A una distanza di circa 7.600 km oltre la Luna, la missione supererà i record precedenti di distanza percorsa da esseri umani. Al rientro nell’atmosfera terrestre, la capsula raggiungerà una velocità di circa 40.000 km/h, stabilendo un nuovo record di velocità di rientro per un veicolo con equipaggio.

La sequenza di volo prevede circa due giorni per raggiungere la Luna dopo l’orbita alta di verifica, un passaggio ravvicinato attorno al lato nascosto della Luna e poi il viaggio di ritorno verso la Terra. Il rientro avverrà con una tecnica di skip entry (rientro a rimbalzo), in cui la capsula “salta” brevemente nell’atmosfera superiore per ridurre la velocità prima del rientro finale, una procedura che pone vincoli precisi sulla finestra di lancio disponibile ogni mese.

I record che Artemis II è destinata a stabilire

Artemis II non è solo la prima missione lunare con equipaggio da oltre mezzo secolo: porta con sé una serie di primati che segnano un punto di discontinuità con la storia dell’esplorazione spaziale.

Con quattro astronauti a bordo, la missione batterà il record per il numero di persone simultaneamente nello spazio profondo, stabilito a tre persone durante Apollo 8 nel 1968. Victor Glover sarà il primo afroamericano a superare l’orbita bassa terrestre, Christina Koch la prima donna, Jeremy Hansen il primo cittadino non americano. Reid Wiseman diventerà, a 50 anni, la persona più anziana a lasciare l’orbita bassa terrestre e il primo comandante di una missione lunare dai tempi di Gene Cernan nel 1972.

Il contesto del programma Artemis

Il programma Artemis, dal nome della dea greca della caccia e gemella di Apollo, è l’iniziativa della NASA che punta a riportare esseri umani sulla superficie lunare, questa volta con l’obiettivo di stabilire una presenza permanente in prossimità della Luna, in vista di future missioni verso Marte.

Artemis II si basa sul successo della missione non equipaggiata Artemis I del 2022 e dimostrerà un ampio ventaglio di capacità necessarie per le missioni nello spazio profondo. La missione Artemis I, lanciata il 16 novembre 2022, aveva percorso una traiettoria simile senza astronauti a bordo, spingendosi fino a oltre 430.000 km dalla Terra, il punto più lontano mai raggiunto da una capsula progettata per trasportare esseri umani.

Artemis III, la missione successiva, prevede il primo atterraggio sulla superficie lunare dal 1972, con l’obiettivo specifico del polo sud della Luna, una regione di grande interesse scientifico per la presenza di ghiaccio d’acqua nelle zone in ombra permanente. Per quella missione, la NASA ha selezionato il sistema di atterraggio lunare di SpaceX Starship e le nuove tute spaziali sviluppate da Axiom Space.

Il ruolo dell’Agenzia Spaziale Europea e del Canada

Artemis II è una missione internazionale. L’Agenzia Spaziale Europea (ESA) ha contribuito con il Modulo di Servizio Europeo (ESM) della capsula Orion, una componente essenziale che fornisce propulsione, energia e supporto vitale. Ogni versione di Orion monta un ESM europeo, rendendo la partnership ESA-NASA strutturalmente integrata e non accessoria.

Il Canada partecipa attraverso l’astronauta Jeremy Hansen, la cui presenza è garantita da un accordo bilaterale che prevede la fornitura del Canadarm3, il braccio robotico avanzato destinato al Gateway, la stazione spaziale in orbita lunare che fungerà da snodo logistico per le future missioni sulla superficie della Luna.

La storia dei ritardi e il percorso verso il lancio

Il percorso verso il pad di lancio del 1° aprile 2026 è stato tutt’altro che lineare. Anche le date del 6 e 7 febbraio erano slittate a causa del maltempo e dei venti al Kennedy Space Center che avevano posticipato la prima prova generale del conto alla rovescia. Il 25 febbraio 2026, la NASA aveva effettuato il rollback del razzo nella Vehicle Assembly Building per preservare la finestra di lancio di aprile, con il ritorno al pad di lancio avvenuto il 20 marzo 2026.

Problemi precedenti avevano incluso un’indagine sui danni anomali allo scudo termico di Orion osservati dopo il rientro di Artemis I, e ritardi nel sistema di supporto vitale. Il programma di assemblaggio del razzo, iniziato il 20 novembre 2024, è stato completato il 20 ottobre 2025 con l’installazione del sistema Orion completamente integrato.

Nonostante le preoccupazioni emerse riguardo alla permeabilità del materiale AVCOAT dello scudo termico, analisi aggiuntive hanno dimostrato che la struttura sottostante della capsula Orion rimarrebbe intatta e in grado di proteggere l’equipaggio in condizioni più severe di quelle attese durante il rientro della missione. Le modifiche progettuali per affrontare il problema di permeabilità sono pianificate per lo scudo termico destinato ad Artemis III.

Cinquant’anni dopo Apollo: perché questa missione conta

L’ultima volta che esseri umani si avventurarono oltre l’orbita bassa terrestre fu il dicembre 1972, con l’astronauta Eugene Cernan che fu l’ultimo a lasciare impronte sulla superficie lunare durante Apollo 17. Da allora, per più di mezzo secolo, l’umanità ha esplorato lo spazio esclusivamente nell’orbita terrestre bassa, a soli 400 km di quota sulla Stazione Spaziale Internazionale.

Artemis II rappresenta qualcosa di più di un ritorno tecnico alla Luna. È la verifica che i sistemi sviluppati in decenni di ingegneria siano pronti a portare esseri umani nello spazio profondo con continuità, non come episodio isolato. La differenza rispetto al programma Apollo non è solo tecnologica: mentre Apollo fu concepito come una competizione geopolitica con obiettivo puntuale, il programma Artemis punta a costruire infrastrutture permanenti, capacità durature e partnership internazionali capaci di sostenere l’esplorazione umana per le generazioni future.

Il lancio del 1° aprile 2026, se le condizioni meteo e i sistemi tecnici lo consentiranno, aprirà ufficialmente questa nuova fase. Quattro astronauti, quattro storie diverse, una traiettoria comune: oltre la Luna, verso uno spazio che l’umanità non ha più visitato da quando nessuno degli attuali astronauti era ancora nato.