Agenzie spaziali

Due astronauti italiani sulla Luna: annuncio ASI e programma Artemis

Sono due gli italiani destinati a camminare sul suolo lunare. ASI e Mimit presentano il modulo MPH, il lander Argonaut e Moonlight: ruoli, numeri e tempistiche.

La notizia arriva da Roma, da un incontro di portata strategica ospitato al Ministero delle Imprese e del Made in Italy. A darla è stato il presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana, Teodoro Valente: saranno due e non più uno gli astronauti italiani destinati a camminare sulla superficie lunare nell’ambito del programma Artemis. L’informazione, riferita dall’agenzia ANSA, è emersa durante la presentazione del ruolo che la tecnologia nazionale si prepara a ricoprire nella nuova fase dell’esplorazione umana del nostro satellite naturale, fra moduli abitativi, lander, sistemi di comunicazione e di navigazione cislunare. Un raddoppio numericamente contenuto, ma dal significato politico e industriale tutt’altro che simbolico.

L’annuncio, come precisato dallo stesso Valente, non ha ancora forma ufficiale, ma discende dall’incontro di fine marzo a Washington con i vertici della NASA. I nomi dei due prescelti non sono stati rivelati: i candidati usciranno dal Corpo astronauti dell’Agenzia Spaziale Europea e dalle riserve, nella selezione che accompagnerà la definizione dei prossimi equipaggi Artemis. Intorno a questa cornice, il Paese sta consolidando una posizione industriale e scientifica che prende le mosse dall’eredità della Stazione Spaziale Internazionale e si proietta sul suolo lunare attraverso un ventaglio di programmi interconnessi.

L’annuncio di Valente e la cornice istituzionale al Mimit

Il contesto dell’incontro a Roma aiuta a leggere la portata della dichiarazione. Il ministro delle Imprese e del Made in Italy con delega per lo spazio, Adolfo Urso, ha inquadrato la partita in termini di politica industriale: «Il Made in Italy ha sempre più una valenza anche nel settore dello spazio», ha sintetizzato, richiamando al tempo stesso una trasformazione culturale nel modo di concepire l’esplorazione lunare. Il ministro ha descritto la Luna come «reale estensione della presenza umana oltre la Terra», uscendo dal paradigma della singola missione di bandiera e abbracciando un’idea di permanenza prolungata.

Proprio in questa prospettiva si colloca il progetto «Space Habitat. La via italiana», promosso congiuntamente da ASI e Mimit. Il suo perimetro è volutamente ampio: integra competenze scientifiche, industriali, economiche e umanistiche per disegnare ambienti e attività compatibili con la vita di lungo periodo nello spazio. Il riferimento sotteso è quello dell’Umanesimo Spaziale, una chiave di lettura che mette sullo stesso piano l’innovazione tecnologica e la dimensione umana della permanenza extraterrestre, rifiutando un approccio puramente ingegneristico alla costruzione di habitat fuori dalla Terra.

MPH, il modulo abitativo che porterà il tricolore sulla superficie lunare

Il tassello più imponente è il Multi-Purpose Habitat, indicato con l’acronimo MPH. Si tratta del primo asset abitativo permanente previsto sulla superficie lunare nell’ambito degli Artemis Accords bilaterali fra NASA e ASI. La paternità industriale è di Thales Alenia Space, joint venture fra Thales (67%) e Leonardo (33%), che lo svilupperà negli stabilimenti di Torino, con il supporto di Altec per la parte operativa a terra. Il contratto per la fase di preliminary design è stato firmato fra ASI e Thales Alenia Space nel luglio 2025, come confermato dal comunicato ufficiale dell’azienda del 25 luglio, che fissa anche la data prevista per il lancio da Kennedy Space Center: il 2033.

Durante l’evento al Mimit, Valente ha fornito una sintesi delle caratteristiche: «Un gioiello tecnologico che sarà pronto nel 2032 per poi essere lanciato nel 2033 e con una vita operativa di almeno 2 anni», secondo quanto riferito da ANSA. I dati tecnici divulgati dall’Agenzia Spaziale Europea e dal contraente industriale delineano una struttura cilindrica di circa tre metri di diametro e sei di lunghezza, per una massa vicina alle quindici tonnellate, dotata di un sistema di ruote che consentirà lo spostamento preciso sul suolo lunare. La vita operativa di progetto, estesa a dieci anni nella documentazione tecnica di Thales Alenia Space, prevede missioni con due astronauti a bordo di durata compresa fra sette e trenta giorni, con la capacità di accogliere un equipaggio ampliato in condizioni di emergenza.

Un ambiente ostile da domare

La progettazione deve confrontarsi con un contesto ambientale particolarmente aggressivo. La superficie lunare conosce escursioni termiche che oscillano fra i -173 °C delle ore notturne e i +127 °C delle zone illuminate, radiazione cosmica priva del filtro atmosferico terrestre, bombardamento costante di micrometeoriti e presenza di regolite, la polvere abrasiva che tende a insinuarsi in qualunque interstizio meccanico. I documenti tecnici dell’ESA ricordano inoltre che la notte lunare dura quattordici giorni terrestri, un intervallo che impone soluzioni estremamente selettive in termini di gestione energetica e termica. Il modulo dovrà sopravvivere a queste condizioni garantendo al tempo stesso comfort e operatività scientifica all’equipaggio.

Sul fronte della mobilità, Astrobotic è stata incaricata da Thales Alenia Space dello sviluppo del sistema ruote, progettato per resistere all’intera vita operativa del modulo e pensato con accorgimenti specifici per limitare la dispersione termica nelle zone in ombra permanente del polo sud lunare. Il dettaglio non è secondario: la capacità di spostarsi in sicurezza entro raggi ragionevoli permette a MPH di assumere la funzione di base mobile, una caratteristica che lo distingue dai concetti abitativi storicamente associati al programma Apollo e lo avvicina piuttosto alla filosofia di un avamposto stabile ma riconfigurabile.

Argonaut, il primo lander europeo a guida italiana

Accanto al modulo abitativo, l’Italia esercita una leadership industriale sul primo lander lunare europeo, denominato Argonaut. Il nome richiama gli esploratori della mitologia greca che salparono con l’Argo alla ricerca del Vello d’Oro, una scelta coerente con l’iconografia che ha già accompagnato Apollo e Artemis. Il contratto firmato da Thales Alenia Space con l’ESA nel gennaio 2025 ha un valore di 862 milioni di euro e riguarda la progettazione, lo sviluppo e la consegna del Lunar Descent Element, cioè l’elemento che si occuperà del volo verso la Luna e dell’atterraggio con precisione di 250 metri per la prima missione, migliorata fino a 50 metri entro il terzo volo.

Le specifiche tecniche diffuse dall’ESA delineano un veicolo alto circa sei metri, con un diametro di 4,5 metri e una massa al lancio prossima alle dieci tonnellate, capace di trasportare fino a 1.500 chilogrammi di carico utile verso la superficie selenica. Il consorzio industriale, guidato da Thales Alenia Space Italia, include Thales Alenia Space Francia e Regno Unito, OHB System in Germania e Nammo nel Regno Unito. La prima missione, denominata ArgoNET, è attualmente prevista entro la fine del 2030 a bordo di un Ariane 6 in configurazione a quattro booster, con carichi dedicati a navigazione, telecomunicazioni e sistemi di generazione e stoccaggio energetico. Lo stesso sito dell’ESA precisa che ogni lander sarà progettato per sopravvivere cinque anni alle alternanze di notte e giorno lunari, requisito indispensabile per garantire continuità logistica alle future missioni con equipaggio.

Leonardo e il programma PROSPECT

Un secondo filone industriale corre lungo la direttrice Milano-Nerviano, dove Leonardo sviluppa i sistemi robotici destinati all’esplorazione del sottosuolo lunare. Il riferimento principale è il trapano PROSPECT, acronimo di Platform for Resource Observation and in-Situ Prospecting for Exploration, Commercial exploitation and Transportation. L’apparato integra un laboratorio analitico in miniatura ed è pensato per cercare ghiaccio e altre risorse naturali sotto la superficie, con obiettivi scientifici ma anche strategici legati allo sfruttamento in loco delle risorse (In-Situ Resource Utilization). I materiali tecnici di Leonardo confermano che il sistema sarà impiegato anche nell’ambito del programma CLPS (Commercial Lunar Payload Services) della NASA. A questo si aggiungono bracci robotici autonomi capaci di movimentare materiali pesanti, componenti destinati a integrarsi con i lander e con i moduli di superficie.

Credits: ESA

Moonlight, la rete di comunicazione e navigazione intorno alla Luna

Il terzo grande cantiere riguarda l’infrastruttura di servizio che permetterà a missioni umane e robotiche di operare con continuità nella regione cislunare. Il programma Moonlight, acronimo del Lunar Communications and Navigation Services (LCNS), è stato ufficialmente avviato al Congresso Internazionale di Astronautica di Milano nell’ottobre 2024 con la firma di un contratto da 123 milioni di euro fra ESA e Telespazio, joint venture fra Leonardo (67%) e Thales (33%). Alla guida del consorzio pan-europeo c’è proprio Telespazio, con un gruppo che comprende Hispasat, Viasat, Thales Alenia Space Italia, SSTL, Qascom, MDA, KSat, il Politecnico di Milano e la SDA Bocconi, fra gli altri.

L’architettura prevede una costellazione di cinque satelliti in orbita lunare ellittica congelata (ELFO), suddivisi in un elemento dedicato alle telecomunicazioni con periodo orbitale di dodici ore e quattro satelliti di navigazione con periodo di ventiquattro ore. La configurazione è studiata per privilegiare la copertura del polo sud lunare, area che concentra gli interessi scientifici del programma Artemis per via della presenza confermata di ghiaccio d’acqua nelle zone di ombra permanente. Il sistema sarà interoperabile con lo standard LunaNet condiviso da ESA, NASA e JAXA, così da permettere a missioni di agenzie diverse di dialogare attraverso terminali compatibili. I tempi di dispiegamento, come riportato dall’ESA, prevedono una capacità iniziale entro fine 2028 e la piena operatività intorno al 2030, dopo una fase di test di interoperabilità nel 2029. Nel marzo 2025 Telespazio ha affidato a Thales Alenia Space lo sviluppo del segmento spaziale del sistema di navigazione, cioè i quattro satelliti di navigazione e parte dell’infrastruttura di terra.

Il significato operativo è stato sintetizzato al Mimit da Massimo Comparini, managing director della Divisione spazio di Leonardo, nella citazione raccolta da ANSA: «Dopo tanti anni in cui ci siamo abituati a vedere la Luna come un obiettivo lontano da raggiungere, ora Luna e Terra saranno connesse. Non ci andremo per starci qualche giorno, ma dovremo imparare a starci e a viverci». La frase descrive con efficacia il cambio di paradigma: Moonlight funziona come la spina dorsale di qualsiasi ecosistema lunare sostenibile, poiché riduce la complessità di bordo, alleggerisce i sistemi di guida autonoma di lander e rover e libera capacità di payload per strumentazione scientifica.

L’eredità tecnologica della Stazione Spaziale Internazionale

La credibilità industriale italiana nella nuova corsa lunare poggia su un fondamento tecnico preciso. Thales Alenia Space ha costruito a Torino circa il 50% dei volumi pressurizzati della ISS, ereditando competenze sui sistemi di supporto alla vita, sulla gestione termica, sull’isolamento acustico e sull’ergonomia degli ambienti confinati. Il modulo MPH rappresenta la naturale evoluzione di questo patrimonio applicato a un contesto più severo, dove all’assenza di gravità si sostituisce una gravità parziale (circa un sesto di quella terrestre) e dove le condizioni ambientali esterne richiedono soluzioni specifiche di schermatura dalla radiazione solare e galattica.

Il percorso di review dell’MPH presso la NASA è stato scandito da passaggi documentati. Nel settembre 2024 il Mission Concept Review Board dell’agenzia statunitense ha certificato la coerenza del progetto con i requisiti del programma Artemis, autorizzando l’avanzamento alla fase successiva. Il finanziamento del preliminary design, partito nel luglio 2025, copre un arco biennale di lavoro su tecnologie abilitanti critiche, con particolare attenzione alla resistenza alle radiazioni e all’impatto di micrometeoroidi. Le tappe dichiarate dall’Agenzia Spaziale Italiana nelle comunicazioni ufficiali di MUR e Researchitaly confermano la traiettoria: lancio nel 2033, operatività di almeno dieci anni secondo lo standard di progetto dichiarato dal consorzio.

I candidati italiani al viaggio lunare

Sul fronte umano, il parco dei candidati italiani è noto e piuttosto ristretto. L’Agenzia Spaziale Europea dispone di due astronauti di ruolo con passaporto italiano, entrambi con un curriculum di alto profilo. Samantha Cristoforetti, selezionata nel 2009 insieme a Luca Parmitano, è stata la prima comandante donna europea della ISS nel settembre 2022 durante la missione Minerva; ha inoltre lavorato per due anni come rappresentante degli equipaggi ESA nel progetto Gateway, la stazione cislunare, occupandosi in particolare del modulo I-Hab fornito dall’Europa. Luca Parmitano, selezionato nello stesso ciclo, è stato il primo italiano al comando della ISS con la missione Beyond del 2019 e vanta esperienza di attività extraveicolari complesse.

Alle due figure storiche si affiancano le due riserve italiane della selezione 2022: Anthea Comellini (1992) e Andrea Patassa (1991), entrambi con formazione aeronautica di altissimo livello, stanno completando l’addestramento presso il Centro Europeo degli Astronauti di Colonia. Quali siano i due prescelti per il suolo lunare resta da chiarire: le dichiarazioni al Mimit, riferite da ANSA, non hanno indicato nomi e le selezioni seguiranno le procedure standard di assegnazione degli equipaggi Artemis, che coinvolgono sia NASA sia ESA.

Una colonia lunare entro il prossimo decennio

La prospettiva descritta da Comparini durante l’incontro proietta l’orizzonte ancora più in là. Nelle parole del manager di Leonardo, entro circa dieci anni potrebbe stabilirsi sulla Luna un avamposto con una quindicina di persone impegnate nella costruzione della prima colonia stabile fuori dalla Terra, in un ambiente di cooperazione continua fra uomini, donne e macchine autonome. L’idea segna uno scarto netto rispetto alle missioni Apollo, progettate per brevi permanenze simboliche, e avvicina la Luna al modello di una piattaforma operativa continua. A questa visione concorrono anche elementi meno visibili ma non meno centrali: lo Space Cloud, l’utilizzo di data center in orbita, il ricorso a intelligenza artificiale per la gestione di grandi volumi di dati, i sistemi di produzione basati su risorse estratte in situ.

Dietro la narrazione si muovono numeri che meritano attenzione. Lo studio commissionato da PwC nel 2021 sulle prospettive della lunar economy stimava un valore potenziale superiore ai 140 miliardi di euro entro il 2040, trainato da servizi di trasporto, comunicazioni, navigazione, estrazione di risorse e turismo. Le stime sono per natura soggette a revisione, ma indicano la direzione verso cui si stanno orientando gli investimenti delle principali agenzie e di un crescente numero di operatori privati, con oltre 400 missioni lunari pianificate nei prossimi vent’anni secondo i dati richiamati dall’ESA in occasione del lancio di Moonlight.

Ricadute industriali e scientifiche per l’Italia

Il disegno complessivo restituisce un’Italia protagonista su tre fronti paralleli: l’abitabilità umana, con MPH; l’accesso cargo autonomo europeo, con Argonaut; la connettività, con Moonlight. A questi si aggiunge un quarto filone trasversale, rappresentato dai sistemi robotici di Leonardo per l’esplorazione del sottosuolo e la movimentazione di carichi. La filiera industriale coinvolta è ramificata e comprende, oltre ai grandi contraenti, un tessuto di PMI specializzate, università come il Politecnico di Milano e l’Università Federico II di Napoli, centri di ricerca pubblici e istituti di formazione manageriale come la SDA Bocconi. Le ricadute occupazionali si estendono a tutta la catena del valore dell’aerospazio italiano, con effetti che trascendono la dimensione scientifica per investire la strategia industriale del Paese.

La posta in gioco, inoltre, va oltre la Luna. Il modulo MPH è parte integrante della strategia Moon to Mars della NASA: il nostro satellite è pensato come banco di prova per tecnologie di supporto alla vita, procedure operative e sistemi di protezione dalle radiazioni che dovranno un giorno accompagnare equipaggi umani verso il pianeta rosso. Ogni ora di funzionamento di MPH, ogni discesa autonoma di Argonaut, ogni sessione di comunicazione instradata attraverso Moonlight alimenterà una base dati preziosa per pianificare missioni di durata e distanza maggiori. Anche l’ESA ha reso noto di aver avviato lo studio preliminare di un’infrastruttura di comunicazione e navigazione marziana denominata MARCONI, che mutuerà parte delle soluzioni sviluppate per il contesto lunare.

Il raddoppio del numero di astronauti italiani destinati al suolo lunare si collega a questa architettura più ampia. Non solo due persone, ma un peso negoziale ulteriore nelle scelte programmatiche dei prossimi anni, una visibilità diffusa su tutta la filiera e una leva di attrazione per nuovi talenti verso le discipline tecnico-scientifiche. La partita, del resto, si gioca su un arco temporale che coincide con una trasformazione industriale ben più profonda: la transizione della space economy italiana da fornitore qualificato a partner di sistema, con capacità end-to-end che pochi Paesi in Europa possono vantare.