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Margaret Hamilton è morta a 90 anni, guidò il software delle missioni Apollo
Margaret Hamilton è morta a 90 anni, guidò il software delle missioni Apollo
Il MIT ha annunciato la morte di Margaret Hamilton, 90 anni, che diresse il software di bordo del programma Apollo.
Margaret Hamilton è morta il 30 settembre 2026, a 90 anni. L'annuncio è arrivato una settimana dopo, il 7 ottobre, con il necrologio pubblicato dal Dipartimento di aeronautica e astronautica del MIT, l'istituto in cui aveva lavorato dal 1959 fino alla metà degli anni Settanta e dove aveva guidato lo sviluppo del software di bordo delle missioni Apollo. In Italia la notizia ha cominciato a circolare oggi, rilanciata dai profili social dedicati alla storia dello spazio. La causa della morte non è stata comunicata, come ha precisato anche CNN nel riprendere la nota dell'università.
Il nome di Hamilton è legato soprattutto a pochi minuti del 20 luglio 1969, quando il computer di guida del modulo lunare Eagle cominciò a segnalare allarmi durante la discesa verso il Mare della Tranquillità. La sua carriera però copre più di sessant'anni e comprende il primo sistema di difesa aerea statunitense, due aziende di software fondate da lei e oltre 130 pubblicazioni. Comprende anche una lunga battaglia per far riconoscere la programmazione come una disciplina di ingegneria a tutti gli effetti.
Punti chiave
Margaret Hamilton è morta il 30 settembre 2026 a 90 anni e il MIT ne ha dato notizia il 7 ottobre, senza indicare la causa.
Assunta nel 1965 come prima programmatrice del progetto Apollo al MIT, nel 1968 guidava la squadra del modulo di comando, con oltre 400 persone al lavoro sul software.
Gli allarmi 1201 e 1202 di Apollo 11 segnalavano l'esaurimento della memoria di lavoro, e il software reagì riavviando solo i compiti essenziali alla discesa.
Nel 1976 Hamilton fondò Higher Order Software e nel 1986 Hamilton Technologies, che sviluppa lo Universal Systems Language.
Il termine software engineering fu reso popolare dalla conferenza NATO di Garmisch del 1968, anche se Hamilton lo usava già nel lavoro su Apollo.
Barack Obama le consegnò la Presidential Medal of Freedom il 22 novembre 2016.
Cosa ha comunicato il MIT
Il necrologio, firmato da Janine Liberty per il Dipartimento di aeronautica e astronautica, descrive Hamilton come la persona che ha contribuito a fondare l'ingegneria del software come campo autonomo. Ricorda che al MIT ha lavorato per circa due decenni, prima di diventare imprenditrice e amministratrice delegata di aziende proprie. Olivier de Weck, titolare della cattedra Apollo Program Professor e direttore ad interim del dipartimento, la ricorda come una figura che aveva sviluppato codice avanzato in prima persona e che, nello stesso tempo, aveva guidato un gruppo nella costruzione di uno dei sistemi più complessi mai realizzati.
Nella nota compare anche il ricordo di Jerry M. Wohletz, presidente e amministratore delegato del Draper Laboratory, l'ente nato dallo scorporo dell'Instrumentation Lab del MIT. Wohletz mette l'accento sul contributo di Hamilton al ritorno a casa degli astronauti, oltre che all'allunaggio. Hamilton lascia la figlia Lauren, il genero Richard Selesnick, due nipoti, quattro pronipoti e i fratelli John, David e Kathryn. Una cerimonia commemorativa si terrà in primavera a Cambridge, nel Massachusetts.
Dall'Indiana al laboratorio di Edward Lorenz
Margaret Heafield nasce a Paoli, in Indiana, nel 1936. Nel 1955 comincia a studiare matematica all'Università del Michigan, poi si trasferisce all'Earlham College, dove nel 1958 si laurea in matematica con una specializzazione minore in filosofia. Nel 1959 si sposta a Boston con il marito, che frequenta la facoltà di giurisprudenza, e trova un impiego temporaneo nel dipartimento di meteorologia del MIT.
Il suo primo contatto con la programmazione avviene lì, accanto a Edward N. Lorenz, sul software per le previsioni del tempo. Il dettaglio non è secondario. Secondo il MIT quel lavoro ha avuto un peso nelle pubblicazioni successive di Lorenz sulla teoria del caos, cioè sugli studi che hanno reso celebre il cosiddetto effetto farfalla. Hamilton entra quindi nella storia della scienza dalla porta di servizio, ancora prima di quella dello spazio.
Nel 1961 passa al Lincoln Laboratory del MIT per lavorare al progetto SAGE (Semi-Automatic Ground Environment), il primo sistema di difesa aerea degli Stati Uniti. Scrive software per il prototipo del calcolatore AN/FSQ-7, noto come XD-1, usato dall'aeronautica militare per individuare velivoli potenzialmente ostili. In quegli anni comincia a interessarsi all'affidabilità del software, un concetto che all'epoca quasi nessuno trattava come problema a sé.
L'annuncio sul giornale e il primo posto nel progetto Apollo
Nel 1965 Hamilton si prepara a iniziare gli studi di dottorato. A cambiare i piani è un annuncio letto dal marito su un quotidiano, con cui l'Instrumentation Lab del MIT cercava personale per sviluppare il software destinato a mandare l'uomo sulla Luna. Il laboratorio si era aggiudicato il contratto NASA per il software di bordo del programma Apollo. Hamilton si candida e viene assunta come prima programmatrice del progetto al MIT, e anche come prima donna programmatrice del gruppo.
Lavora prima sul software delle missioni senza equipaggio. Racconterà poi a CBS Boston che il primo incarico affidatole riguardava il programma a cui il computer sarebbe passato in caso di interruzione della missione. Viene in seguito promossa alla guida del gruppo che sviluppa il software di bordo per le missioni con astronauti. Nel 1968 è vicedirettrice responsabile della squadra del modulo di comando e servizio, e sul software Apollo lavorano ormai più di 400 persone.
Del clima di quegli anni Hamilton ha parlato più volte. In un'intervista a MIT News del 2009 spiegava che il software era considerato una scatola nera, un oggetto misterioso, e che proprio per questo i vertici lasciavano al gruppo una libertà quasi totale. Molti dei suoi colleghi avevano poco più di vent'anni. Nella stessa intervista c'è la frase oggi ripresa da molti messaggi di cordoglio, «non c'era altra scelta che essere pionieri».
L'errore di Lauren e la programmazione difensiva
Uno degli episodi più raccontati della sua carriera ha per protagonista la figlia. Lauren, che aveva quattro anni, giocava con il simulatore del modulo di comando all'Instrumentation Lab. A un certo punto avviò il programma P01, previsto solo per la fase che precede il lancio, mentre il simulatore si trovava in volo. Il simulatore andò in crash.
Hamilton aggiunse alla documentazione tecnica un avviso che vietava di avviare P01 in volo e propose una modifica al software per impedire materialmente l'errore. La proposta fu respinta, con l'argomento che astronauti così addestrati non avrebbero mai commesso quello sbaglio. Durante Apollo 8, nel dicembre 1968, Jim Lovell avviò per errore proprio P01, e i dati di navigazione di bordo andarono persi. Il gruppo di Hamilton fu chiamato a recuperare la situazione e, da quel momento, la correzione che aveva proposto entrò nel programma.
Il MIT presenta l'episodio come uno dei primi esempi di programmazione difensiva, cioè di software scritto per prevedere gli errori umani o correggerli da sé. Oggi è un principio insegnato in qualsiasi corso di informatica. Nel 1968 era un'idea da difendere davanti a dirigenti convinti che bastasse l'addestramento.
Gli allarmi 1201 e 1202 nella discesa di Apollo 11
Il contributo per cui Hamilton è più ricordata riguarda la discesa del modulo lunare Eagle, nel luglio 1969. A pochi minuti dal contatto con la superficie, il computer di bordo segnalò un allarme 1202 e poi un 1201. Neil Armstrong e Buzz Aldrin chiesero a Houston di cosa si trattasse. Nell'intervista concessa a CBS Boston nel 2019, Hamilton ricordava di aver capito subito che quei codici indicavano un'emergenza e che non avrebbero dovuto comparire in quella fase.
Il significato tecnico degli allarmi è spiegato in una ricostruzione conservata nell'Apollo Lunar Surface Journal della NASA, scritta da uno degli ingegneri che lavoravano ai programmi del modulo lunare. Il codice 1201 compariva quando nel computer non restavano aree di memoria libere per i calcoli vettoriali (le cosiddette VAC area), il 1202 quando si esaurivano i core set, cioè gli spazi riservati a ciascun processo in esecuzione. Secondo questa ricostruzione, una configurazione errata degli interruttori del radar di rendezvous faceva programmare di continuo nuove elaborazioni di dati radar che in realtà non servivano, e il computer si saturava.
A ogni allarme il sistema si riavviava e rimetteva in esecuzione soltanto i compiti essenziali, cioè il controllo del motore di discesa e il display con cui l'equipaggio seguiva la situazione. Le elaborazioni radar programmate per errore venivano lasciate cadere. Il necrologio del MIT descrive la stessa vicenda con parole un po' diverse, attribuendo il sovraccarico a un guasto in un interruttore hardware. Concorda però sul punto essenziale, cioè che il software era stato progettato per dare priorità ai compiti critici e chiudere quelli secondari, e che il controllo missione si fidò di quel comportamento e lasciò proseguire l'atterraggio.
La storia si racconta spesso come un'impresa individuale, ma il gruppo era ampio. Il programma di discesa lunare era affidato a Don Eyles, che in un'intervista a NPR con lo storico Andrew Chaikin ha ricordato che dopo il primo si presentarono altri quattro allarmi prima del contatto con il suolo. A Hamilton spettava la direzione dell'intero lavoro. Il suo commento a CBS Boston, molti anni dopo, fu che quel giorno sulla Luna era arrivato anche il primo software.
La fotografia con le pile di codice
L'immagine più nota di Hamilton la ritrae accanto a una colonna di tabulati alta quanto lei. La didascalia del MIT ne chiarisce il contenuto. Si tratta dei listati del software di bordo sviluppato dai gruppi del modulo lunare e del modulo di comando e servizio, entrambi guidati da Hamilton, fotografati al MIT nel 1969. Come ricorda la stessa università, a un certo punto lo scatto ha cominciato a circolare online e ha fatto di lei un simbolo per le donne nella scienza e nella tecnologia.
Altri due fatti hanno contribuito a questa seconda notorietà. Nel 2015 il codice Apollo è stato caricato per intero su GitHub, dove chiunque può leggere le routine scritte dal gruppo dell'Instrumentation Lab. Nel 2017 Lego ha messo in vendita il set Women of NASA, ideato da Maia Weinstock (oggi vicedirettrice editoriale di MIT News), che comprende anche una minifigure di Hamilton accanto alla sua pila di codice.
Ingegneria del software, la storia di un nome
In molti ricordi pubblicati in queste ore Hamilton viene indicata come l'inventrice dell'espressione software engineering. Lei stessa ha raccontato, in un'intervista a El País ripresa dal MIT, di aver cominciato a usare quel termine per dare legittimità al lavoro dei programmatori, distinguendolo dall'ingegneria dell'hardware ma collocandolo dentro l'ingegneria dei sistemi. All'inizio, diceva, i colleghi lo prendevano come una battuta, e la prendevano in giro per le sue idee radicali.
La paternità del termine resta però discussa tra gli storici dell'informatica. L'espressione divenne di uso comune con la conferenza promossa dal comitato scientifico della NATO a Garmisch, in Germania, dal 7 all'11 ottobre 1968, che la scelse come titolo dell'incontro. Brian Randell, che di quella conferenza curò gli atti, ha scritto in un saggio del 2018 che allora il termine era praticamente sconosciuto. L'informatico Bertrand Meyer ha documentato invece un uso pubblico dell'espressione risalente a più di due anni prima di Garmisch. Il contributo di Hamilton, in questa vicenda, sta nell'averla applicata e difesa all'interno di un programma come Apollo, dove il software doveva funzionare la prima volta, in anni in cui la storia dei linguaggi di programmazione era appena cominciata.
Dopo Apollo, due aziende e un linguaggio
Hamilton resta all'Instrumentation Lab negli anni Settanta, mentre il programma Apollo si avvia alla conclusione e il laboratorio si separa dal MIT diventando il Draper Laboratory. Nel 1976 fonda la sua prima azienda, Higher Order Software, costruita attorno alla sua idea di prevenzione degli errori e tolleranza ai guasti.
Dieci anni dopo, nel 1986, nasce Hamilton Technologies. Il prodotto principale della società è lo Universal Systems Language, un linguaggio e una metodologia per modellare sistemi software complessi in modo da impedire gli errori in fase di progetto, invece di cercarli dopo. È la stessa logica dell'errore di Lauren, portata dalla singola correzione a un intero metodo di sviluppo.
I riconoscimenti
Nel 2003 la NASA le ha assegnato l'Exceptional Space Act Award per i contributi scientifici e tecnici. Il 22 novembre 2016 il presidente Barack Obama le ha consegnato alla Casa Bianca la Presidential Medal of Freedom, la più alta onorificenza civile degli Stati Uniti, con una motivazione che legava la sua architettura software allo sbarco sulla Luna. Seguono il Fellow Award del Computer History Museum nel 2017, il premio alla carriera dell'Intrepid Museum nel 2019 e l'ingresso nella National Aviation Hall of Fame nel 2022.
De Weck, nel necrologio, ricorda che Hamilton definiva il proprio mestiere come la gestione dell'ignoto. La stessa ricostruzione conservata dalla NASA ne offre un esempio concreto. Durante Apollo 14, nel 1971, un interruttore di abort difettoso del modulo lunare minacciava di inviare al computer un falso comando di interruzione della discesa, e Don Eyles trovò il modo di modificare il programma perché ignorasse quel segnale. L'atterraggio andò avanti. Era la stessa scuola dell'errore di Lauren, quella di un software che deve restare corretto anche quando qualcosa intorno a lui si guasta.
Domande frequenti
Quando è morta Margaret Hamilton e quanti anni aveva?
Margaret Hamilton è morta il 30 settembre 2026, all'età di 90 anni. Era nata a Paoli, in Indiana, il 17 agosto 1936. La notizia è stata resa pubblica dal MIT con un necrologio diffuso il 7 ottobre. La causa della morte non è stata comunicata dalla famiglia né dall'università.
Che cosa ha fatto Margaret Hamilton per le missioni Apollo?
Al MIT Instrumentation Lab Margaret Hamilton fu la prima programmatrice assunta per il progetto Apollo e poi guidò i gruppi che scrivevano il software di bordo del modulo lunare e del modulo di comando. Nel 1968 coordinava il lavoro di oltre 400 persone sul codice che controllava navigazione e guida dei veicoli.
Cosa erano gli allarmi 1201 e 1202 durante l'allunaggio di Apollo 11?
Erano segnalazioni del computer di bordo del modulo lunare. Il 1201 indicava la mancanza di aree di memoria per i calcoli vettoriali, il 1202 l'esaurimento degli spazi riservati ai processi. Il software si riavviò mantenendo solo i compiti essenziali, e Houston autorizzò Armstrong e Aldrin a proseguire la discesa.
Margaret Hamilton ha inventato il termine ingegneria del software?
Margaret Hamilton raccontava di aver iniziato a usare l'espressione software engineering durante il lavoro su Apollo per dare dignità alla programmazione. Il termine divenne però di uso comune con la conferenza NATO di Garmisch dell'ottobre 1968, e l'informatico Bertrand Meyer ne ha documentato usi pubblici precedenti.
Quali premi ha ricevuto Margaret Hamilton?
Margaret Hamilton ha ricevuto l'Exceptional Space Act Award della NASA nel 2003 e la Presidential Medal of Freedom da Barack Obama nel 2016. Nel 2017 è diventata Fellow del Computer History Museum, nel 2019 ha avuto il premio alla carriera dell'Intrepid Museum e nel 2022 è entrata nella National Aviation Hall of Fame.
Di cosa si è occupata Margaret Hamilton dopo il programma Apollo?
Dopo il programma Apollo Margaret Hamilton è diventata imprenditrice. Nel 1976 ha fondato Higher Order Software e nel 1986 Hamilton Technologies, società che sviluppa lo Universal Systems Language, un linguaggio per progettare sistemi software complessi con l'obiettivo di prevenire gli errori già in fase di progettazione.