Non solo eclissi al tramonto: vedremo anche le Perseidi dopo mezzanotte

Eclissi parziale al tramonto e picco delle Perseidi dopo mezzanotte: orari italiani, dati IMO e INAF e il ruolo decisivo del novilunio.

12 agosto 2026 12:29
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Il 12 agosto 2026 il cielo propone due appuntamenti distinti che la rassegna stampa tende a fondere in un unico spettacolo. Il primo arriva mentre il Sole scende verso l'orizzonte occidentale, quando la Luna ne copre una porzione crescente del disco. Il secondo comincia molto più tardi, quando il Sole è tramontato da ore e le meteore delle Perseidi entrano nella fascia orario di massima resa. Tra il momento migliore per il primo fenomeno e il momento migliore per il secondo passano circa nove ore, e le tecniche di osservazione non hanno nulla in comune: per l'eclissi serve un filtro certificato e un orizzonte libero verso ovest, per le meteore serve buio, pazienza e nessuno strumento.

La coincidenza non è casuale, però, e capire perché i due eventi cadono nello stesso giorno è il modo migliore per orientarsi tra le due osservazioni. Un'eclissi solare può avvenire soltanto al novilunio, quando la Luna transita tra la Terra e il Sole. Il novilunio del 12 agosto 2026 cade alle 19:37 ora italiana, quindi nelle stesse ore dell'eclissi, e questo significa che per tutta la notte successiva la Luna resta fuori dai giochi. Il picco delle Perseidi arriva così sotto un cielo privo di chiarore lunare, la condizione che gli osservatori di meteore aspettano da anni.

L'eclissi solare: totale in Spagna e in Islanda, parziale in Italia

Il massimo generale dell'eclissi è fissato alle 17:47:06 UTC, cioè alle 19:47 ora italiana. La fascia di totalità attraversa l'Artico, la Groenlandia, l'Islanda, l'Oceano Atlantico, la Spagna settentrionale e l'estremo nordest del Portogallo. La magnitudine dell'eclissi è pari a 1,0386 e la durata massima della fase totale raggiunge 2 minuti e 18 secondi in un punto dell'Atlantico a circa 65,2 gradi di latitudine nord e 25,2 gradi di longitudine ovest, poche decine di chilometri al largo della costa occidentale islandese. La larghezza massima della fascia d'ombra è di 294 chilometri e l'evento appartiene al ciclo di Saros 126.

Una particolarità geometrica riguarda il percorso dell'ombra, che nella sua prima parte procede da est verso ovest, dalla Russia alla Groenlandia, sfiorando il Polo Nord. In Spagna la totalità è visibile da La Coruña, Bilbao, Saragozza, Valencia e Palma di Maiorca, mentre Madrid e Barcellona restano appena fuori dalla fascia, un dettaglio che ha spostato la logistica di migliaia di osservatori verso città secondarie.

Gli orari italiani, città per città

Dall'Italia il fenomeno è parziale in ogni località e coincide con il tramonto, il che rende l'orizzonte occidentale il vero fattore limitante. L'ingresso della Luna sul disco solare avviene tra le 19:27 e le 19:38 a seconda della posizione, con il massimo compreso tra le 19:52 e le 20:22. La copertura del disco supera il 90 per cento nelle regioni di nordovest e scende intorno al 10 per cento nel Salento, dove l'eclissi si riduce a una piccola tacca sul bordo solare.

Qualche riferimento concreto aiuta a capire quanto conti la geografia. A Torino l'eclissi inizia intorno alle 19:28 e il massimo teorico cade verso le 20:21. A Firenze il fenomeno comincia alle 19:30 e raggiunge il massimo alle 20:20, con il Sole ad appena 0,2 gradi di altezza e il tramonto previsto tre minuti più tardi. A Roma l'ingresso è alle 19:32, il massimo alle 20:11 con una copertura vicina al 69 per cento. A Napoli l'inizio è alle 19:33 e il massimo arriva verso le 20:02.

Gli orari astronomici, però, dicono solo metà della storia. Il Sole può sparire dietro una collina, un palazzo o una linea di alberi molto prima dell'ora nominale del tramonto, e su una fase così bassa sull'orizzonte pochi gradi di elevazione fanno la differenza tra vedere una falce sottile e non vedere nulla. Proprio per questo l'INAF ha preparato mappe di visibilità dell'Italia costruite su modelli tridimensionali del terreno, che indicano zona per zona quanto della sequenza resta effettivamente osservabile.

Osservare l'eclissi senza rischiare la vista

La fase parziale è la più insidiosa dal punto di vista della sicurezza, perché il Sole resta parzialmente visibile per tutta la durata dell'evento e la sua radiazione può danneggiare la retina anche quando la luminosità apparente cala. Servono filtri conformi alla norma ISO 12312-2, gli unici progettati per l'osservazione diretta del disco solare. Occhiali da sole, lastre radiografiche, vetri affumicati e filtri improvvisati non offrono protezione, e nemmeno gli occhiali conservati dall'eclissi del 1999 sono considerati affidabili, perché i filtri invecchiano e possono presentare microlesioni invisibili a occhio nudo.

Un discorso a parte vale per binocoli e telescopi, che concentrano la radiazione e possono causare danni immediati se non sono equipaggiati con un filtro anteriore adeguato. Il filtro va montato davanti all'obiettivo, non all'oculare. Chi preferisce evitare il rischio ha l'alternativa della proiezione indiretta o della diretta streaming: l'INAF trasmette l'evento dalle 19:30 sul canale YouTube di EduINAF e sulle pagine Facebook di INAF e UAI, con immagini dai telescopi italiani e collegamenti dalla fascia di totalità in Islanda e in Spagna. L'elenco delle osservazioni pubbliche organizzate sul territorio, aggiornato da EduINAF, comprende appuntamenti a Carloforte, Livorno, Riomaggiore, Ravenna, Bologna, Rocca di Papa e Napoli.

Le Perseidi: cosa dice il calendario dell'International Meteor Organization

Lo sciame delle Perseidi è attivo dal 17 luglio al 24 agosto 2026 e trae origine dai detriti lasciati lungo la sua orbita dalla cometa 109P/Swift-Tuttle, il cui periodo orbitale è di circa 130 anni. Il calendario 2026 dell'International Meteor Organization, curato da Jürgen Rendtel, colloca il massimo il 13 agosto tra le 02h e le 04h UT, corrispondenti alle 04:00 e alle 06:00 ora italiana. Il valore di riferimento è il nodo orbitale, cioè il punto in cui la Terra attraversa la parte più densa della corrente meteorica, espresso come longitudine solare pari a 140,0 gradi.

Il massimo storico misurato dall'IMO si è collocato in passato tra 139,8 e 140,3 gradi di longitudine solare, un intervallo che nel 2026 equivale alla finestra tra le 21h UT del 12 agosto e le 09h UT del 13. La conseguenza pratica è che l'intera notte italiana ricade dentro il plateau di attività, con rese crescenti nelle ore che precedono l'alba. Il radiante si trova nella costellazione di Perseo, in una posizione che alle latitudini italiane non tramonta mai, ma che subito dopo il crepuscolo resta troppo bassa sull'orizzonte di nordest per rendere l'osservazione conveniente. Da mezzanotte in poi l'altezza del radiante supera i 30 gradi e il numero di meteore potenzialmente visibili sale progressivamente.

Quante meteore aspettarsi, e perché i numeri che circolano non concordano

La cifra più diffusa parla di 90 o 100 meteore l'ora, valore riportato anche dal servizio Sorvegliati Spaziali dell'INAF e dall'Unione Astrofili Italiani. Si tratta dello ZHR, cioè il tasso zenitale orario: il numero teorico di meteore che un singolo osservatore conterebbe con il radiante allo zenit, cielo perfettamente sereno e magnitudine limite di 6,5. È un parametro di riferimento, non una previsione di quello che si vedrà da un giardino di periferia, dove il conteggio reale scende in genere alla metà o a due terzi del valore nominale.

Il calendario IMO aggiunge una precisazione che vale la pena riportare, perché ridimensiona le aspettative. Le modellizzazioni di Mikhail Maslov indicano che l'attività di fondo dello sciame resta sensibilmente inferiore al consueto ZHR di 100 fino al 2026 compreso, e che soltanto nel 2027 la Terra attraverserà di nuovo porzioni della corrente perturbate da Giove, con un possibile ritorno a tassi più alti. Da questa nota derivano le stime più prudenti, intorno a 30 o 50 meteore l'ora, riprese da portali come timeanddate.

Sullo stesso periodo l'IMO segnala due strutture fini che gli osservatori esperti proveranno a intercettare. I calcoli di Jérémie Vaubaillon indicano un avvicinamento alla scia di polveri del 1079, divisa in tre rami, con l'incontro previsto per il 12 agosto alle 16h53m UT; l'età della scia è tale che non viene fornita alcuna stima di attività. A questo si aggiunge un filamento della cometa madre calcolato da Peter Jenniskens, atteso il 13 agosto verso le 01h UT con un margine di cinque ore e uno ZHR non superiore a 43. Proprio perché il fondo dello sciame è previsto debole, l'IMO nota che questi contributi potrebbero risultare più facili da isolare del solito, e raccomanda di registrare i dati di magnitudine per intervalli di trenta minuti o meno.

Come osservare le meteore

Le indicazioni operative sono semplici e valgono per qualsiasi sciame. L'osservazione va fatta a occhio nudo, perché telescopi e binocoli restringono il campo visivo e riducono le probabilità di intercettare una scia. Servono venti o trenta minuti perché la pupilla si adatti al buio, e ogni sguardo a uno schermo luminoso azzera l'adattamento. Non conviene puntare gli occhi sul radiante: le meteore possono comparire in qualunque punto della volta celeste, e il consiglio più efficace è tenere lo sguardo su un'ampia porzione di cielo a circa 45 gradi di altezza, nella direzione più buia disponibile. La velocità di ingresso in atmosfera delle Perseidi è di circa 59 chilometri al secondo, oltre 200.000 chilometri l'ora, e produce le scie rapide e luminose che rendono questo sciame il più fotografato dell'anno.

Imprecisioni che stanno circolando

La prima riguarda la spiegazione dell'orario di picco. Diverse testate presentano la finestra tra le 04:00 e le 06:00 italiane come il momento in cui il radiante è più alto in cielo. Le due cose vanno tenute separate: l'orario indicato dall'IMO è quello del passaggio nodale, calcolato sulla posizione orbitale della Terra, e coincide solo per caso con una fase di buona elevazione del radiante alle nostre latitudini.

La seconda riguarda un orario preciso, le 14:53 UTC del 13 agosto, che compare su alcuni siti divulgativi come momento esatto del massimo. Quel valore non è presente nel calendario 2026 dell'International Meteor Organization, che indica la finestra tra le 02h e le 04h UT. Meglio non riprenderlo.

La terza riguarda la formula ricorrente sulla prima eclissi totale in Europa dal 1999. La voce dedicata all'evento su Wikipedia colloca l'ultima eclissi totale nell'Europa continentale al 29 marzo 2006, quando la fascia d'ombra attraversò la Turchia. La rivendicazione di primato regge se circoscritta alla Spagna continentale o all'Europa occidentale, mentre nella versione generica risulta discutibile.

Cosa resta da vedere nelle settimane successive

Le eclissi si presentano in stagioni, e quella di agosto 2026 non finisce il 12. Il 28 agosto arriva un'eclissi lunare parziale visibile anche dall'Italia, con fase penombrale dalle 03:23 circa, fase parziale successiva e massimo intorno alle 06:13 ora italiana, quando la magnitudine umbrale raggiungerà circa 0,93. Le condizioni cambiano molto da località a località, perché nelle fasi finali la Luna si troverà bassa sull'orizzonte occidentale.

Sul fronte meteorico, le Perseidi non spariscono dopo il 13. L'attività prosegue fino al 24 agosto in progressivo calo, e dal 3 al 28 agosto è attivo anche lo sciame minore delle Cigni kappa, con massimo il 17 agosto e uno ZHR nominale di 3. Numeri modesti, ma il radiante nella regione del Cigno resta osservabile tutta la notte dall'emisfero settentrionale, e le meteore lente di questo sciame sono facilmente distinguibili da quelle rapide delle Perseidi.

Un'ultima indicazione arriva dalla stessa nota IMO, e riguarda chi ha intenzione di uscire più di una notte. Nei ritorni del 2018, del 2020 e del 2021 sono state registrate attività elevate tra 0,7 e 1,5 giorni dopo il massimo principale, mentre tra il 2022 e il 2024 nulla di simile è stato osservato. Il calendario raccomanda quindi di includere nel programma osservativo anche le notti successive al passaggio nodale, perché è lì che si accumulano i dati utili a capire come sta evolvendo la corrente lasciata da Swift-Tuttle. Per chi tiene un registro delle proprie osservazioni, il modulo di invio dell'IMO accetta le sessioni visuali di qualsiasi durata, purché accompagnate dai parametri di cielo.

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