Il primo segnale radio localizzato su un esopianeta viene dalle aurore

MeerKAT ha localizzato impulsi radio polarizzati su Beta Pictoris b, a 19,63 pc. Il preprint stima un campo magnetico oltre 1,25 kG.

23 settembre 2026 19:00
Il primo segnale radio localizzato su un esopianeta viene dalle aurore - Canva
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Una rete di radiotelescopi in Sudafrica ha registrato impulsi radio che gli autori attribuiscono a Beta Pictoris b, un pianeta gigante di circa 12 masse gioviane che orbita a una decina di unità astronomiche dalla sua stella, a 19,63 pc da noi, poco più di 64 anni luce. Il lavoro porta la firma di Kevin N. Ortiz Ceballos, Edo Berger e Yvette Cendes, del Center for Astrophysics Harvard & Smithsonian e dell'Università dell'Oregon, ed è un preprint depositato su arXiv il 15 settembre 2026, quindi non ancora passato dalla revisione paritaria.

L'origine del segnale è un fenomeno naturale. Gli impulsi mostrano una polarizzazione circolare compresa fra il 40% e il 70%, la firma dell'emissione aurorale, prodotta da particelle cariche accelerate lungo le linee del campo magnetico planetario. È lo stesso meccanismo che accende le aurore terrestri e quelle di Giove. Dalla frequenza massima a cui il segnale resta visibile, 3,5 GHz, gli autori ricavano un campo magnetico di almeno 1,25 kG nel punto di emissione, circa 2.500 volte quello misurato alla superficie terrestre.

Come si attribuisce un segnale radio al pianeta invece che alla stella

Segnali radio coerenti erano già stati raccolti da sistemi che ospitano pianeti, ma nessuno era stato assegnato con certezza al pianeta invece che all'astro. Il gruppo ha osservato il sistema con MeerKAT, l'array da 64 antenne gestito dal South African Radio Astronomy Observatory, in quattro sessioni fra febbraio 2025 e maggio 2026, in banda L (0,856-1,712 GHz) e in banda S (1,75-3,5 GHz), con una sessione di follow-up lunga 9,3 ore.

La parte decisiva è l'astrometria, cioè la misura precisa della posizione della sorgente. L'immagine radio è stata ancorata al sistema di riferimento del satellite Gaia usando nove quasar presenti nello stesso campo, più un calibratore VLBI. Dopo la correzione, la sorgente radio cade sulla posizione calcolata del pianeta b, mentre la stella resta esclusa con una significatività di 4,4 σ e il pianeta c di 4,8 σ. Rifacendo il calcolo escludendo a turno uno o due riferimenti, in tutti i 55 casi la posizione resta compatibile con il pianeta.

Sul meccanismo, l'impulso più intenso in banda L raggiunge 307 µJy, che per una sorgente grande quanto il pianeta implica una temperatura di brillanza superiore a 6×10¹⁰ K, un valore che nessun processo termico può produrre. Gli autori escludono l'emissione di plasma, che richiederebbe densità elettroniche irrealistiche, e identificano il maser ciclotronico elettronico, l'emissione coerente che negli oggetti di massa planetaria accompagna le aurore.

Quali sono i limiti dichiarati e quali pianeti vengono dopo

Il valore del campo magnetico è un limite inferiore, non una misura completa, perché la frequenza ciclotronica indica l'intensità del campo solo nel punto preciso da cui parte l'emissione. Le leggi di scala per la dinamo prevedono per un pianeta giovane e massiccio come questo un campo superficiale intorno a 1,2 kG, in linea con il dato osservato. Il pianeta ruota su sé stesso in 9,00 ± 0,13 ore, periodo ricavato dalla fotometria del telescopio spaziale James Webb, e questa rotazione rapida è l'ingrediente che secondo gli autori alimenta l'emissione.

Altre due spiegazioni vengono considerate e scartate nel testo. Il vento della stella che colpisce la magnetosfera del pianeta produrrebbe una potenza radio inferiore di tre ordini di grandezza a quella osservata, mentre l'interazione con un'ipotetica luna, del tipo che lega Io a Giove, resterebbe oltre dieci volte sotto la sola componente quiescente del segnale.

Restano aperti tre punti che il preprint dichiara. La modulazione legata alla rotazione è indicata come possibile, non come misurata, perché le due sessioni meno profonde non hanno rapporto segnale-rumore sufficiente. L'attribuzione al pianeta dei raggi X deboli già rilevati nel sistema è presentata dagli stessi autori come una speculazione.

Parte dei dati MeerKAT resta inoltre in periodo proprietario in attesa della pubblicazione su rivista, e il codice di registrazione astrometrica sarà rilasciato allora. Per estendere il metodo, il gruppo indica sette altri pianeti giganti ripresi direttamente in cinque sistemi entro 45 pc, alla portata di strumenti con sensibilità da cinque a sette volte migliore, come quelli attesi dalla prossima generazione di osservatori radio. Nel frattempo altri lavori sui metodi con cui si misurano le proprietà degli esopianeti restano l'unico modo per inquadrare questi numeri.

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