Quindici anni di cani in orbita: il programma sovietico da Laika a Kosmos 110

Il 26 agosto è la Giornata mondiale del cane. Laika, Belka, Strelka e Ugolyok nel programma spaziale sovietico.

26 agosto 2026 17:44
Quindici anni di cani in orbita: il programma sovietico da Laika a Kosmos 110 - Wikimedia Commons foto
Wikimedia Commons foto
Condividi

Il 26 agosto si celebra il National Dog Day, la ricorrenza dedicata ai cani nata negli Stati Uniti nel 2004 su iniziativa di Colleen Paige. È anche una data comoda per rimettere in ordine una vicenda raccontata in modo sbagliato per quasi mezzo secolo. Il 3 novembre 1957 l'Unione Sovietica lanciò Sputnik 2 con a bordo Laika, una randagia raccolta per le strade di Mosca poco più di una settimana prima. Fu il primo essere vivente a entrare in orbita terrestre e morì fra le cinque e le sette ore dopo il decollo, per il calore accumulato in cabina e per lo stress.

La versione ufficiale sovietica parlò per decenni di sei o sette giorni di volo, conclusi con un'eutanasia programmata attraverso l'ultima razione di cibo. I dati di telemetria reali sono stati resi pubblici solo nell'ottobre 2002, al World Space Congress di Houston, dal ricercatore Dimitri Malashenkov dell'Istituto per i problemi biomedici di Mosca. Laika era una fra decine di cani impiegati dal programma sovietico dal 1951 al 1966, e diversi di loro tornarono vivi.

Randagi e femmine, sotto i sette chili

La preferenza per i cani rispetto ad altri animali da laboratorio viene attribuita a Sergej Korolëv, il capo progettista del programma missilistico sovietico, che riteneva i randagi di Mosca già selezionati dalla sopravvivenza in strada e più tolleranti verso l'immobilità prolungata. I criteri di selezione erano molto concreti. Femmine, per la gestione dei bisogni dentro la tuta pressurizzata. Peso fra 6 e 7 kg, per i limiti di massa della capsula. Pelo chiaro, perché i cani risultassero leggibili alle telecamere di bordo.

Il primo volo con cani a bordo risale al 22 luglio 1951, dal poligono di Kapustin Yar. Dezik e Tsygan salirono a 110 km su un razzo R-1V, versione sovietica della V-2 tedesca, restarono circa quattro minuti in assenza di peso e rientrarono con il paracadute della testata recuperabile. Furono i primi mammiferi riportati vivi da un volo spaziale. Una settimana dopo Dezik ripartì con Lisa e morì insieme a lei quando il paracadute non si aprì.

I voli suborbitali con cani fra il 1951 e il 1960 furono più di trenta, secondo le ricostruzioni disponibili, e il conteggio esatto non è mai stato documentato. Le prime missioni su razzi R-1 si fermavano intorno ai 100 km, quelle successive su R-2A arrivavano a 200 km e tre voli su R-5A nel 1958 toccarono i 450 km. Tsygan non volò mai più e fu adottato dal fisico Anatolij Blagonravov.

Cosa mostrò la telemetria di Sputnik 2

Sputnik 2 fu montato in meno di un mese per rispettare una scadenza politica. Nikita Krusciov voleva un secondo satellite in orbita entro il 7 novembre 1957, quarantesimo anniversario della Rivoluzione d'Ottobre, e il satellite scientifico più completo già in costruzione non sarebbe stato pronto prima di dicembre. La capsula partì senza scudo termico e senza sistema di rientro. Che Laika non sarebbe tornata era noto agli ingegneri prima del lancio.

Il controllo termico era progettato sull'ipotesi che lo stadio centrale dell'R-7 si separasse dalla capsula. Non successe. Parte dell'isolamento si staccò durante la salita, lo stadio rimase attaccato e la temperatura interna superò i 40 °C nel giro di poche orbite. La telemetria registrò una frequenza cardiaca triplicata durante l'accelerazione del lancio, con un ritorno verso i valori di riposo molto più lento di quello misurato nelle prove in centrifuga a terra. I segnali biomedici si azzerarono fra la quarta e la quinta orbita.

Nella relazione presentata a Houston nel 2002, Malashenkov ha indicato anche che nei tempi imposti dal calendario politico non era stato possibile mettere a punto un sistema di controllo della temperatura affidabile. Il ritorno scientifico della missione si ridusse quindi a poche ore di dati raccolti su un animale in sofferenza acuta. Quello che rimase dimostrato è che un mammifero può sopravvivere all'accelerazione del lancio e raggiungere l'orbita vivo, che nel 1957 non era affatto scontato.

I cani che tornarono indietro

Il 19 agosto 1960 Korabl-Sputnik 2, chiamato in Occidente Sputnik 5, partì da Bajkonur con Belka e Strelka a bordo, insieme a decine di topi, due ratti, mosche e campioni vegetali. La capsula compì 17 orbite e rientrò il giorno successivo con tutti gli animali recuperati vivi. Furono i primi organismi superiori a sopravvivere a un volo orbitale completo e al rientro, il passaggio tecnico che a Laika era stato negato per assenza di hardware.

Meno di otto mesi dopo, il 12 aprile 1961, Vostok 1 portò Jurij Gagarin per una singola orbita, sulla stessa architettura di capsula collaudata con i cani, come ricostruito nella storia dei primi voli umani del programma Vostok. Strelka ebbe sei cuccioli l'anno seguente e uno di loro, Pushinka, fu regalato da Krusciov alla famiglia Kennedy, dove rimase come cane domestico.

L'ultima missione sovietica con cani fu Kosmos 110, lanciata il 22 febbraio 1966 con Veterok e Ugolyok. I due restarono in orbita 21 giorni e 18 ore su una traiettoria con apogeo a 882 km, che attraversava ripetutamente le fasce di Van Allen, le regioni in cui il campo magnetico terrestre intrappola particelle cariche. Il catalogo di missione della NASA descrive il volo come un esperimento biomedico prolungato dentro quelle fasce, cioè una misura degli effetti dell'esposizione prolungata alle radiazioni sugli organismi viventi. Rientrarono il 16 marzo e restano il volo spaziale più lungo mai compiuto da cani.

Domande frequenti

Quanti cani sono stati mandati nello spazio dal programma sovietico?

Il numero esatto non è documentato. Le ricostruzioni disponibili contano più di trenta voli suborbitali fra il 1951 e il 1960, con diversi animali impiegati in più missioni, mentre i voli orbitali con cani a bordo furono molti meno, da Sputnik 2 nel 1957 a Kosmos 110 nel 1966. Molti registri sovietici dell'epoca non sono stati resi pubblici.

Che fine ha fatto la capsula di Sputnik 2?

Sputnik 2 restò in orbita per 162 giorni dopo il lancio e si disintegrò rientrando nell'atmosfera il 14 aprile 1958, sopra l'Atlantico settentrionale, con i resti di Laika ancora a bordo. Una capsula sovietica sarebbe tornata intatta dall'orbita solo nell'agosto 1960.

Segui Space CuE