Prada e Axiom Space svelano lo strato interno della tuta lunare AxEMU che useranno gli astronauti Artemis
Il 7 giugno 2026 Prada e Axiom Space hanno svelato l’LCVG, lo strato interno della tuta AxEMU per le missioni Artemis.
Il 7 giugno 2026, nello store di punta di Prada a SoHo, New York, la maison milanese e l’azienda aerospaziale Axiom Space hanno presentato il Liquid Cooling and Ventilation Garment (LCVG), l’indumento che gli astronauti indosseranno a diretto contatto con il corpo, sotto la tuta extraveicolare destinata al ritorno sulla Luna. Non si tratta di una tuta nuova nel senso comune del termine, bensì del componente più intimo e tecnicamente delicato del sistema AxEMU (Axiom Extravehicular Mobility Unit), la tuta che la NASA impiegherà nelle missioni del programma Artemis. Secondo Axiom Space, l’LCVG rappresenta lo strato chiamato a proteggere chi camminerà sulla superficie lunare per la prima volta dopo oltre mezzo secolo.
La presentazione chiude un cerchio aperto nel 2024, quando le due società avevano mostrato lo strato esterno della stessa tuta. Il passaggio dallo scudo protettivo più esterno alla maglia tecnica più vicina alla pelle segue una logica precisa: è proprio in quel livello che si concentrano le funzioni di regolazione termica, comfort e affidabilità, le più difficili da conciliare con la libertà di movimento richiesta da un’attività extraveicolare di lunga durata.
Cosa è stato mostrato a New York
L’indumento svelato ricorda nell’aspetto un capo di abbigliamento tecnico sportivo, con scollo a V, fori per i pollici sulle maniche e pantaloni con staffa sotto il piede, attraversato da un reticolo di tubicini chiari e da condotti neri di sezione maggiore. La firma cromatica è la Linea Rossa di Prada, lo stesso dettaglio che ricorre sullo strato esterno bianco. Russell Ralston, Senior Vice President of Spacecraft Development di Axiom Space, lo ha descritto a Space.com come l’indumento che gli astronauti indossano all’interno della tuta, pensato per garantire comfort e raffreddamento.
L’aspetto curato non è un vezzo. Jonathan Cirtain, CEO e presidente di Axiom Space, ha sottolineato all’evento che capita di rado che l’ingegneria aerospaziale produca oggetti gradevoli alla vista, ma ha precisato che, pur essendo esteticamente riuscito, l’LCVG resta a tutti gli effetti una tuta di sicurezza, una tecnologia di salvaguardia della vita. È questa la chiave di lettura corretta: la cura sartoriale serve la prestazione, non la sostituisce.
Il sistema di raffreddamento a liquido
Durante un’attività extraveicolare il corpo umano genera una quantità rilevante di calore metabolico, che in un ambiente privo di atmosfera non può disperdersi per convezione come avviene sulla Terra. L’LCVG affronta il problema facendo circolare acqua fredda attraverso una rete di tubi distribuiti sui principali gruppi muscolari. Il liquido assorbe il calore prodotto dall’organismo e lo trasporta verso il sistema di supporto vitale portatile della tuta, dove viene infine espulso nello spazio. È un principio noto fin dall’era Apollo, ma l’implementazione qui cambia in modo sostanziale.
La differenza più visibile riguarda il modo in cui i tubicini sono integrati nel tessuto. Come riferito da Ralston a Space.com, nelle soluzioni precedenti i condotti venivano infilati a mano in un supporto a rete, un lavoro lungo e ripetitivo. Nell’LCVG i tubi sono alloggiati in canali ricavati direttamente nella maglia, una scelta che semplifica la produzione e migliora l’aderenza del sistema al corpo. Le immagini diffuse da Axiom Space mostrano con chiarezza come la tubatura sia incorporata nell’indumento stesso, non cucita sopra una rete esterna.
Un circuito ridondante per la sicurezza
L’elemento che segna lo scarto più netto rispetto al passato è la ridondanza del circuito di raffreddamento. Secondo Axiom Space, l’LCVG dispone di un circuito completamente ridondato: se il loop principale dovesse cedere, un sistema di riserva entra in funzione per mantenere la regolazione termica. Le tute storiche affidavano questa funzione a un’unica linea, con tutti i rischi che ne derivano in caso di guasto durante un’uscita. La doppia linea trasforma un singolo punto di vulnerabilità in un sistema tollerante ai guasti, un requisito tutt’altro che teorico per chi opera a centinaia di migliaia di chilometri da qualsiasi possibilità di soccorso.
Ventilazione e gestione dell’anidride carbonica
Oltre al raffreddamento, l’indumento svolge una funzione respiratoria. Un secondo circuito, costituito dai condotti neri di diametro maggiore, distribuisce ossigeno fresco sul volto dell’astronauta per allontanare in modo continuo l’anidride carbonica espirata. Il gas viene quindi reindirizzato verso lo scrubber per la CO2 del sistema di supporto vitale, che lo depura prima di rimettere in circolo l’ossigeno. Cirtain ha spiegato che i tubi più grandi convogliano l’aria prima sul viso e poi attorno al corpo, assicurando la gestione dell’anidride carbonica durante l’espirazione e il ritorno di ossigeno durante l’inspirazione. In pratica l’LCVG concentra in un unico capo due dei sottosistemi più critici per la sopravvivenza: termoregolazione e ventilazione respiratoria.
Tutto questo deve reggere per uscite che possono protrarsi fino a otto ore consecutive. La durata non è un dettaglio: condiziona la capacità termica del sistema, l’autonomia del supporto vitale e la resistenza dei materiali, che devono mantenere prestazioni costanti per l’intera finestra operativa.
Maglieria ingegnerizzata e modellazione tridimensionale
Il contributo di Prada non riguarda l’estetica soltanto. Secondo il comunicato di Axiom Space, l’LCVG nasce dalla competenza della maison nella maglieria ingegnerizzata e da tecniche di modellazione 3D avanzata, impiegate per disegnare un capo che mantenga raffreddamento e ventilazione senza sacrificare il comfort. La stessa esperienza di Prada nei materiali ad alte prestazioni ha guidato l’individuazione e l’approvvigionamento di fibre speciali capaci di sopportare l’uso ripetuto lungo missioni di lunga durata, un punto cruciale perché una tuta destinata a campagne lunari estese non può essere progettata per un singolo impiego.
Lorenzo Bertelli, Chief Marketing Officer e Head of Sustainability del Gruppo Prada, ha collocato il lavoro nel solco di un percorso già avviato, ricordando che la collaborazione con Axiom Space era stata annunciata come destinata a proseguire oltre il primo traguardo. Bertelli ha rivendicato il know-how dell’azienda nel design, nella modellistica e nei materiali avanzati come radice di questo risultato. Vale la pena ricordare che la traiettoria tecnica di Prada nel settore delle prestazioni estreme non comincia con lo spazio: affonda le radici negli anni Novanta, con il progetto Luna Rossa impegnato nella Coppa America, terreno su cui la maison ha maturato esperienza con materiali compositi e tessuti tecnici.
Dallo strato esterno del 2024 alla maglia interna
La partnership tra le due aziende ha una cronologia precisa. La NASA aveva incaricato Axiom Space nel 2022 di sviluppare le prime tute per le passeggiate lunari del programma Artemis. L’anno successivo l’azienda di Houston aveva annunciato la collaborazione con Prada, primo ingresso del marchio nel settore dell’abbigliamento spaziale. A ottobre del 2024, durante l’International Astronautical Congress di Milano, le due società avevano mostrato il design di volo dell’AxEMU, con uno strato esterno bianco e i materiali sviluppati congiuntamente.
Il colore chiaro dello strato esterno risponde a due esigenze tecniche. Riflette la luce solare e il calore, aiutando l’astronauta a mantenere una temperatura corporea sostenibile, e rende immediatamente visibile la regolite lunare, la polvere abrasiva che si deposita sulla tuta e che gli equipaggi devono poter individuare e rimuovere con facilità. Cirtain ha attribuito a Prada anche il merito del materiale balistico sulla superficie esterna, capace di preservare l’integrità della tuta ed evitare lacerazioni nell’ambiente lunare, dove i micrometeoriti rappresentano una minaccia concreta.
Perché il Polo Sud lunare cambia le regole
La destinazione condiziona ogni scelta progettuale. Secondo quanto riportato da Space.com, la prima missione Artemis che riporterà esseri umani sulla superficie selenica, indicata come Artemis IV e prevista per il 2028, punterà al Polo Sud lunare, una regione sensibilmente più fredda delle zone equatoriali esplorate durante le missioni Apollo. Cirtain l’ha definita un ambiente molto complesso, che ha imposto numerose evoluzioni rispetto alle soluzioni disponibili in passato.
Il dato che meglio sintetizza la sfida riguarda le escursioni termiche. Al Polo Sud, dove l’illuminazione alterna luce diretta e ombra permanente nei fondi dei crateri, lo sbalzo di temperatura tra zone in pieno sole e zone in ombra può superare i 400 gradi Fahrenheit, oltre 220 gradi Celsius di differenza. Un sistema di termoregolazione che deve mantenere l’astronauta in un intervallo vitale a fronte di gradienti simili non può limitarsi a smaltire calore: deve gestire condizioni opposte, talvolta nello stesso intervallo di tempo, lungo lo stesso tracciato di esplorazione. È in questo contesto che la ridondanza del circuito e la precisione della distribuzione dei tubi assumono il loro pieno significato.
La cautela sulle tempistiche resta d’obbligo. Cirtain ha indicato che l’indumento potrebbe essere collaudato prima a bordo della Stazione Spaziale Internazionale, e che alcune verifiche potrebbero avvenire persino durante la missione Artemis III, la quale tuttavia non prevede un allunaggio. Le tappe di qualifica, dunque, non coincidono necessariamente con il primo impiego operativo sulla superficie.
Modularità e vestibilità su misura
Un secondo principio guida la filosofia del progetto: la modularità. Axiom Space e Prada intendono offrire tute con vestibilità migliore rispetto al passato, in prospettiva calibrate su misura per ciascun astronauta e più semplici da personalizzare. L’obiettivo, secondo quanto dichiarato da Ralston a Space.com, si raggiunge combinando le pratiche manifatturiere già consolidate di Prada con un’architettura a componenti intercambiabili: i singoli elementi della tuta possono essere dimensionati individualmente e sostituiti uno per uno, una procedura più economica rispetto alla sostituzione dell’intero sistema.
La motivazione è di scala. Ralston ha osservato che in una nuova era dei voli umani, con l’ambizione di portare nello spazio migliaia e poi milioni di persone, non è sostenibile continuare a operare con i metodi del passato. La logica modulare risponde a un’esigenza industriale prima ancora che tecnica: rendere ripetibile e gestibile a costi accettabili un oggetto che storicamente è stato costruito quasi come un pezzo unico. La possibilità di sostituire un guanto, uno stivale o un segmento dell’LCVG senza dismettere l’intera tuta sposta il paradigma dalla produzione artigianale verso un modello scalabile.
Un’eredità che parte da Apollo
L’incontro tra moda e ingegneria aerospaziale ha radici più profonde di quanto sembri. La AxEMU e il suo strato interno introducono miglioramenti rilevanti rispetto alle tute Apollo, le ultime ad aver protetto esseri umani sul suolo lunare. Sono trascorsi cinquantaquattro anni dall’ultima missione Apollo, conclusasi nel 1972 con Apollo 17, e in questo intervallo i progressi nei materiali e nei sistemi di supporto vitale sono stati notevoli. La storia, però, dimostra che il sodalizio tra sartoria specializzata e aerospazio non è inedito.
Quando la NASA cercò i fornitori per le tute Apollo, scelse ILC Dover, una piccola azienda del Delaware legata al noto produttore di reggiseni Playtex, i cui esperti di cucitura e la cui conoscenza di materiali come il nylon resero possibile una tuta in cui gli astronauti potessero effettivamente muoversi. La componente di supporto vitale fu affidata a Hamilton Standard, oggi Collins Aerospace. La collaborazione tra Prada e Axiom Space si inserisce in questa tradizione, con la differenza che oggi il confine tra competenza tessile e competenza ingegneristica appare molto più integrato: la maison non si limita a cucire, ma interviene su materiali, modellistica e processi produttivi.
Lo strato interno presentato a New York completa così il quadro avviato due anni prima a Milano. Lo scudo esterno bianco, il materiale balistico, la maglia di raffreddamento a doppio circuito e la gestione respiratoria integrata compongono un sistema pensato per un ambiente che la specie umana non frequenta da oltre mezzo secolo, e che si appresta a tornare a esplorare a partire dalla regione più ostile e meno conosciuta del nostro satellite. Resta da verificare, nelle prossime campagne di test in vasca al Neutral Buoyancy Laboratory e nelle simulazioni a gravità ridotta, quanto delle promesse di comfort, sicurezza e modularità reggerà la prova delle condizioni operative reali.


