Artemis II è partita: il 1° aprile 2026, alle 18:34 EDT, il razzo SLS ha lasciato il Launch Complex 39B del Kennedy Space Center portando quattro astronauti oltre l’orbita bassa terrestre per la prima volta dal dicembre 1972. Reid Wiseman, Victor Glover, Christina Koch e Jeremy Hansen hanno iniziato un viaggio di dieci giorni in traiettoria di flyby lunare a bordo della capsula Orion, un volo che stabilisce una serie di primati storici e segna il ritorno dell’esplorazione umana dello spazio profondo.
Alle 18:34 EDT del 1° aprile 2026, il Space Launch System (SLS) Block 1 ha acceso i quattro motori RS-25 dello stadio principale a T-6,36 secondi, seguito dall’ignizione dei due booster a propellente solido da cinque segmenti a T-0. Lo stack completo, alto 98 metri e più della Statua della Libertà, ha generato circa 39 megawatt di spinta (equivalenti a oltre 8,8 milioni di libbre-forza) al momento del distacco delle connessioni ombelicali. Il Launch Director Charlie Blackwell-Thompson aveva dato il “go” ufficiale al team alle prime ore del mattino, dopo una lunga sequenza di rifornimento criogenico durata l’intera giornata.
Le condizioni meteorologiche si erano mantenute favorevoli per tutta la giornata: 80% di probabilità di tempo favorevole, con preoccupazioni minori legate alla copertura nuvolosa e ai venti costieri che gli ufficiali meteorologici della U.S. Space Force’s Space Launch Delta 45 avevano monitorato nelle ore precedenti. Le precipitazioni pomeridiane, comuni lungo la costa della Florida, si erano spostate a ovest della rampa di lancio in anticipo rispetto alla finestra di decollo, lasciando il corridoio di volo libero.
La fase di rifornimento era iniziata alle 7:33 del mattino, quando Blackwell-Thompson aveva dato il “go” per il caricamento dei propellenti. I team avevano quindi avviato il chilldown delle linee di trasferimento dello stadio principale, un processo di condizionamento termico progressivo che porta le tubature e le componenti del motore a temperature criogeniche usando idrogeno liquido super-freddo, prevenendo lo shock termico prima del caricamento completo. Nelle ore successive erano state caricate nello SLS circa 756.000 galloni di propellente criogenico, tra ossigeno liquido (LOX, a circa -183°C) e idrogeno liquido (LH2, a circa -253°C), distribuiti tra lo stadio principale e l’Interim Cryogenic Propulsion Stage (ICPS).
Reid Wiseman, comandante, è il primo comandante di una missione lunare dai tempi di Gene Cernan su Apollo 17 nel dicembre 1972. Nato a Baltimora nel 1975, ingegnere informatico e dei sistemi con un master alla Johns Hopkins University, Wiseman aveva già accumulato esperienza sulla Stazione Spaziale Internazionale durante la missione Expedition 41, nella quale il suo equipaggio stabilì un record con 82 ore di ricerca scientifica in una sola settimana. A 50 anni, diventa la persona più anziana ad aver mai lasciato l’orbita bassa terrestre.
Victor Glover, pilota, è il primo afroamericano a viaggiare oltre l’orbita bassa terrestre. Nato a Pomona, in California, ha accumulato oltre 3.500 ore di volo su più di 40 tipi di aeromobile e ha completato più di 400 atterraggi su portaerei e 24 missioni di combattimento. Ha già volato nello spazio come pilota del primo volo operativo di SpaceX Crew Dragon verso la ISS nel 2020-2021, trascorrendo 168 giorni in orbita e completando quattro attività extraveicolari. In questa missione, nelle prime 24 ore in orbita alta terrestre, eseguirà una dimostrazione di Proximity Operations, pilotando manualmente Orion in prossimità dell’ICPS esaurito per esercitare le manovre di volo in formazione che le future missioni richiederanno per l’attracco con sistemi come Gateway o Starship.
Christina Koch, specialista di missione, detiene il record per il più lungo volo spaziale singolo compiuto da una donna: 328 giorni consecutivi a bordo della ISS, partiti il 14 marzo 2019. Durante quella missione ha preso parte anche alla prima passeggiata spaziale interamente femminile insieme a Jessica Meir. Ingegnera elettrica e fisica con laurea alla North Carolina State University, Koch ha trascorso un anno in una stazione di ricerca al Polo Sud prima della selezione NASA. Con Artemis II diventa la prima donna a viaggiare oltre l’orbita bassa terrestre.
Jeremy Hansen, specialista di missione dell’Agenzia Spaziale Canadese (CSA), è il primo cittadino non americano a spingersi oltre l’orbita bassa terrestre. Cresciuto in una fattoria dell’Ontario, Hansen ha una formazione militare come pilota di CF-18 e ufficiale delle operazioni di combattimento con il NORAD. La sua presenza a bordo è garantita dall’accordo bilaterale tra Canada e Stati Uniti che prevede la fornitura del Canadarm3, il braccio robotico avanzato destinato al Gateway lunare. Artemis II è il suo primo volo spaziale.
Artemis II non prevede un atterraggio sulla Luna. La missione segue una traiettoria di flyby a ritorno libero, un tipo di percorso che sfrutta il campo gravitazionale lunare per curvare automaticamente il vettore di velocità della capsula e riportarla verso la Terra senza necessità di accensioni propulsive aggiuntive. Questa stessa geometria orbitale fu utilizzata come manovra di emergenza dall’Apollo 13 nel 1970, quando un’esplosione nel modulo di servizio costrinse il team a terra a improvvisare una rotta di salvataggio che sfruttasse la gravità della Luna come fronda di fionda naturale.
Nelle prime 24 ore di volo, l’equipaggio rimarrà in un’orbita terrestre alta (High Earth Orbit), in una fase deliberatamente conservativa progettata per verificare tutti i sistemi di supporto vitale della capsula Orion in un ambiente di spazio profondo ma con la Terra ancora raggiungibile in tempi brevi. La logica operativa è precisa: se il distributore d’acqua potabile, il sistema di eliminazione del biossido di carbonio o altri elementi critici presentassero anomalie, l’equipaggio potrebbe rientrare prima di allontanarsi definitivamente verso la Luna. Superata questa finestra di verifica, l’ICPS accenderà i motori per spingere Orion verso la traiettoria trans-lunare.
L’avvicinamento alla Luna avverrà dopo circa due giorni di transito. La capsula passerà fino a circa 7.600 km oltre la superficie lunare, superando il record di distanza percorsa da esseri umani stabilito dall’Apollo 13 nel 1970 e portando i quattro astronauti a circa 1,1 milioni di chilometri dalla Terra al punto di massima elongazione. Il passaggio sul lato nascosto della Luna comporterà un’interruzione temporanea delle comunicazioni radio con il Centro di Controllo di Houston, un’evenienza già pianificata e gestita attraverso sequenze operative autonome precaricate a bordo.
Il rientro nell’atmosfera terrestre avverrà attraverso una tecnica chiamata skip entry (o rientro a rimbalzo): la capsula Orion entrerà nell’atmosfera superiore a circa 40.000 km/h, “salterà” brevemente fuori portando velocità e calore sulla superficie dello scudo termico, poi rientrerà per il frenamento finale e il dispiegamento dei paracadute. Questa tecnica, che impone vincoli geometrici precisi sulla finestra di lancio disponibile ogni mese lunare, aumenta la precisione del punto di ammaraggio e riduce i carichi termici rispetto a un rientro diretto ad alta velocità.
Lo Space Launch System Block 1 è il razzo più potente attualmente in servizio al mondo. La sua architettura prevede uno stadio principale alimentato da quattro motori RS-25, gli stessi motori (in versione aggiornata) che per trent’anni avevano propulso lo Space Shuttle, affiancati da due booster laterali a propellente solido da cinque segmenti che sviluppano da soli circa l’80% della spinta totale al decollo. Questi ultimi bruciano per circa 126 secondi prima di separarsi e cadere nell’Oceano Atlantico.
Lo stadio principale prosegue fino alla separazione ad altitudine e velocità sufficienti per l’ICPS. L’Interim Cryogenic Propulsion Stage, derivato dallo stadio superiore Delta Cryogenic Second Stage, utilizza un singolo motore RL-10 alimentato a idrogeno e ossigeno liquido per eseguire la manovra di iniezione trans-lunare (TLI), che porta Orion dalla traiettoria orbitale terrestre verso la Luna. Una volta esaurito il propellente e completata la manovra, l’ICPS si separa e diventa il bersaglio della dimostrazione di Proximity Operations condotta da Glover.
La capsula Orion ospita l’equipaggio nel modulo equipaggio (CM), un volume abitabile di circa 8,95 metri cubi, progettato per supportare quattro astronauti per missioni di lunga durata nello spazio profondo. Agganciato al modulo equipaggio c’è il Modulo di Servizio Europeo (ESM), fornito dall’Agenzia Spaziale Europea (ESA): una componente strutturale critica che fornisce propulsione principale (un motore da 26,7 kN derivato dal motore del veicolo di trasferimento automatizzato ATV), produzione di energia attraverso quattro pannelli solari da 7 metri di apertura ciascuno, sistema di controllo termico attivo e passivo, e parte delle riserve di consumabili per l’equipaggio. L’ESM è una componente non accessoria: ogni volo Orion monta un modulo di servizio europeo, rendendo la partnership ESA-NASA strutturalmente integrata nell’architettura della missione.
In cima allo stack, prima del lancio, era posizionato il Launch Abort System (LAS), una torre propulsiva capace di estrarre il modulo equipaggio in sicurezza in qualsiasi fase del volo ascensionale, dalla rampa di lancio fino alla separazione dallo stadio principale. Il sistema si attiva in 300 millisecondi, sviluppando una spinta sufficiente ad allontanare la capsula dalla colonna di fuoco di un razzo in emergenza prima che l’equipaggio possa percepire qualunque anomalia. Dopo la separazione dello stadio principale, il LAS viene ejettato perché non è più necessario.
Artemis II non è esclusivamente una missione dimostrativa di sistema. A bordo della capsula Orion vengono condotte indagini scientifiche specificamente progettate per raccogliere dati fisiologici e biologici in un ambiente di spazio profondo che la ISS, a soli 400 km di quota, non può replicare.
L’esperimento più rilevante è AVATAR (A Virtual Astronaut Tissue Analog Response), che utilizza dispositivi organ-on-a-chip, strutture microfluidiche in cui cellule umane vengono coltivate in canali tridimensionali che mimano l’architettura funzionale di organi reali, per studiare gli effetti combinati dell’aumento di radiazione ionizzante e della microgravità sulla salute umana. Nello spazio profondo, al di fuori della protezione del campo magnetico terrestre, il flusso di particelle galattiche cosmiche (GCR) e di particelle energetiche solari (SEP) è significativamente più elevato rispetto all’orbita bassa terrestre. I dati raccolti da AVATAR durante Artemis II forniranno informazioni sulle soglie di danno cellulare in condizioni reali di spazio profondo, con implicazioni dirette per la pianificazione delle missioni a lungo raggio verso Marte.
L’equipaggio porta anche una serie di dosimetri personali e strumentazione distribuita nella capsula per mappare la distribuzione spaziale della dose di radiazione ricevuta in diverse posizioni all’interno del volume abitabile, informazioni fondamentali per la progettazione della schermatura delle future capsule e habitat lunari.
Uno degli elementi tecnici che hanno pesato maggiormente sul calendario di Artemis II è il comportamento dello scudo termico della capsula Orion durante il rientro della missione non equipaggiata Artemis I nel dicembre 2022. Le analisi post-volo avevano rilevato una permeabilità anomala del materiale ablativo AVCOAT, il composto a base di resina epossidica distribuito in celle a nido d’ape sullo scudo, che in alcune zone aveva mostrato pattern di ablazione differenti da quelli previsti dai modelli computazionali.
La NASA ha condotto analisi aggiuntive e test estesi su scenari che includevano condizioni di danno più severe di quelle attese durante il rientro di Artemis II. I risultati hanno dimostrato che la struttura sottostante del modulo equipaggio rimarrebbe intatta e in grado di proteggere l’equipaggio in condizioni superiori a quelle previste per questa missione. L’Amministratore NASA Jared Isaacman aveva dichiarato nel gennaio 2026 di aver valutato personalmente l’analisi e di supportare il procedere con il volo usando lo scudo esistente. Le modifiche progettuali per affrontare il problema di permeabilità sono pianificate per lo scudo termico destinato ad Artemis III.
Il cammino verso il pad di lancio del 1° aprile 2026 è stato segnato da una serie di problemi tecnici che hanno spostato la data di lancio più volte nell’arco di quasi un anno. L’assemblaggio del razzo era iniziato il 20 novembre 2024 nella Vehicle Assembly Building del Kennedy Space Center e si era concluso il 20 ottobre 2025 con l’installazione dello stack integrato Orion, ESM e Launch Abort System in cima all’SLS. Il rollout iniziale verso il Launch Complex 39B era avvenuto il 18 gennaio 2026.
La prima finestra di lancio identificata per febbraio 2026 era stata esclusa dopo che la prova generale del conto alla rovescia del 2 febbraio aveva rivelato una perdita di idrogeno liquido durante la simulazione del rifornimento. Oltre alla perdita, un componente della valvola associata alla pressurizzazione del portello del modulo equipaggio aveva richiesto un ritocco delle coppie di serraggio (retorquing), e le operazioni di chiusura avevano richiesto tempi superiori al previsto. Una seconda prova generale il 19 febbraio era risultata positiva, ma il 21 febbraio era emerso un problema con il flusso di elio verso lo stadio superiore, che aveva innescato la decisione di effettuare il rollback del razzo nella VAB. Il rollback era iniziato il 25 febbraio alle 9:38 EST. Il razzo era tornato al pad di lancio il 20 marzo 2026, aprendo la finestra per il lancio del 1° aprile.
Con il decollo del 1° aprile 2026, Artemis II stabilisce o supera diversi primati storici nell’esplorazione spaziale umana. Victor Glover è il primo afroamericano e più in generale la prima persona di colore a viaggiare oltre l’orbita bassa terrestre. Christina Koch è la prima donna a farlo. Jeremy Hansen è il primo cittadino non statunitense ad avventurarsi nel vicinato della Luna. Reid Wiseman, a 50 anni, è la persona più anziana ad aver lasciato l’orbita bassa terrestre.
Con quattro persone simultaneamente nello spazio profondo, la missione supera il record stabilito da Apollo 8 nel dicembre 1968, quando tre astronauti avevano orbitato la Luna. Al punto di massima distanza, a circa 7.600 km oltre la superficie lunare, Artemis II supererà il record assoluto di distanza percorsa da esseri umani stabilito dall’Apollo 13 durante la sua emergenza del 1970. Al rientro, la capsula raggiungerà una velocità di circa 40.000 km/h nell’atmosfera superiore, il che la rende il veicolo con equipaggio a rientrare alla velocità più alta della storia del volo spaziale umano.
Artemis II si inserisce in un’architettura di esplorazione lunare strutturalmente diversa dall’Apollo. Mentre il programma Apollo fu concepito come risposta geopolitica alla sfida sovietica, con obiettivi definiti dallo Sputnik e dalla corsa allo Stendardo Sovietico sulla Luna, il programma Artemis è costruito su una rete di accordi internazionali bilaterali chiamati Artemis Accords, firmati da oltre 40 paesi, e su partnership industriali e istituzionali che includono ESA, CSA, JAXA e altre agenzie.
La missione successiva, Artemis III, prevede il primo atterraggio sulla superficie lunare dal 1972. L’obiettivo è il polo sud della Luna, una regione scientificamente prioritaria per la presenza di ghiaccio d’acqua nelle zone in ombra permanente (Permanently Shadowed Regions). Per quella missione, la NASA ha selezionato il sistema di atterraggio lunare Starship di SpaceX, integrato con le nuove tute spaziali sviluppate da Axiom Space. L’architettura prevede che Orion porti l’equipaggio in orbita lunare, dove il lander Starship (precedentemente posizionato in orbita da un volo separato) si aggancerà alla capsula per trasbordare gli astronauti verso la superficie.
Va notato che recenti dichiarazioni della NASA hanno indicato anche una riflessione in corso sull’architettura del Gateway, la stazione spaziale in orbita lunare originariamente prevista come snodo logistico intermedio, con possibili evoluzioni verso una presenza di superficie più diretta. Le decisioni finali su questi elementi dipenderanno in parte dai risultati che Artemis II consegnerà dopo il rientro e il debriefing tecnico dell’equipaggio.
Nelle ore immediatamente successive al lancio, il sistema Orion e l’ICPS stanno raggiungendo l’orbita terrestre alta. Nelle prime 24 ore, Glover eseguirà la dimostrazione di Proximity Operations. Al completamento di questa fase, l’ICPS accenderà per la manovra di iniezione trans-lunare, dopodichè si separerà e la capsula proseguirà autonomamente verso la Luna. I team al Mission Control Center di Houston al Johnson Space Center di Houston monitoreranno tutte le fasi in tempo reale attraverso la rete Deep Space Network (DSN), che garantisce la copertura di comunicazione con una rete globale di antenne paraboliche ad alto guadagno.
Dopo il flyby lunare, l’equipaggio trascorrerà i giorni del viaggio di ritorno completando le attività scientifiche, verificando i sistemi di supporto vitale in condizioni operative reali e raccogliendo dati fisiologici che saranno analizzati dai team medici a terra. Il rientro nell’atmosfera e l’ammaraggio nell’Oceano Pacifico chiuderanno una missione che, nella sua brevità di dieci giorni, apre una finestra sull’esplorazione umana dello spazio profondo destinata a restare aperta per le generazioni a venire.