Eclissi di Luna del 28 agosto 2026: orari, visibilità in Italia e perché sarà quasi totale

Eclissi parziale di Luna il 28 agosto 2026: massimo alle 06:12 con il 93% del disco in ombra. Orari città per città, visibilità in Italia e come vederla.

19 agosto 2026 17:33
Eclissi di Luna del 28 agosto 2026: orari, visibilità in Italia e perché sarà quasi totale - Canva
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Venerdì 28 agosto 2026, nelle ore che precedono l'alba, la Luna piena attraverserà quasi per intero il cono d'ombra proiettato dalla Terra nello spazio. Al momento del massimo, poco dopo le 06:12 ora italiana, il 93 percento del diametro lunare risulterà immerso nell'ombra piena. Manca poco alla totalità, e quel poco fa una differenza enorme dal punto di vista visivo: resterà acceso un sottile lembo settentrionale del disco, illuminato dal Sole in modo diretto, mentre tutto il resto assumerà tonalità cupe con possibili sfumature rosse e ramate.

Il numero di riferimento arriva dal Five Millennium Canon of Lunar Eclipses, il catalogo compilato da Fred Espenak per la NASA e oggi mantenuto sul portale EclipseWise: magnitudine umbrale 0,9319, fase di parzialità lunga 198,8 minuti, massimo alle 04:12:52 in Tempo Universale. Tradotto in ora legale italiana significa un evento che comincia in piena notte e finisce dopo che la Luna, per gli osservatori europei, è già sparita dietro l'orizzonte occidentale.

Per l'Italia il problema non sarà la profondità dell'eclissi, identica da Bolzano a Ragusa, ma la geometria del tramonto. Chi vorrà vedere qualcosa dovrà svegliarsi presto e trovarsi un orizzonte libero verso ovest.

Gli orari dell'eclissi del 28 agosto 2026 in ora italiana

Le eclissi lunari si svolgono con lentezza, e questa non fa eccezione; infatti, dal primo contatto con la penombra all'uscita completa passano quasi sei ore. La sequenza, calcolata sui dati del catalogo NASA e confermata dalle effemeridi dell'Unione Astrofili Italiani, si articola in cinque momenti distinti.

Le fasi, una per una

Alle 03:23 la Luna entra nel cono di penombra. Si tratta della fase meno appariscente dell'intero fenomeno: la penombra è la regione dove la Terra copre solo una parte del disco solare, e l'effetto sul satellite è una velatura grigiastra così tenue che molti osservatori non la percepiscono affatto. Chi conosce bene la Luna piena noterà, verso le quattro, che il bordo meridionale appare leggermente sporco.

Alle 04:34 comincia la fase umbrale, quella che gli astrofili chiamano il primo contatto. Da questo momento il bordo del disco viene letteralmente morso da un arco scuro dai contorni curvi. Quella curva è il profilo dell'ombra terrestre, e la sua forma circolare costituisce l'osservazione che permise ad Aristotele di argomentare la sfericità della Terra: un ragionamento vecchio di ventitré secoli che chiunque può rifare con i propri occhi in una mattina di fine agosto.

Alle 06:12 si raggiunge il massimo. In quel momento il satellite si trova nella costellazione dell'Acquario, una regione di cielo priva di stelle brillanti, condizione che aiuta perché lascia il campo visivo pulito. Sei minuti dopo, alle 06:18, cade l'istante esatto del plenilunio, la Luna Piena dello Storione secondo la nomenclatura popolare nordamericana entrata anche nell'uso italiano.

Le fasi conclusive, uscita dall'ombra alle 07:51 e dalla penombra alle 09:01, riguardano soltanto gli osservatori affacciati sull'Atlantico e sulle Americhe.

Perché il tramonto della Luna interrompe lo spettacolo

L'eclissi resta visibile ovunque il satellite si trovi sopra l'orizzonte, e questo è il grande vantaggio delle eclissi lunari rispetto a quelle solari, niente fascia di totalità larga qualche centinaio di chilometri, niente viaggi. Metà del pianeta osserva lo stesso identico fenomeno nello stesso identico istante. Il rovescio della medaglia è che l'Italia si trova sul bordo sbagliato di quella metà.

Il satellite tramonta mentre l'eclissi è ancora in corso, e gli orari cambiano di parecchio lungo la penisola. A Lecce la Luna sparisce attorno alle 06:15, praticamente in coincidenza con il culmine. A Napoli si arriva alle 06:29, a Roma alle 06:37, a Milano alle 06:47, mentre in Sardegna meridionale si guadagna qualche minuto in più fino quasi alle sette. La finestra utile, quindi, oscilla tra i cento e i centoquaranta minuti circa a seconda della longitudine e della latitudine.

C'è un secondo fattore che restringe ulteriormente il tempo a disposizione, e riguarda la luce. Il Sole sorge a Roma attorno alle 06:31, il che significa che negli ultimi quaranta minuti la Luna eclissata compete con un cielo che schiarisce rapidamente. La fascia realmente produttiva per l'osservazione va dalle 04:34 alle 05:45 circa, quando il disco è già profondamente morso ma il fondo cielo resta scuro abbastanza da mostrare i contrasti.

Novantatré o novantasei percento: perché circolano due cifre diverse

Confrontando le notizie pubblicate in questi giorni si incontrano due percentuali che sembrano contraddirsi. Alcune testate parlano del 93 percento, altre del 96 percento. Entrambe sono corrette, perché misurano cose differenti.

La magnitudine umbrale descrive il diametro

La magnitudine di un'eclissi lunare esprime la frazione del diametro del disco che si trova dentro l'ombra, misurata lungo la linea che congiunge il centro della Luna al centro dell'ombra. Il valore 0,9319 significa che, tirando quella linea, il 93,19 percento della sua lunghezza cade nell'ombra piena. Un'eclissi totale ha per definizione magnitudine pari o superiore a 1, cioè il diametro intero risulta immerso. Questa è la grandezza che i cataloghi astronomici usano per classificare gli eventi, e per questo compare in tutte le pubblicazioni tecniche.

L'oscuramento descrive la superficie

Il 96 percento si riferisce invece alla porzione di area del disco coperta dall'ombra. Poiché la Luna appare come un cerchio, e non come un segmento, coprire il 93 percento della sua larghezza equivale a coprire una quota maggiore della sua superficie: lo spicchio che resta illuminato è una lunetta sottile, e le lunette sottili hanno pochissima area rispetto a quanto suggerisce la loro estensione lineare. Il rapporto tra le due grandezze non è lineare, ed è esattamente per questo che le due percentuali divergono.

Dal punto di vista redazionale conviene esplicitare sempre a quale delle due si fa riferimento. Dal punto di vista dell'osservatore, invece, il numero che conta davvero è il primo, perché la larghezza dello spicchio residuo determina quanta luce diretta continuerà a disturbare la vista.

Perché la porzione in ombra assumerà tonalità rosse e ramate

Se la Terra non avesse atmosfera, la parte di Luna dentro il cono d'ombra sparirebbe semplicemente, nera come il fondo cielo. Succede il contrario perché l'aria che circonda il pianeta agisce come una lente gigantesca e come un filtro.

Una corona di tramonti

La luce solare che sfiora il bordo terrestre attraversa uno spessore d'atmosfera enorme rispetto a quello che percorre a mezzogiorno. Le componenti a lunghezza d'onda corta, il blu e il violetto, vengono diffuse via dallo scattering di Rayleigh, lo stesso processo che rende azzurro il cielo diurno. Sopravvivono le componenti rosse e arancioni, che la rifrazione atmosferica devia verso l'interno del cono d'ombra e proietta sulla superficie lunare.

Un ipotetico osservatore posato sul Mare della Tranquillità, alle 06:12 del 28 agosto, vedrebbe la Terra come un disco nero circondato da un anello incandescente: tutti i tramonti e tutte le albe del pianeta compressi in un unico cerchio di luce. Quel colore è ciò che tinge la Luna durante le eclissi profonde.

L'intensità della tinta dipende dallo stato dell'atmosfera terrestre in quel momento. Dopo grandi eruzioni vulcaniche esplosive, gli aerosol solfatici iniettati nella stratosfera assorbono parte della luce rifratta e producono eclissi anomale, molto scure, quasi invisibili. L'eclissi del dicembre 1992, arrivata dopo l'eruzione del Pinatubo, è il caso di scuola: la Luna praticamente scomparve.

Il contrasto che complica la visione

C'è però un ostacolo pratico legato proprio alla profondità di questa eclissi. Finché resta acceso uno spicchio di superficie illuminata direttamente dal Sole, la sua luminosità supera di svariati ordini di grandezza quella della porzione in ombra. L'occhio, abbagliato da quel lembo brillante, fatica a distinguere il colore del resto del disco.

Serve pazienza. Concedere alla vista un paio di minuti di adattamento, e magari schermare lo spicchio luminoso con un dito o con il bordo di un edificio, permette di apprezzare la tonalità ramata che altrimenti sfugge. Chi ha già osservato eclissi parziali profonde descrive un effetto tridimensionale che le totali non producono: lo spicchio acceso funziona come un riflettore laterale e la Luna smette di apparire piatta, mostrandosi per quello che è, una sfera illuminata di taglio.

Il vero ostacolo per chi osserva dall'Italia è l'orizzonte

Il 12 agosto scorso, durante l'eclissi solare parziale, la geografia contava moltissimo: le percentuali di oscuramento variavano sensibilmente tra il Nord e il Sud della penisola. Il 28 agosto la situazione si capovolge. L'ombra della Terra copre il disco lunare nello stesso modo per tutti, e non esiste una località italiana privilegiata quanto a profondità del fenomeno.

Le città favorite e quelle penalizzate

La variabile decisiva diventa il profilo del terreno verso ovest e verso sudovest, la direzione in cui la Luna scenderà. Il divulgatore Alessio Zanol, autore delle mappe di visibilità realizzate per l'eclissi solare di agosto, ha ricalcolato il modello per l'evento lunare tenendo conto dell'orizzonte reale, quello disegnato dai rilievi e non quello teorico del livello del mare.

Le città affacciate su pianure aperte o sul mare in direzione occidentale, come Milano, Venezia, Roma, Napoli e Bari, offrono condizioni buone. Chi si trova invece in centri circondati da montagne collocate proprio in quel quadrante, casi come L'Aquila, Trento, Como o Salerno, rischia di perdere il fenomeno con anticipo di decine di minuti: la Luna tramonta astronomicamente a un certo orario, ma sparisce dietro la cresta molto prima.

Come scegliere il punto di osservazione

La regola pratica è semplice e vale ovunque: contano i gradi di cielo liberi sopra l'orizzonte occidentale. Un lungomare esposto a ponente, un crinale collinare, un tratto di strada di campagna senza filari di alberi o una terrazza rivolta a ovest fanno la differenza tra un'osservazione completa e un evento intravisto per pochi minuti.

Vale la pena arrivare sul posto con qualche minuto di anticipo rispetto alle 04:34, individuare la Luna finché è ancora alta e memorizzarne la traiettoria. Il satellite scende a una velocità apparente di circa quindici gradi l'ora, e negli ultimi trenta minuti la rifrazione atmosferica ne deforma leggermente il profilo, schiacciandolo verso il basso e virando ulteriormente il colore verso l'arancione.

Come osservare e fotografare l'eclissi

Eclissi di Luna
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Le eclissi lunari non richiedono alcuna protezione oculare. La differenza con le eclissi solari è totale e va ribadita ogni volta, perché la confusione tra i due fenomeni ricorre con puntualità: la Luna eclissata è meno luminosa della Luna piena normale, e la Luna piena normale non ha mai danneggiato la vista di nessuno. Occhialini certificati, filtri, proiezione su schermo: nulla di tutto questo serve.

A occhio nudo si coglie l'andamento generale e la forma dell'ombra. Un binocolo 10x50 aggiunge parecchio, perché aumenta la superficie apparente del disco e rende percepibili le gradazioni di colore che sfuggono alla visione diretta. Il telescopio va bene ma non è necessario, e anzi con ingrandimenti elevati si perde la visione d'insieme che costituisce il valore di questo tipo di evento.

La fotografia pone un problema tecnico specifico e non banale. La differenza di luminosità tra lo spicchio illuminato e la parte in ombra supera abbondantemente la gamma dinamica di qualsiasi sensore: una singola esposizione corretta per il bordo brillante restituirà il resto del disco nero, mentre un'esposizione tarata sull'ombra brucerà completamente la lunetta. La soluzione consiste nello scattare coppie di immagini a tempi diversi e fonderle in post produzione, oppure nell'accettare consapevolmente il compromesso e privilegiare uno dei due soggetti. Un teleobiettivo da 200 millimetri in su, un treppiede stabile e lo scatto remoto coprono le necessità di base; per esposizioni lunghe conviene una montatura equatoriale leggera, perché la Luna si sposta di circa mezzo grado ogni due minuti e le pose prolungate producono mosso.

Perché l'eclissi lunare segue di due settimane quella solare del 12 agosto

La coincidenza temporale tra i due eventi di agosto non è casuale. Le eclissi si presentano in coppie o terzetti raggruppati in finestre chiamate stagioni delle eclissi, lunghe tra i trentaquattro e i trentotto giorni, che si ripetono ogni sei mesi circa.

Il motivo sta nell'inclinazione dell'orbita lunare, circa cinque gradi rispetto al piano dell'orbita terrestre. Per la maggior parte del tempo la Luna passa sopra o sotto la linea Terra Sole, e nessuna ombra colpisce il bersaglio. Due volte l'anno, però, il satellite si trova a transitare vicino ai nodi, i punti in cui la sua orbita interseca il piano dell'eclittica. In quelle settimane gli allineamenti diventano possibili, e poiché tra una Luna nuova e la Luna piena successiva passano circa quattordici giorni, la finestra ne ospita quasi sempre due: una solare e una lunare.

L'eclissi totale di Sole del 12 agosto 2026, che ha attraversato Groenlandia, Islanda e Spagna settentrionale, e l'eclissi parziale di Luna del 28 agosto appartengono quindi alla stessa stagione. Sono due manifestazioni dello stesso allineamento, viste da due posizioni diverse.

Saros 138, una famiglia di eclissi che sta diventando totale

L'evento del 28 agosto appartiene alla serie di Saros 138 e ne costituisce il ventinovesimo membro su ottantadue. Il ciclo di Saros dura 6.585,32 giorni, poco più di diciotto anni e undici giorni, e descrive l'intervallo dopo il quale la geometria Sole Terra Luna si ripresenta quasi identica, generando un'eclissi molto simile alla precedente ma spostata in longitudine.

Seguire una serie di Saros nel tempo permette di osservare una progressione. Il membro precedente di questa famiglia fu l'eclissi parziale del 16 agosto 2008, che raggiunse magnitudine 0,81. Quella del 2026 arriva a 0,93. La successiva, il 7 settembre 2044, supererà finalmente la soglia dell'unità e sarà la prima eclissi totale della serie. Il picco arriverà molto più tardi, nel marzo 2369, con una totalità di 105 minuti.

Ogni serie di Saros nasce come evento penombrale marginale ai poli, cresce fino a produrre eclissi centrali profonde e poi decade, esaurendosi dopo dodici o tredici secoli. La Saros 138 è iniziata nell'ottobre 1521 e si chiuderà nel marzo 2982. L'eclissi di agosto, in questa scala, coglie la famiglia nel momento della sua maturazione.

Quali eclissi lunari attendono l'Italia dopo il 2026

Chi resterà deluso dal tramonto anticipato del 28 agosto dovrà avere pazienza. Il 21 febbraio 2027 è prevista un'eclissi penombrale profonda, un fenomeno tecnicamente interessante ma visivamente modesto, che si traduce in una velatura grigia sul disco senza morsi netti.

L'appuntamento vero cade il 31 dicembre 2028. Quella sera, subito dopo il tramonto del Sole, la Luna entrerà completamente nell'ombra terrestre e resterà in totalità per circa settantadue minuti, tra le 17:16 e le 18:28 ora italiana. Sarà la prima Luna di sangue realmente osservabile dall'Italia dopo quasi tre anni di attesa, e capiterà nella serata di San Silvestro, con la Luna già alta a est mentre il cielo si spegne. Condizioni migliori difficilmente si presentano.

Il 2029 ne porterà altre due, entrambe totali: quella tra il 26 e il 27 giugno, che secondo i cataloghi detiene la magnitudine umbrale più elevata del ventunesimo secolo, e quella del 20 dicembre, con massimo prima di mezzanotte. Poi le eclissi lunari torneranno a diradarsi.

Domande frequenti sull'eclissi di Luna del 28 agosto 2026

Serve una protezione per gli occhi?

No. Le eclissi lunari si osservano senza alcun filtro. Gli occhialini certificati ISO 12312-2 servono esclusivamente per il Sole.

Si vedrà la Luna di sangue?

Non nella forma classica, che richiede la totalità. La porzione immersa nell'ombra potrà comunque assumere tonalità rosse e bronzee, più evidenti nella zona più lontana dallo spicchio illuminato.

A che ora conviene svegliarsi?

Tra le 04:15 e le 04:30, per essere in posizione all'inizio della fase umbrale. La finestra migliore si esaurisce attorno alle 05:45, prima che l'alba e la vicinanza all'orizzonte compromettano il contrasto.

Da quali altre zone del mondo sarà visibile?

Le Americhe godranno delle condizioni migliori e assisteranno all'intero svolgimento. Europa, Africa e Medio Oriente vedranno la Luna tramontare durante la fase parziale.

Un dettaglio che quasi nessuno noterà, ma che i dati orbitali registrano con precisione: la Luna del 28 agosto si troverà a poco meno di sei giorni dall'apogeo, il punto della sua orbita più distante dalla Terra. Il disco apparirà quindi leggermente più piccolo della media, l'opposto esatto delle superlune che riempiono i titoli qualche volta l'anno. Una Luna piena minuscola, quasi spenta, che tramonta rossastra mentre il Sole sorge alle spalle dell'osservatore: la combinazione si ripete raramente, e vale la sveglia.

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