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MAPSAT: Intervista a Roberto Tartaglia Polcini

A Cura della Giornalista Valentina Busiello che ringrazia AerospaceCue – CUENEWS

Proposta di domande per intervista alla Società Spaziale italiana, la MapSat, dagli asset importanti ed unici, sia in termini di competenze, che di infrastrutture tecnologiche ad alto spessore che dal 2015 ha assunto la gestione di MARSec (Agenzia Mediterranea per il Telerilevamento e il Controllo Ambientale). MapSat opera da diversi anni – con una grande esperienza – nel mercato dell’economia spaziale, caratterizzato da una crescente domanda di prodotti e servizi di telerilevamento per il monitoraggio continuo del suolo e del mare. Attività che mirano a proteggere l’ambiente ed il clima; la sicurezza dei cittadini; la pianificazione urbana; lo sviluppo di infrastrutture energetiche; soprattutto la prevenzione dei rischi umani e naturali, nel costante aggiornamento dei cambiamenti territoriali. La MapSat, si rivolge a partner e stakeholder pubblici e privati, ma soprattutto a soluzioni tecnologiche sul tema della sicurezza per esigenze militari in contesti applicativi di uso civile e militare (“Dual-Use”). Abbiamo incontrato l’Amministratore Delegato della MapSat, il Dott. Roberto Tartaglia Polcini, che ci ha dato spunti interessanti su temi legati allo sviluppo della Space Economy, ai settori di sicurezza ambientale, dai dati satellitari, al dominio cyber, verso un’autonomia tecnologica ed indipendenza del sistema Paese.

Benvenuto Dottore Roberto, andando per gradi, ci illustra la mission e la vision della MapSat nel panorama nazionale, come Società Spaziale italiana, e i diversi ruoli verso lo sviluppo territoriale, soprattutto sui temi attuali della “Space Economy”?
La missione di MapSat è trasformare i dati geospaziali e satellitari in conoscenza operativa utile per il Paese, sia per le istituzioni che per le imprese. In concreto, lavoriamo per acquisire, elaborare e valorizzare informazioni provenienti dall’Osservazione della Terra, integrandole con piattaforme GIS, Data Analytics, Digital Twin, Asset Management Systems e strumenti digitali di supporto alle decisioni (DSS). La nostra visione è contribuire a una Space Economy sempre più concreta, nella quale lo spazio non sia percepito come un ambito lontano, ma come una infrastruttura abilitante per la gestione del territorio, la sicurezza, l’ambiente, l’energia, la pianificazione urbana e la resilienza delle comunità.

Nel panorama nazionale, MAPSAT rappresenta una realtà particolare, perché unisce competenze specialistiche di telerilevamento, servizi downstream e una Ground Station proprietaria a Benevento, con un footprint di copertura che interessa Europa, Mediterraneo e Nord Africa. Questo ci consente di lavorare anche in logica “ner real time”, cioè con tempi di risposta. Il nostro ruolo nello sviluppo territoriale è proprio questo: mettere a disposizione di soggetti pubblici e privati dati e servizi che aiutino a leggere i cambiamenti del territorio e a governarli meglio. Parliamo di monitoraggio ambientale, infrastrutture critiche, aree costiere, rischio idrogeologico, agricoltura di precisione, transizione energetica e servizi dual-use. In questo senso, la Space Economy è per noi una filiera industriale e tecnologica che genera valore sul territorio, crea competenze qualificate e rafforza l’autonomia del sistema Paese.posta compatibili con esigenze operative e decisionali.

Il nostro ruolo nello sviluppo territoriale è proprio questo: mettere a disposizione di soggetti pubblici e privati dati e servizi che aiutino a leggere i cambiamenti del territorio e a governarli meglio. Parliamo di monitoraggio ambientale, infrastrutture critiche, aree costiere, rischio idrogeologico, agricoltura di precisione, transizione energetica e servizi dual-use. In questo senso, la Space Economy è per noi una filiera industriale e tecnologica che genera valore sul territorio, crea competenze qualificate e rafforza l’autonomia del sistema Paese.

Sul tema della sicurezza ambientale, quale missione svolge oggi MapSat nella protezione dell’ambiente terrestre e marino, soprattutto in una fase segnata dagli effetti sempre più evidenti del cambiamento climatico?

Sul piano della sicurezza ambientale, la missione di MapSat è fornire strumenti oggettivi e continuativi per osservare i fenomeni che interessano il territorio e il mare, anticiparne i rischi e supportare decisioni tempestive. Oggi la protezione dell’ambiente non può più essere affrontata solo in chiave reattiva: serve una capacità di monitoraggio costante, comparabile nel tempo e integrabile con altre fonti informative. È qui che il dato satellitare, unito alle competenze GIS e all’analisi avanzata, diventa decisivo.

Per l’ambiente terrestre, lavoriamo su applicazioni che riguardano il consumo di suolo, gli incendi, la desertificazione, la gestione delle risorse idriche, la salute della vegetazione, il controllo delle infrastrutture e la prevenzione dei rischi naturali e antropici.

Sul fronte marino e costiero, l’attenzione riguarda il traffico navale, gli ecosistemi marini, l’inquinamento, la sorveglianza delle acque e la protezione di infrastrutture offshore. La posizione geografica della nostra Ground Station rende particolarmente strategica l’osservazione del Mar Mediterraneo centrale e meridionale.

Quando parliamo di cambiamento territoriale, parliamo di un processo continuo: il territorio cambia per effetto del clima, delle pressioni antropiche, delle trasformazioni urbane e delle esigenze energetiche. Il compito di MapSat è rendere questi cambiamenti misurabili, leggibili e utilizzabili in chiave operativa. La sicurezza, quindi, non è soltanto difesa: è anche tutela del patrimonio ambientale, prevenzione, pianificazione e capacità di intervento rapido nelle emergenze.

In uno scenario internazionale segnato da nuove minacce e crescenti fattori di instabilità, quale ruolo attribuisce oggi ai dati satellitari nella costruzione di una sicurezza strategica? E, sul fronte del dominio cyber, come valuta l’evoluzione del ruolo del settore privato nell’organizzazione delle capacità di prevenzione, protezione e risposta?

Oggi i dati satellitari sono una componente essenziale della sicurezza strategica, perché garantiscono continuità di osservazione, ampiezza geografica e tempestività informativa.

In uno scenario segnato da crisi climatiche, instabilità geopolitiche, minacce ibride e crescente pressione sulle infrastrutture critiche, poter disporre di informazioni affidabili in Real Time e Near Real Time significa rafforzare concretamente la capacità di prevenzione, valutazione e risposta del Paese. I satelliti, infatti, non servono soltanto a osservare: servono a comprendere i fenomeni, a correlarli e ad anticiparne l’evoluzione.

Il punto decisivo, però, non è solo l’asset spaziale in sé, ma l’intera filiera che va dalla ricezione del dato alla sua elaborazione e trasformazione in informazione utile. È qui che il downstream diventa strategico. Le slide mostrano chiaramente come MapSat, grazie alla propria Ground Station proprietaria, al processamento di dati ottici e SAR e alla capacità di distribuzione del dato, possa contribuire a costruire una vera consapevolezza situazionale a supporto di decisori pubblici, protezione civile, operatori della sicurezza e difesa. Anche esperienze maturate in ambito di sorveglianza marittima e di supporto alla Difesa italiana confermano quanto questa capacità sia oggi rilevante.

Sul dominio cyber, la riflessione è strettamente collegata. Oggi la sicurezza è sempre più integrata: infrastrutture spaziali, centri di processamento, reti di distribuzione dati e piattaforme digitali devono essere considerati a tutti gli effetti asset critici. Il settore privato si sta organizzando con maggiore maturità, investendo in cyber resilience, protezione delle supply chain, competenze specialistiche e interoperabilità con il settore pubblico. A mio avviso, la sfida vera è costruire un ecosistema in cui spazio, geodati, infrastrutture digitali e cybersicurezza convergano in una logica comune di resilienza nazionale. Perché oggi le minacce non sono più separate, e nemmeno la risposta può esserlo.

Sul piano dell’autonomia strategica e dell’indipendenza tecnologica, anche alla luce del programma IRIDE e del tema sempre più centrale della sovranità del dato, ritiene che l’Italia sia oggi in ritardo o in vantaggio rispetto alle sfide future della sicurezza?

Io credo che l’Italia disponga oggi di competenze, asset industriali e capacità scientifiche di assoluto valore e che, su alcuni segmenti dell’Osservazione della Terra, non sia affatto in ritardo. Il programma IRIDE lo dimostra con chiarezza: è una missione nazionale promossa dal Governo italiano, coordinata dall’ESA con il supporto dell’ASI, finanziata con oltre 1,07 miliardi di euro, strutturata come una “costellazione di sei costellazioni” e destinata a generare dati e servizi per ambiente, emergenze, sicurezza e monitoraggio delle infrastrutture. A fine marzo 2026 il programma ha già portato in orbita 24 satelliti, segnale concreto che non siamo davanti solo a una visione, ma a una realizzazione industriale già in corso.

Detto questo, il vantaggio non è mai definitivo. L’autonomia strategica non si misura soltanto nella disponibilità di satelliti, ma nella capacità di controllare l’intera filiera: infrastrutture di terra, acquisizione e trattamento del dato, algoritmi, piattaforme di distribuzione, politica dei dati, cybersicurezza, competenze industriali e continuità degli investimenti. È proprio questa la lezione più importante di IRIDE: la sovranità tecnologica oggi coincide sempre di più con la capacità di trasformare il dato spaziale in informazione affidabile, tempestiva e utilizzabile dai decisori pubblici, dalla protezione civile, dalle utilities e dal comparto sicurezza-difesa.

In questo quadro, realtà come MapSat assumono un valore ancora più rilevante. Le slide allegate mostrano bene che la vera sfida strategica è il downstream: ricevere il dato, processarlo, integrarlo con altre fonti, distribuirlo in Real Time e Near Real Time e trasformarlo in supporto decisionale. È qui che si gioca la partita della sicurezza futura, perché la disponibilità del dato deve tradursi in capacità operativa, resilienza e autonomia nazionale.

Per questo direi che l’Italia parte da una posizione credibile e potenzialmente competitiva, con eccellenze riconosciute e con un programma, IRIDE, che può rafforzare in modo concreto la filiera nazionale. Ma per essere davvero in vantaggio deve accelerare sull’esecuzione, sulla messa a sistema delle competenze e sulla valorizzazione industriale dei servizi a valle. Se sapremo collegare meglio programma spaziale, domanda pubblica, industria e territori, potremo trasformare questa fase in un vantaggio strategico stabile. Se invece disperderemo gli sforzi, rischieremo di avere ottimi asset senza esprimerne fino in fondo il valore. La sfida, quindi, non è solo tecnologica: è anche industriale, organizzativa e strategica.