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Astronauti di Artemis II: perché nessuno dei quattro volerà più
Astronauti di Artemis II: perché nessuno dei quattro volerà più
Wiseman, Glover, Koch e Hansen non voleranno più. Le ragioni documentate e il punto in cui il sospetto online supera i fatti.
Da metà ottobre circola online una lettura della fine di Artemis II che con i fatti ha poco a che vedere. Il dato di partenza è corretto, perché nessuno dei quattro astronauti che ad aprile hanno girato attorno alla Luna salirà più su un veicolo spaziale. Il passaggio successivo, cioè l'idea che un addio così compatto nasconda qualcosa (una missione mai avvenuta, una scoperta da tacere, un equipaggio da allontanare), non trova appoggio in nessun documento. Le quattro uscite sono state annunciate una alla volta tra luglio e ottobre 2026, ciascuna con un incarico preciso e verificabile, e tre astronauti su quattro restano legati alla NASA.
Punti chiave
Jeremy Hansen ha annunciato su X il 7 luglio 2026 che a settembre avrebbe lasciato il ruolo a tempo pieno nell'Agenzia spaziale canadese, passando alla riserva della Royal Canadian Air Force.
Con il comunicato RELEASE26-074 del 9 settembre 2026 la NASA ha assegnato a Reid Wiseman e Victor Glover lo status di astronauti emeriti, con compiti di formazione e affiancamento del personale.
Da domenica 1° novembre 2026 Christina Koch sarà vice ingegnere capo ad interim della NASA e, come management astronaut, non potrà più ricevere assegnazioni di volo.
L'espressione «lato oscuro della Luna» usata nel rilancio è scorretta, perché l'emisfero che non vediamo dalla Terra riceve tanta luce solare quanto quello visibile.
Dei tre astronauti di Apollo 8, primo equipaggio in orbita lunare nel dicembre 1968, soltanto Jim Lovell tornò nello spazio, al comando di Apollo 13 nell'aprile 1970.
Cosa sta circolando e da dove nasce
La formula che ha dato forma al racconto viene da un articolo pubblicato il 15 ottobre 2026 da Jalopnik, testata statunitense di motori che ospita anche una sezione dedicata allo spazio. Il pezzo, firmato da Nicholas Werner, titola che tutti e quattro gli astronauti di Artemis II si sono ritirati dal volo spaziale e spiega che cosa faranno adesso. Nella descrizione e nel finale compare una battuta. Una volta girato attorno al «lato oscuro» della Luna, ciascuno di loro avrebbe rivisto la Terra e deciso di non lasciarla più.
Letta per intero, la ricostruzione di Jalopnik sulle quattro uscite dal volo spaziale non insinua nulla. Attribuisce le scelte alla fatica di dieci giorni dentro la capsula Orion, che il giornalista descrive come due piccoli ambienti sovrapposti, senza docce e senza luce del giorno, e ai nuovi incarichi dei singoli astronauti. Il tono è leggero, a tratti scherzoso, e la chiusura augura buon riposo all'equipaggio.
Il sospetto ha radici più vecchie dell'articolo di ottobre. Già il 7 luglio, quando Jeremy Hansen annunciò la sua uscita dall'Agenzia spaziale canadese, la testata indiana WION raccolse tra le reazioni al suo post il commento di un utente di X che chiedeva agli astronauti cosa avessero visto lassù per non volerci tornare. È la stessa domanda che riemerge adesso, amplificata dal fatto che nel frattempo gli annunci sono diventati quattro.
Quattro annunci con quattro incarichi diversi
Il modo più diretto per verificare la notizia è rimettere in fila le comunicazioni ufficiali nell'ordine in cui sono uscite. Ne viene fuori una sequenza distribuita su poco più di tre mesi, con una fonte primaria per ogni passaggio.
Jeremy Hansen, il primo ad annunciare l'uscita
Hansen, unico canadese dell'equipaggio, ha comunicato la decisione con un post su X del 7 luglio 2026. Nel messaggio spiegava che a settembre, dopo 32 anni di servizio militare e 17 da astronauta della CSA, avrebbe lasciato il suo incarico a tempo pieno nell'agenzia. La Royal Canadian Air Force lo ha spostato in un ruolo da riservista, una formula che secondo lo stesso Hansen lascia aperte altre forme di collaborazione con il settore spaziale canadese.
Space.com ha poi ricostruito il calendario esatto. In un video pubblicato su X l'8 settembre, Hansen ha indicato nel 2 settembre la chiusura ufficiale dei suoi compiti legati ad Artemis II. Viveva a Houston dal 2009, anno della sua selezione come astronauta canadese, e ha annunciato il rientro in Canada. Per lui la missione Artemis II attorno alla Luna è stata anche il primo e unico volo spaziale.
Reid Wiseman e Victor Glover, astronauti emeriti
Il 9 settembre 2026 la NASA ha diffuso il comunicato RELEASE26-074, con cui il comandante Reid Wiseman e il pilota Victor Glover passano da settembre allo status di astronauti emeriti presso il Johnson Space Center di Houston. L'agenzia descrive questa condizione come una consulenza specialistica. Chi la riceve mette a disposizione il proprio tempo per formare e seguire il personale in servizio, e intanto resta libero di cercare altre opportunità professionali.
I compiti assegnati sono concreti. Glover si è impegnato a trasferire alle prossime missioni Artemis ciò che sa della capsula Orion e dei suoi sistemi. Wiseman condividerà la propria esperienza in vista di Artemis III, che la NASA prevede nel 2027 in orbita bassa terrestre per provare l'aggancio tra Orion e i lander commerciali. Nello stesso comunicato l'amministratore Jared Isaacman ricorda che Wiseman aveva già trascorso 165 giorni sulla Stazione spaziale internazionale e che Glover arrivava ad Artemis II dopo la missione Crew-1.
Il nuovo lavoro di Glover è pubblico e ha una data. Dal 1° settembre è consigliere esecutivo di Jeff Armstrong, presidente della California Polytechnic State University, dove si era laureato in ingegneria nel 1999. In un'intervista a Space.com del 15 settembre ha spiegato di conservare un badge e un indirizzo email della NASA, con la qualifica di dipendente governativo speciale, e di poter tornare in agenzia quando serve. Per Wiseman, invece, non sono stati annunciati altri incarichi.
Christina Koch, dalla capsula alla direzione tecnica
L'ultimo tassello è arrivato il 13 ottobre. Con il comunicato RELEASE26-088 la NASA ha annunciato che Christina Koch diventerà vice ingegnere capo ad interim dell'agenzia da domenica 1° novembre. Prende il posto di Katherine Van Hooser, che il 21 ottobre chiude una carriera di oltre 35 anni. Con la nomina Koch passa allo status di management astronaut e, scrive l'agenzia, non potrà più ricevere assegnazioni di volo.
Il ruolo ha un peso reale nell'organigramma. Il vice ingegnere capo contribuisce a guidare la comunità ingegneristica della NASA e segue la supervisione tecnica e la prontezza delle missioni in tutti i programmi. Koch ha cominciato in agenzia come ingegnera elettrica al Goddard Space Flight Center, dove sviluppava strumenti scientifici, ed è stata selezionata come astronauta nel 2013. Prima di Artemis II aveva passato 328 giorni consecutivi sulla Stazione spaziale internazionale, il volo singolo più lungo mai compiuto da una donna, e aveva partecipato alle prime passeggiate spaziali con un equipaggio interamente femminile.
Il punto in cui il racconto supera i dati
Una volta allineate le fonti, si vede dove si inceppa la versione che gira online. Le affermazioni da separare sono tre, e ciascuna ha un problema di natura diversa.
La prima riguarda la parola «ritirati». Riferita al volo spaziale è esatta per tutti e quattro, ed è proprio la formula scelta da Jalopnik nel titolo. Diventa un'esagerazione quando circola senza complemento, come se l'equipaggio avesse chiuso con l'astronautica. Koch sale di livello dentro la NASA, Wiseman e Glover restano emeriti con compiti di formazione, Hansen rimane nella riserva dell'aeronautica militare canadese. Il dato è vero, il quadro che ne esce è deformato.
La seconda è un errore in senso stretto, ed è di natura astronomica. Un lato oscuro della Luna non esiste. La Luna rivolge alla Terra sempre lo stesso emisfero, e l'altro, la faccia nascosta della Luna, riceve la stessa quantità di luce solare di quella visibile. La pagina divulgativa StarChild, curata dal Goddard Space Flight Center della NASA, lo spiega in modo esplicito, e aggiunge che l'unica parte buia è quella che in un dato momento si trova rivolta lontano dal Sole. Il refuso concettuale è antico e diffuso, ma in questo caso ha prestato un'aura di mistero a una vicenda che non ne ha.
La terza affermazione, cioè che la missione non sia mai avvenuta oppure che lassù sia accaduto qualcosa da nascondere, non poggia su alcuna fonte. Non compare nell'articolo di Jalopnik, né nei comunicati della NASA, né nei messaggi degli astronauti. È un'inferenza costruita sulla vicinanza temporale di quattro annunci. Va ricordato che il 28 agosto, al Johnson Space Center, i quattro hanno ricevuto insieme la Congressional Space Medal of Honor in una cerimonia pubblica, e che tre di loro continueranno a lavorare con il personale dell'agenzia.
Le ragioni dichiarate dagli stessi astronauti
Le spiegazioni più utili arrivano dagli interessati, che le hanno date in pubblico e per iscritto. Glover, nell'intervista a Space.com, racconta di essere rimasto soddisfatto già dopo la prima missione, quella con Crew-1 che lo aveva tenuto in orbita per 168 giorni con quattro passeggiate spaziali. Dice di non sentire alcun vuoto da colmare con un nuovo volo, e lo riassume con una frase netta.
Se avessi voluto andare nello spazio, sarei rimasto alla NASA.
Il riferimento è alla strada percorsa da altri ex astronauti, tornati in orbita con operatori privati. L'esempio citato da Space.com è Peggy Whitson, che lasciò la NASA nel 2018 e in seguito ha comandato le missioni Ax-2 e Ax-4 di Axiom Space verso la Stazione spaziale internazionale. Glover esclude un percorso simile. Nella stessa conversazione sostiene che la parte migliore del mestiere di astronauta sia sostenere i colleghi, più ancora del volo.
Wiseman, nel comunicato del 9 settembre, ringrazia l'agenzia per averlo accompagnato in due missioni e negli anni da capo dell'Ufficio astronauti, e si dice contento di continuare a servire i programmi futuri da emerito. Hansen ha legato la sua scelta alla fine di una carriera militare durata oltre tre decenni e al desiderio di sostenere da vicino il settore spaziale del suo paese.
Le quattro motivazioni hanno poco in comune tra loro, e proprio questo le rende difficili da ricondurre a una regia unica. Un'università californiana, un ufficio tecnico al quartier generale della NASA, la riserva dell'aeronautica di un altro paese e un periodo senza impegni annunciati sono destinazioni che nessuno sceglierebbe per far sparire dei testimoni scomodi.
Un precedente che risale ad Apollo 8
L'equipaggio che nel dicembre 1968 compì il primo volo umano attorno alla Luna offre un confronto diretto. Apollo 8 partì il 21 dicembre con Frank Borman, Jim Lovell e William Anders, restò in orbita lunare per circa venti ore e rientrò il 27 dicembre. Secondo la scheda dell'Enciclopedia Britannica, per Anders fu l'unico volo spaziale. Lasciò la NASA e l'aeronautica militare nel 1969 per diventare segretario esecutivo del National Aeronautics and Space Council.
Borman non tornò più nello spazio. Dopo la missione assunse un incarico di gestione alla NASA e nel luglio 1970 si dimise per entrare nel gruppo dirigente della compagnia aerea Eastern Air Lines. L'unico a volare ancora fu Lovell, che nell'aprile 1970 comandò Apollo 13, la sua quarta e ultima missione secondo la biografia ufficiale della NASA. Due membri su tre del primo equipaggio lunare, quindi, chiusero la carriera di volo con quella missione, esattamente come oggi accade a tutto l'equipaggio di Artemis II.
Il confronto mette in luce anche una differenza di ritmo. Tra il volo di Apollo 8 e quello di Apollo 13 passarono sedici mesi, durante i quali partirono altre tre missioni lunari, compreso il primo sbarco di Apollo 11. Il calendario attuale della NASA indica invece Artemis III nel 2027, con un test di aggancio in orbita terrestre, e soltanto nel 2028 il primo allunaggio del programma con Artemis IV.
C'è un dettaglio del comunicato su Koch rimasto ai margini del dibattito online. Katherine Van Hooser, la dirigente che lascia il posto, è stata responsabile tecnica del motore principale dello Space Shuttle negli ultimi 21 voli della navetta e poi il primo ingegnere capo dell'elemento motori a propellente liquido dello Space Launch System. Koch eredita così la scrivania di chi ha seguito lo sviluppo dei motori del lanciatore che il 1° aprile 2026 l'ha portata verso la Luna.
Domande frequenti
Perché gli astronauti di Artemis II non voleranno più nello spazio?
Ognuno dei quattro ha un motivo documentato. Hansen ha chiuso la carriera a tempo pieno nell'agenzia canadese dopo 32 anni di servizio militare, Wiseman e Glover sono diventati astronauti emeriti della NASA e Koch assumerà dal 1° novembre 2026 la carica di vice ingegnere capo ad interim, incompatibile con nuovi voli.
Gli astronauti di Artemis II hanno lasciato la NASA?
Solo in parte. Christina Koch resta alla NASA con un incarico dirigenziale, mentre Reid Wiseman e Victor Glover mantengono lo status di emeriti con compiti di formazione. Jeremy Hansen non era un dipendente NASA, perché apparteneva all'Agenzia spaziale canadese, e ha lasciato il suo ruolo a tempo pieno a settembre 2026.
Cosa significa diventare astronauta emerito alla NASA?
Secondo il comunicato NASA del 9 settembre 2026, l'astronauta emerito mette a disposizione tempo ed esperienza per formare e seguire il personale in servizio, con un ruolo da consulente specialistico. Non riceve più assegnazioni di volo e resta libero di accettare altri incarichi, come ha fatto Victor Glover alla California Polytechnic State University.
Che incarico avrà Christina Koch dopo la missione Artemis II?
Dal 1° novembre 2026 Christina Koch sarà vice ingegnere capo ad interim della NASA, al posto di Katherine Van Hooser. Contribuirà a guidare la comunità ingegneristica dell'agenzia e la supervisione tecnica delle missioni. Con questa nomina passa allo status di management astronaut e non potrà più essere assegnata a voli spaziali.
Esiste davvero il lato oscuro della Luna sorvolato da Artemis II?
No. L'equipaggio di Artemis II ha sorvolato la faccia nascosta, cioè l'emisfero che la Luna non mostra mai alla Terra. Quella regione riceve la stessa quantità di luce solare della faccia visibile, come spiega la NASA. È buia soltanto la parte che, in un dato momento, si trova rivolta lontano dal Sole.