Eclissi solare del 12 agosto 2026: tutto quello che c’è da sapere, orari italiani e regole per osservarla senza rischi

Eclissi solare del 12 agosto 2026: percorso della totalità in Spagna, orari e percentuali città per città in Italia e come osservarla in sicurezza.

10 agosto 2026 10:11
Eclissi solare del 12 agosto 2026: tutto quello che c’è da sapere, orari italiani e regole per osservarla senza rischi -
Condividi

Mercoledì 12 agosto, poco dopo le 19:30, il bordo della Luna comincerà a mordere il disco del Sole già basso sull'orizzonte occidentale. Da lì in avanti, per circa un'ora, il paesaggio cambierà di tono: la luce si farà più fredda e più debole del normale crepuscolo estivo, le ombre si allungheranno con contorni stranamente nitidi, la temperatura scenderà di qualche grado. Chi si troverà nel posto giusto, in una fascia larga poco più di trecento chilometri che attraversa la Spagna settentrionale da una costa all'altra, vedrà il Sole sparire del tutto e apparire la corona. Tutti gli altri, Italia compresa, assisteranno a un'eclissi parziale, in alcuni casi profondissima.

L'attesa che circonda questo evento ha una spiegazione contabile. L'ultima volta che un'eclissi totale ha attraversato il territorio dell'Unione Europea continentale è stato l'11 agosto 1999, ventisette anni fa. Per la Spagna il salto è ancora più lungo: la precedente totale sul territorio iberico risale al 30 agosto 1905, quando le spedizioni scientifiche europee arrivavano in treno con lastre fotografiche e spettroscopi a prisma. Un'occasione simile, in un continente densamente popolato e in pieno agosto, produce inevitabilmente un movimento di persone che somiglia a una migrazione.

Come nasce un allineamento così raro

La coincidenza che rende possibili le eclissi totali resta una delle più curiose del sistema solare. Il Sole ha un diametro circa quattrocento volte maggiore di quello della Luna e si trova, in media, circa quattrocento volte più lontano. Il risultato è che i due dischi appaiono nel cielo con dimensioni angolari quasi identiche, poco più di mezzo grado. Basta un allineamento preciso e il cono d'ombra lunare tocca la superficie terrestre, disegnando una striscia sottile in cui il Sole viene coperto per intero.

Il fenomeno non si ripete a ogni novilunio perché l'orbita lunare è inclinata di circa cinque gradi rispetto al piano dell'orbita terrestre. L'incontro utile avviene soltanto quando il novilunio cade vicino a uno dei due nodi, i punti in cui i due piani si intersecano, e questo accade poche volte l'anno. Fuori dall'ombra piena si estende la penombra, una regione molto più ampia dove il Sole risulta parzialmente coperto: il 12 agosto 2026 questa regione coprirà Irlanda, Gran Bretagna, Portogallo, Francia, Italia, Balcani, buona parte del Nord Africa e le aree settentrionali del Nord America.

Un percorso che comincia dall'Artico e finisce sul Mediterraneo

La traiettoria dell'ombra ha una particolarità che gli appassionati hanno notato subito. La prima parte del percorso corre da est verso ovest, dall'Artico russo alla Groenlandia, sfiorando il Polo Nord: una direzione controintuitiva, che dipende dalla geometria con cui il cono d'ombra intercetta una superficie quasi tangente alle regioni polari. Solo dopo il passaggio sull'Islanda la fascia assume l'andamento più familiare, piegando verso sud e verso est.

Il punto di massima durata cade in mezzo all'Atlantico, a circa 45 chilometri dalla costa occidentale islandese, dove la totalità raggiunge 2 minuti e 18 secondi. L'istante del massimo globale è fissato alle 17:47 UTC, le 19:47 in Italia, secondo i calcoli del Goddard Space Flight Center della NASA per la serie di eclissi del decennio. In Islanda l'ombra arriva nel pomeriggio, con il Sole ancora ben sopra l'orizzonte, condizione ideale per l'osservazione della corona e per le riprese scientifiche; è anche il motivo per cui diverse spedizioni astrofotografiche hanno scelto l'isola invece della penisola iberica.

Otto capoluoghi spagnoli dentro la fascia

Eclissi solare 12 agosto 2026
ESA

La totalità entra in Spagna dalla Galizia e dalle Asturie, sfiora un lembo dell'estremo nordest del Portogallo, attraversa Castiglia e León, la valle dell'Ebro e la Comunità Valenciana, per poi uscire dal continente sulle Baleari. Lungo il percorso si trovano otto capoluoghi di provincia. A Coruña è tra i primi a entrare nell'ombra, con una fase totale di circa 76 secondi e il Sole a una dozzina di gradi di altezza. Seguono Oviedo, León, Burgos e Bilbao, con durate intorno al minuto e mezzo. A Saragozza la totalità si aggira sui 90 secondi, a Valencia tra il minuto e mezzo e i 100 secondi, a Palma di Maiorca arriva a sfiorare i due minuti.

Due grandi città restano fuori per un soffio, e la differenza è tutt'altro che accademica. Madrid raggiunge il 99,98% di oscuramento attorno alle 20:32 locali, Barcellona il 99,85% verso le 20:29. Numeri che sembrano equivalenti alla totalità, e che invece appartengono a un'esperienza diversa: finché resta visibile anche una frazione minima di fotosfera, la corona non compare, le stelle non si accendono e il cielo non assume quel colore notturno che rende memorabile un'eclissi totale. La geometria non ammette approssimazioni, e stare a venti chilometri dal bordo della fascia significa non vederla.

Chi si trova in Spagna ha a disposizione lo strumento interattivo dell'Instituto Geográfico Nacional, all'indirizzo eclipses.ign.es, che restituisce per qualunque punto del territorio orari di inizio, massimo e fine, durata della totalità, magnitudine, altezza e azimut del Sole. Va tenuto conto di un dettaglio comune a tutta la penisola: la totalità arriva con il Sole molto basso, poco prima del tramonto, quindi anche in piena fascia serve un orizzonte libero verso ponente.

Dall'Italia: una parziale profonda, con il Sole quasi coricato

Dal territorio italiano la totalità non sarà mai raggiunta. Il primo contatto si colloca tra le 19:27 e le 19:38 a seconda della località, e l'intera evoluzione del fenomeno si svolge mentre il Sole scende verso l'orizzonte occidentale. Il massimo locale cade tra le 20:00 e le 20:22, con il disco solare a pochi gradi di altezza e, in diverse zone, praticamente appoggiato sull'orizzonte.

La copertura cresce in modo netto muovendosi da sudest verso nordovest. I valori più alti si concentrano nella Sardegna nordoccidentale, con circa il 97,6% nell'area dell'Asinara, e nella Liguria di ponente, dove Ventimiglia si avvicina al 95%. Sopra il 93% si collocano Imperia, Savona, Genova e Torino; la Valle d'Aosta arriva a sfiorare il 93%.

Orari e percentuali città per città

A Torino l'eclissi comincia alle 19:28 e culmina alle 20:21 con il 93,34% del disco coperto. A Milano inizio alle 19:27 e massimo alle 20:20 con il 92,32%. Genova parte alle 19:29 e raggiunge il picco intorno alle 20:22, Bologna alle 19:28 con massimo alle 20:21, Venezia alle 19:27 con massimo alle 20:19. Scendendo verso il centro le percentuali si riducono senza perdere impatto: Firenze toccherà l'83,44% alle 20:20, Ancona il 62,78% alle 20:11.

A Roma il primo contatto è previsto alle 19:32 e il massimo alle 20:11, con una copertura che i vari modelli di calcolo collocano tra il 58% e il 69%: una forbice ampia, legata alle diverse effemeridi utilizzate, che vale la pena tenere presente prima di prendere qualunque valore come definitivo. Cagliari arriva a circa il 67% verso le 20:20. Più a sud il morso si assottiglia: Napoli si colloca tra il 36% e il 46% con massimo alle 20:02, Palermo al 24,88%, Bari intorno al 19%, Catanzaro all'8,65%.

Sul finale entra in gioco il tramonto. Tra Roma, Napoli e Palermo il Sole scende sotto l'orizzonte tra le 20:04 e le 20:14, quindi con l'eclissi ancora in corso: la fase di uscita resterà invisibile. Nel nordovest, dove il tramonto arriva tra le 20:35 e le 20:40, sarà possibile seguire quasi tutta la sequenza fino alla riapertura del disco.

L'ostacolo vero si chiama orizzonte

Una percentuale di oscuramento elevata non garantisce nulla. Con il Sole a due o tre gradi di altezza, qualunque cosa si trovi in direzione ovest o ovest nordovest diventa un problema: un palazzo, una collina, una fila di pioppi, un crinale a venti chilometri di distanza. Da una via cittadina l'eclissi del 12 agosto non si vedrà, a qualunque ora si alzi lo sguardo. Le posizioni utili sono spiagge esposte a ponente, promontori, terrazze panoramiche, crinali e valichi con visuale aperta verso il mare o verso la pianura.

Su questo punto specifico si è mosso il divulgatore scientifico trentino Alessio Zanol, fondatore del progetto ATLANTIS dedicato alla didattica dell'astronomia, che ha realizzato e messo a disposizione gratuitamente una mappa interattiva consultabile su eclipsemap.xyz. La differenza rispetto alle mappe astronomiche tradizionali riguarda il terreno: invece di calcolare la visibilità del Sole come se la superficie terrestre fosse priva di rilievi, la mappa integra modelli digitali dell'elevazione e stima, punto per punto, quanta parte dell'eclissi resti effettivamente sopra l'orizzonte reale disegnato dalle montagne. Le aree in nero corrispondono ai luoghi da evitare. Cliccando su una posizione qualsiasi si ottengono orario di inizio, orario del massimo, percentuale di copertura, direzione e altezza del Sole, con collegamenti a servizi esterni come PeakFinder e Street View per verificare ostacoli ravvicinati.

L'Osservatorio Astronomico della Regione Autonoma Valle d'Aosta ha inserito lo strumento tra le tre verifiche consigliate prima di scegliere una postazione, insieme alla ricostruzione del profilo montuoso su PeakFinder e al controllo degli ostacoli locali su mappa. Il consiglio più prosaico resta però quello di un sopralluogo fatto qualche giorno prima, alla stessa ora: alberi ed edifici non compaiono nei modelli digitali del terreno, e mezz'ora di ricognizione può salvare la serata.

Eclissi solare 12 agosto 2026

Occhi: nessuna scorciatoia è accettabile

Il Ministero della Salute ha diffuso un richiamo esplicito a non osservare mai il Sole a occhio nudo, nemmeno quando il disco appare quasi completamente coperto. La ragione è di semplice fisica radiometrica: anche il 5% di fotosfera residua emette una quantità di luce e di radiazione infrarossa e ultravioletta sufficiente a produrre lesioni permanenti sulla retina. La percezione soggettiva inganna, perché a copertura elevata la luminosità ambientale cala e la pupilla si dilata, aumentando la dose che raggiunge il fondo oculare.

Il danno tipico si chiama retinopatia solare, o maculopatia fototraumatica: un'ustione della zona centrale della retina che si manifesta come macchia scura fissa, distorsione delle linee, perdita di dettaglio nella visione centrale. La retina non contiene recettori del dolore, quindi durante l'esposizione non si avverte nulla; i sintomi compaiono nelle ore successive, quando il danno è già avvenuto e in molti casi irreversibile.

Cosa serve e cosa non serve

L'unico dispositivo accettabile per l'osservazione diretta è un filtro solare certificato secondo la norma ISO 12312-2, sotto forma di occhialini da eclissi o di visore in mylar o polimero nero. Vanno controllati alla luce prima dell'uso: graffi, fori, pieghe o distacchi del filtro li rendono inutilizzabili. Gli occhiali da sole, anche di categoria 4, non offrono alcuna protezione utile in questo contesto, e lo stesso vale per vetri affumicati, negativi fotografici, lastre radiografiche, CD, bottiglie scure, pellicole per vetri e maschere da saldatore con gradazione inferiore a 14.

Un errore ricorrente riguarda gli strumenti ottici. Binocolo, telescopio e teleobiettivo concentrano la radiazione solare e non vanno mai puntati verso il Sole con il solo filtro davanti all'occhio: l'unica configurazione sicura prevede un filtro certificato montato davanti all'obiettivo, all'apertura dello strumento. Chi vuole condividere l'osservazione con bambini o con un gruppo può ricorrere alla proiezione indiretta, che elimina qualunque rischio: un foro di pochi millimetri in un cartoncino, oppure uno scolapasta, proietta su una superficie chiara una serie di immagini del Sole in cui la falce si riconosce perfettamente. Anche le ombre sotto una chioma d'albero, il 12 agosto, si riempiranno di piccole mezzelune.

Fotografare senza danni

Per lo smartphone il rischio principale riguarda l'osservazione mentre si inquadra, perché la tentazione di controllare a occhio nudo la posizione del Sole è forte. Un filtro certificato tenuto davanti alla fotocamera basta a proteggere il sensore e restituisce un disco definito invece di una macchia bruciata. Con il Sole così basso, però, l'immagine più interessante non è il primo piano del disco: la falce che scende dietro un profilo di monti o dentro la foschia marina, inserita in un paesaggio riconoscibile, racconta l'evento meglio di qualunque teleobiettivo.

Se il cielo non collabora

L'Istituto Nazionale di Astrofisica organizza una diretta insieme all'Unione Astrofili Italiani e all'Associazione dei Planetari Italiani, con osservazioni al telescopio dall'Italia e dalla fascia di totalità, a partire dalle 19:30 sul canale YouTube di EduINAF e sulle pagine social di INAF e UAI. Trasmissioni dalla zona di totalità sono previste anche da ESA e NASA. Le previsioni meteorologiche, al momento, indicano un campo di alta pressione con cielo prevalentemente sereno su gran parte della penisola, condizione favorevole ma non decisiva: con il Sole a pochi gradi di altezza, una velatura sottile o una fascia di foschia sull'orizzonte marino può bastare a nascondere tutto.

Cosa aspetta chi resta fuori fino a notte

Un'eclissi solare avviene per definizione al novilunio, e questo produce una conseguenza che vale la pena sfruttare. La notte tra il 12 e il 13 agosto coincide con il periodo di massima attività delle Perseidi, e la Luna nuova lascia il cielo completamente buio: la stessa geometria che al tramonto ha coperto il Sole garantisce, qualche ora più tardi, le condizioni migliori possibili per contare meteore. Un orizzonte libero verso ovest per l'eclissi e un cielo scuro verso nordest per lo sciame, nella stessa serata, dallo stesso posto.

Per la Spagna, poi, il 12 agosto apre una sequenza singolare. Dopo centoventuno anni di attesa, il 2 agosto 2027 un'altra eclissi totale attraverserà l'Andalusia e il Nord Africa, con una durata di oltre sei minuti e una copertura vicina al 99% su Lampedusa, e il 26 gennaio 2028 arriverà un'eclissi anulare sulla stessa penisola. Tre eventi in diciotto mesi, dopo più di un secolo di nulla: la statistica delle eclissi, su scala umana, non distribuisce niente in modo uniforme.

Segui Space CuE