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Artemis II, gli astronauti sono tornati sulla Terra: ammaraggio riuscito nell’Oceano Pacifico

Artemis II, gli astronauti sono tornati sulla Terra: ammaraggio riuscito nell’Oceano Pacifico

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Dopo dieci giorni di missione storica intorno alla Luna, la capsula Orion della NASA ha ammarato nell’Oceano Pacifico al largo delle coste di San Diego, in California, concludendo con successo la missione Artemis II. L’impatto con l’acqua è avvenuto alle 20:07 ora della costa est americana, venerdì 10 aprile 2026, davanti alle telecamere di milioni di spettatori collegati in tutto il mondo.

A bordo della capsula, ribattezzata Integrity dall’equipaggio, i quattro astronauti: il comandante Reid Wiseman, il pilota Victor Glover e la specialista di missione Christina Koch (tutti e tre della NASA) e il canadese Jeremy Hansen dell’Agenzia Spaziale Canadese (CSA). Hansen è stato il primo astronauta non americano a volare oltre l’orbita terrestre bassa.

Il rientro più atteso degli ultimi decenni

Il rientro nell’atmosfera terrestre è stato uno dei momenti più delicati dell’intera missione. La capsula Orion ha raggiunto velocità superiori a 38.000 chilometri orari, esponendosi a temperature intorno ai 2.800 gradi Celsius. Per ridurre i rischi legati a noti problemi allo scudo termico, già rilevati sulla capsula durante la missione non equipaggiata Artemis I nel 2022, la NASA ha pianificato una traiettoria di rientro modificata, più ripida e diretta, per minimizzare il tempo di esposizione alle temperature estreme.

Una serie di paracadute ha poi rallentato progressivamente la discesa, portando la capsula a toccare l’acqua a circa 27 chilometri orari. L’equipaggio è stato recuperato dall’U.S. Navy con elicotteri e trasportato a bordo della nave USS John P. Murtha, dove ha effettuato le prime valutazioni mediche post-missione.

Dieci giorni di storia

Lanciati il 1° aprile dal Launch Complex 39B del Kennedy Space Center in Florida, i quattro astronauti hanno percorso in totale oltre un milione di chilometri. Il 6 aprile, la capsula Orion si è avvicinata fino a 6.500 chilometri dalla superficie lunare, permettendo all’equipaggio di osservare per sette ore sia il lato vicino che il lato nascosto della Luna.

Sempre il 6 aprile, alle 19:56 UTC, l’equipaggio ha battuto il record di distanza dalla Terra precedentemente detenuto dagli astronauti dell’Apollo 13 nel 1970: Artemis II ha raggiunto 406.946 chilometri dal nostro pianeta, circa 6.600 chilometri oltre il vecchio primato. Un momento commemorato con un messaggio in diretta da bordo.

Tra gli episodi più toccanti della missione, l’astronauta canadese Jeremy Hansen ha proposto di intitolare un cratere lunare “Carroll”, in onore della moglie del comandante Wiseman, scomparsa per un cancro nel 2020. La proposta ha commosso visibilmente tutto l’equipaggio durante una conferenza stampa dallo spazio.

La strada verso Artemis III

Artemis II era una missione di test, non un allunaggio: l’obiettivo primario era verificare le prestazioni della capsula Orion e del razzo SLS in condizioni di volo profondo con equipaggio a bordo. I dati raccolti, compresi quelli sullo scudo termico al rientro, saranno fondamentali per pianificare Artemis III, la missione che per la prima volta riporterà esseri umani sulla superficie della Luna.

Con il successo di questo ammaraggio, la NASA archivia il capitolo più importante della fase di test del programma Artemis e guarda alla prossima sfida: posare i piedi sulla Luna, per la prima volta dopo il 1972.