Tra non molto la sonda Voyager 1 sarà a un giorno luce dalla Terra

Il 18 novembre alle 11.16 Voyager 1 sarà a 25,9 miliardi di km, un giorno luce dalla Terra. Cosa significa e in che stato è la sonda.

19 ottobre 2026 15:09
Tra non molto la sonda Voyager 1 sarà a un giorno luce dalla Terra - Nasa/Canva
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Mercoledì 18 novembre 2026 alle 11.16 ora italiana la sonda Voyager 1 si troverà a circa 25,9 miliardi di km dalla Terra, la distanza che la luce percorre in 24 ore. Sarà il primo oggetto costruito dall'uomo a raggiungere un giorno luce dal nostro pianeta. Data, orario e distanza sono quelli che la NASA riporta nella pagina sullo stato della missione Voyager, aggiornata il 15 ottobre.

Il traguardo è una soglia di distanza ricavata dalla traiettoria e a bordo non succede nulla di particolare. Da quel momento ogni comando inviato da Terra impiegherà un giorno intero per arrivare, e la risposta un altro giorno per tornare indietro. La sonda ci arriva con due strumenti scientifici accesi sui dieci originari e con una procedura di risparmio energetico, soprannominata Big Bang, di cui la NASA non ha ancora comunicato l'esito definitivo.

Come si calcola il giorno luce di Voyager 1

Un giorno luce corrisponde a circa 173 unità astronomiche (l'unità astronomica, o UA, è la distanza media tra Terra e Sole, circa 149,6 milioni di km). Lanciata il 5 settembre 1977, Voyager 1 viaggia dal sorvolo di Saturno del novembre 1980 sempre sulla stessa traiettoria, a circa 17 km/s rispetto al Sole, e si allontana di oltre 3,5 UA all'anno. Con velocità, direzione e posizione della Terra note, gli ingegneri del Jet Propulsion Laboratory (JPL) della NASA possono prevedere con mesi di anticipo il secondo in cui il tempo di viaggio del segnale toccherà le 24 ore.

Il riferimento è la distanza dalla Terra. Il nostro pianeta, nel corso dell'orbita, si avvicina e si allontana dalla direzione in cui si trova la sonda, per cui il ritardo del segnale cresce a velocità variabile durante l'anno e la soglia va fissata al secondo.

Sulla lentezza dei contatti Suzy Dodd, project manager di Voyager al JPL, ha dato alla CNN un esempio pratico. Un buongiorno inviato alla sonda alle 8 di lunedì riceverà risposta verso le 8 di mercoledì. I dati arrivano a 160 bit al secondo e il segnale, indebolito dalla distanza, va raccolto combinando più antenne del Deep Space Network, la rete NASA di grandi radiotelescopi distribuiti tra California, Spagna e Australia.

Con quanta energia la sonda arriva al traguardo

Voyager 1 è alimentata da tre generatori termoelettrici a radioisotopi, che trasformano in elettricità il calore del plutonio in decadimento. La potenza disponibile cala di circa 4 W all'anno. Ogni strumento acceso va bilanciato con i riscaldatori che impediscono il congelamento delle linee del propellente, perché senza propulsori funzionanti la sonda non potrebbe più tenere l'antenna puntata verso la Terra.

Il 27 febbraio, dopo una manovra di rotazione di routine, la potenza è scesa più del previsto. Il 17 aprile il JPL ha spento il LECP, lo strumento che misurava particelle cariche a bassa energia ed era attivo quasi senza interruzioni dal lancio, come ha spiegato la NASA nel blog della missione Voyager. Restano in funzione il magnetometro e lo strumento per le onde di plasma. Secondo il team lo spegnimento garantisce circa un anno di margine.

Quel margine serve al Big Bang, che consiste nello spegnere in blocco alcuni dispositivi, tra cui riscaldatori, sostituendoli con alternative che consumano meno. Su Voyager 2 la procedura si è conclusa a luglio e la NASA stima che dia almeno un anno in più ai suoi tre strumenti. Su Voyager 1 Kareem Badaruddin, mission manager al JPL, ha indicato come riuscito il test di potenza di fine luglio, mentre il test termico era in calendario per fine agosto.

Alla data di questo aggiornamento la NASA non ha pubblicato l'esito della procedura completa su Voyager 1, e la tabella ufficiale degli strumenti indica ancora il LECP come spento. Se il Big Bang darà il risultato atteso, il team potrebbe riaccenderlo. Il suo motore, che assorbe 0,5 W, è stato lasciato alimentato proprio per tenere aperta questa possibilità.

Chi vuole seguire il conto alla rovescia può usare Eyes on the Solar System, lo strumento di visualizzazione 3D della NASA che mostra la posizione della sonda in tempo reale. Per il contesto sulla missione c'è il nostro approfondimento sulla storia delle sonde Voyager.

Domande frequenti

Voyager 1 è uscita dal Sistema solare?

Ha lasciato l'eliosfera, la bolla di particelle e campi magnetici prodotta dal Sole, il 25 agosto 2012, ed è entrata nello spazio interstellare. Resta però legata alla gravità del Sole. Per raggiungere il bordo interno della nube di Oort, la regione più esterna del Sistema solare, servono circa 300 anni.

Quando Voyager 2 arriverà a un giorno luce dalla Terra?

Voyager 2 viaggia più lentamente e su una traiettoria diversa, quindi è più vicina di Voyager 1. Secondo le stime del JPL raggiungerà un giorno luce nel novembre 2035, quando con ogni probabilità la sonda non sarà più operativa per mancanza di energia elettrica.

Fino a quando Voyager 1 potrà comunicare con la Terra?

Dipende dalla potenza residua dei generatori, che cala di circa 4 W ogni anno. Lo spegnimento progressivo di strumenti e riscaldatori punta a mantenere le sonde operative fino agli anni 2030. Esaurita l'energia, Voyager 1 continuerà a viaggiare in silenzio portando con sé il disco d'oro con suoni e immagini della Terra.

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